sabato 30 aprile 2016

Anguera: messaggio del 25.04.2016

“Cari figli, voi siete del Signore e solamente Lui dovete seguire e servire. Dimostrate a tutti, con i vostri esempi e parole, che siete del Signore e che le cose del mondo non sono per voi. Io vi amo come siete e vengo dal Cielo per chiamarvi alla conversione. Non incrociate le braccia. Date il meglio di voi nella missione che il Signore vi ha affidato. Se vi capiterà di cadere, cercate forza nelle Parole del Mio Gesù e nell’Eucaristia. L’umanità è malata e ha bisogno di essere curata. Pentitevi, perché il pentimento è il primo passo che deve essere fatto nel cammino della conversione. Il Mio Gesù vi attende a braccia aperte. Confidate in Lui che vede nel segreto e vi conosce per nome. Coraggio. Avrete ancora lunghi anni di dure prove, ma la Vittoria Finale sarà del Signore. La vostra nazione tornerà ad essere, un giorno, una vera Terra di Santa Croce. Non perdetevi d’animo. Io starò con voi. Questo è il messaggio che oggi vi trasmetto in nome della Santissima Trinità. Grazie per avermi permesso di riunirvi qui ancora una volta. Io vi benedico nel Nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Restate in Pace.”

venerdì 29 aprile 2016

Anguera: messaggio del 23.04.2016

“Cari figli, amate e difendete la verità. Non permettete che le cose del mondo vi allontanino dal cammino che vi ho indicato. Voi siete importanti per la realizzazione dei Miei Piani. Non permettete che il demonio rubi la vostra pace. Vivete nel tempo delle grandi confusioni spirituali. Abbiate coraggio. La Vittoria del Signore sarà la vostra vittoria. Cercate forza nella preghiera silenziosa, nel Vangelo e nell’Eucaristia. Io sono vostra Madre e vi amo. Conosco ognuno di voi per nome e voglio aiutarvi. Soffro per quello che vi attende. Pregate. Pregate. Pregate. Quello che vi ho annunciato nel passato si realizzerà. La Chiesa del Mio Gesù porterà una croce pesante e molti fedeli piangeranno e si lamenteranno. Avanti con fiducia. Chi sta col Signore non sperimenterà mai la sconfitta. Questo è il messaggio che oggi vi trasmetto in nome della Santissima Trinità. Grazie per avermi permesso di riunirvi qui ancora una volta. Io vi benedico nel Nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Restate in Pace.”

giovedì 28 aprile 2016

Anguera: messaggio del 19.04.2016

“Cari figli, cercate forza nella preghiera. Non permettete che il nemico di Dio vi trascini verso l’abisso del peccato. Siate forti. La vostra vittoria è in Gesù. Io sono vostra Madre e vengo dal Cielo per condurvi al porto sicuro della Fede. Camminate verso un futuro di intensa battaglia spirituale. La lotta tra il Bene e il Male sarà dolorosa, ma la vittoria sarà del Signore. Non vi allontanate dalla Verità. Voi siete del Signore e dovete testimoniare ovunque la Verità e difenderla. Molti scelti per annunciare la verità si tireranno indietro. Pregate. Il Santo Rosario sia la vostra arma di difesa. Il Vangelo del Mio Gesù e l’Eucaristia siano la vostra forza. Non scoraggiatevi. Io sono al vostro fianco. Avanti. Questo è il messaggio che oggi vi trasmetto in nome della Santissima Trinità. Grazie per avermi permesso di riunirvi qui ancora una volta. Io vi benedico nel Nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Restate in Pace.”

mercoledì 27 aprile 2016

Medjugorje: messaggio del 25.04.2016

Cari figli! Il Mio Cuore Immacolato sanguina guardandovi nel peccato e nelle abitudini peccaminose. Vi invito: ritornate a Dio ed alla preghiera affinché siate felici sulla terra. Dio vi invita tramite me perché i vostri cuori siano speranza e gioia per tutti coloro che sono lontani. Il mio invito sia per voi balsamo per l’anima e il cuore perché glorifichiate Dio Creatore che vi ama e vi invita all’eternità. Figlioli, la vita è breve, approfittate di questo tempo per fare il bene.

martedì 26 aprile 2016

Così Maometto parlava di Gesù

Maria è citata ben 34 volte dalla rivelazione islamica, il Vangelo 12... La spaccatura tra le due fedi avviene sulla figura di Cristo: Dio infatti “è troppo glorioso per avere un Figlio”. Le Scritture cristiane sono sottoposte ad esame critico già da due secoli: per i musulmani sarà una dura lotta.

Sarà certamente un’aspra e lunga battaglia quella che attende gli esegeti del Corano pronti ad adottare i canoni del metodo storico-critico. Non a caso fu aspra per quei teologi cristiani che due secoli fa iniziarono a esaminare la Bibbia anche dal punto di vista storico-letterario, consapevoli che proprio l’Incarnazione - verità squisitamente teologica - lo richiedesse. È una battaglia non ancora conclusa, se si pensa ai forti rigurgiti fondamentalisti di alcune sette o gruppi cristiani.

Ora, tra le varie analisi che dovranno essere condotte sui 6235 versetti delle 114 sure del Corano importante sarà quella che isolerà le fonti bibliche. Nella sua introduzione a quella che rimane ancor oggi la migliore traduzione italiana del Corano (ed. Sansoni-Rizzoli) Alessandro Bausani affermava senza esitazione che “le fonti principali del Corano sono l’Antico e il Nuovo Testamento, seppur sembra non direttamente conosciuti da Muhammad”. Idea ribadita da tutti gli islamologi con accenti diversi ma in sostanziale concordanza: “Il Corano può essere considerato una rilettura della Bibbia sui generis in cui interviene decisamente la personalità di Muhammad” (Maurice Borrmans). Nella sura 4,163 si ha persino il riconoscimento dell’ispirazione divina della Rivelazione ebraico-cristiana: “In verità Noi (Dio) ti (Muhammad) abbiamo dato la Rivelazione come l’abbiamo data a Noè e ai profeti che lo seguirono, e l’abbiamo data ad Abramo e Ismaele, a Isacco e a Giacobbe, alle tribù, a Gesù, a Giobbe, a Giona, ad Aronne, a Salomone, e a Davide demmo i Salmi”.

Se volessimo stare solo alle statistiche, Gesù è nominato 25 volte, Maria 34, il Vangelo 12, i cristiani 14. La trama della vita di Gesù è seguita dall’annunciazione a Maria fino alla sua glorificazione, anche se sulla croce si ha il colpo di scena della sostituzione con un sosia: “Non lo uccisero né lo crocifissero, bensì qualcuno fu reso ai loro occhi simile a lui…; Dio lo innalzò a sé” (4, 157-158), secondo una probabile prospettiva di stampo gnostico che negava l’Incarnazione in senso stretto. Basterebbe, comunque, inseguire la titolatura riservata a Cristo per vederne la venerazione profonda nutrita da Maometto che nel Corano dichiara in nome di Dio: “Noi abbiamo rivelato la Torah che contiene retta guida e luce, con la quale giudicavano i Profeti, e i maestri e i dottori… A loro facemmo seguire Gesù, figlio di Maria, a conferma della Torah rivelata prima di lui e gli demmo il vangelo pieno di retta guida e di luce, confermante la Torah rivelata prima di esso” (5, 44-46).

È per questo che nel Medio Evo si giunse al punto di considerare l’islam come un’eresia cristiana. Non per nulla Dante in una pagina terribilmente realistica dell’Inferno definisce Maometto “seminator di scandalo e di scisma”, collocandolo appunto nella IX bolgia dell’VIII cerchio infernale ove si trovano i seminatori di discordie (28, 22-51). In realtà le figure di Gesù e di Maria nel Corano non coincidono in senso stretto con la tipologia teologica cristiana. Entrambe sono presentate come il modello del perfetto “musulmano”, cioè del fedele totalmente consacrato all’unico Dio, del quale Gesù è profeta altissimo. È, perciò, blasfemo attribuire a Cristo la qualifica di Figlio di Dio: è anche questa la ragione del “protagonismo” di Maria nel Corano, perché per tale via si “umanizza” Gesù, riconducendolo alla figura di un figlio di donna e di servo del Signore.
In questa linea è scontato comprendere il rilievo che ha la polemica antitrinitaria che costella il Corano: “O gente del Libro (cristiani), non esagerate nella vostra religione e dite di Dio solo la verità. Credete dunque in Dio e nei suoi messaggeri. E non dite: Tre! Smettetela! Sarà meglio per voi. Dio non è che un unico Dio. È troppo glorioso per avere un figlio” (4, 171). L’unicità e la suprema trascendenza divina impediscono quel peccato fondamentale per l’islam che è l’”associare” (shirk) a Dio qualcosa di umano: “O gente del Libro, venite a una parola comune tra noi e voi: adoriamo soltanto Dio, senza associargli nulla!” (3, 64).

Ci sono, dunque, alcuni punti fermi che, da un lato, raccordano intimamente Bibbia e Corano ma che, dall’altro, li fanno profondamente divaricare e questi punti sono di natura cristologica. In questa luce si comprende l’andamento sinusoidale del rapporto tra cristiani e musulmani all’interno della storia, rapporto ora simile a un duetto ora teso come un duello. Ovviamente le connessioni e le divergenze ideologiche sono molto più complesse e già oggetto di vasti studi e approfondimenti. Esse si estendono ad altri settori quali quelli dell’etica, dell’antropologia, dell’escatologia, della società. La stessa fluidità della teologia musulmana - che esalta, ad esempio, la trascendenza intangibile di Dio ma che conosce anche la mistica della comunione per cui Dio è a noi più vicino di quanto noi lo siamo a noi stessi - fa sì che il dialogo rimanga arduo e complesso.

lunedì 25 aprile 2016

I miracoli di Gesù: realtà o finzione?

“Molti altri segni fece Gesù in presenza dei suoi discepoli, ma non sono stati scritti in questo libro. 31 Questi sono stati scritti, perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome” (Giovanni 20:30-31).

“Vi sono ancora molte altre cose compiute da Gesù, che, se fossero scritte una per una, penso che il mondo stesso non basterebbe a contenere i libri che si dovrebbero scrivere” (Giovanni 21:25).

Lo stesso San Giovanni e gli altri apostoli sono stati testimoni dei miracoli di Gesù. Giovanni dice che hanno annunciato quanto visto e sentito affinché, attraverso di loro, possiamo avere comunione con il Padre e con suo figlio Gesù Cristo (1 Giovanni 1:3-4).

Gesù Cristo, “col fatto stesso della sua presenza e con la manifestazione che fa di sé con le parole e con le opere, con i segni e con i miracoli … completa la Rivelazione e la corrobora con la testimonianza divina”(Costituzione Dei Verbum, 4).

Gesù fece molti segni, e i segni sono fatti verificabili: “Gesù andava attorno per tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe e predicando la buona novella del regno e curando ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo” (Matteo 4:23).

E le guarigioni sono reali e con uno scopo specifico. Non sono frutto della fantasia di un popolo intero, né sono guarigioni teoriche.

Gesù Cristo “ha sostenuto e confermato la sua predicazione con i miracoli per suscitare e confortare la fede negli uditori” (Dichiarazione Dignitatis Humanae, n. 11).

I miracoli di Gesù sono segni che i suoi contemporanei hanno verificato con i propri occhi; sono miracoli che né Erode né i suoi peggiori nemici, i farisei e i membri del sinedrio, hanno potuto mettere in discussione.

“Allora i sommi sacerdoti e i farisei riunirono il sinedrio e dicevano: «Che facciamo? Quest’uomo compie molti segni. Se lo lasciamo fare così, tutti crederanno in lui e verranno i Romani e distruggeranno il nostro luogo santo e la nostra nazione»” (Giovanni 11:47-48).

Se i miracoli di Gesù non fossero stati autentici, come si sarebbero potute giustificare la paura e la preoccupazione delle autorità ebraiche?

Nel Vangelo non incontriamo dei semplici indizi, ma prove autentiche dei miracoli. Che testimoniano il potere di Gesù e della sua divinità.

Tutti i miracoli realizzati da Gesù hanno provato che davvero Lui era chi diceva di essere: il Figlio di Dio.

Ne consegue che in Gesù hanno vissuto due nature distinte, quella umana e quella divina. E se per Dio non c’è niente di impossibile, è perfettamente logico che neanche per Gesù di Nazareth ci fosse stato niente di impossibile.

Essendo Gesù davvero Dio, ha realizzato autentici prodigi. I suoi miracoli, essendo reali, hanno suscitato meraviglia e sorpresa. Lo vediamo, ad esempio, quando Gesù ha calmato la tempesta (Matteo 8:23-27): “I presenti furono presi da stupore e dicevano: «Chi è mai costui al quale i venti e il mare obbediscono?»” (v. 27).

Se quindi i miracoli di Gesù non fossero stati reali, le persone avrebbero continuato ad essere affette da varie malattie, il che sarebbe in contraddizione – ad esempio – con la gratitudine della persona sanata dalla lebbra (Marco 1:45).

E se Gesù non avesse davvero sfamato un’intera folla con cinque pani e due pesci, queste persone avrebbero continuato ad avere fame, il contraddirebbe le parole di Gesù: “In verità, in verità vi dico, voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati” (Giovanni 6:26).

Se gli innumerevoli miracoli di Gesù fossero dei falsi, del tutto o solo in parte, non solo l’intera sua opera si sarebbe dimostrata un fallimento totale, anche prima della sua morte, ma addirittura non si sarebbe scritto niente su di Lui e con ogni probabilità il suo nome non sarebbe arrivato sino ai giorni nostri.

Se i miracoli di Gesù non fossero stati reali o se Gesù Cristo si fosse rivelato essere un impostore che ingannava le persone facendo loro credere di essere il figlio di Dio, i suoi discepoli (che non erano istruiti ma non erano sprovveduti e che hanno passato con lui più di tre anni) prima o poi se ne sarebbero accorti e lo avrebbero abbandonato e probabilmente consegnato alle autorità. Cosa che, come sappiamo, non è avvenuta.

Si può facilmente constatare che nessun discepolo ha abbandonato il gruppo per poi negare i miracoli e dare dell’impostore a Gesù.

Neanche Giuda Iscariota lo ha fatto per giustificare il suo tradimento, motivato in realtà da fini di lucro. Se i miracoli di Gesù fossero stati dei falsi Giuda avrebbe potuto screditare il Signore dando queste informazioni alle autorità ebraiche, non solo per poter abbandonare il gruppo ma anche per poterne uscire bene; ma, ovviamente, non lo ha fatto perché non aveva elementi per farlo.

2. Tutti i miracoli di Gesù sono caratterizzati dal fatto di essere atti di bontà e amore. I suoi miracoli non sono stati realizzati per soddisfare nessuna necessità del Signore né la curiosità della gente, bensì per venire incontro a ciò di cui gli esseri umani avevano bisogno: il disperato bisogno di salvezza. Questo è stato il modo di portare avanti la sua missione.

Ha realizzato molti miracoli pur sapendo di guadagnare il rifiuto dei suoi avversari. Anche questo dimostra la loro autenticità.

3. Non ci sono prove di miracoli “usciti male”, i suoi oppositori lo hanno accusato di tutto, ma non di aver fallito nel compiere i suoi miracoli.

4. Un’altra prova dell’autenticità dei miracoli di Gesù è che sono comuni a tutti i vangeli, specialmente tra quelli sinottici. Alcuni sono riportati soltanto da San Giovanni.

5. I miracoli di Cristo sono stati realizzati apertamente in presenza di molti testimoni, di ogni tipo di testimoni e in luoghi pubblici (strade o sinagoghe) o semi-pubblici (dimore familiari); non sono stati fatti privatamente, di nascosto o in solitudine.

6. I miracoli sono stati esclusivamente il frutto soprannaturale della potenza di Dio. Sono fatti che non hanno nessuna relazione con cause secondarie e non hanno spiegazioni naturali; i suoi miracoli non sono stati “macchiati”, ad esempio, da alcun tipo di suggestione mentale o trattamento medico. Non si può spiegare infatti come, ad esempio, un uomo cieco dalla nascita abbia potuto recuperare la vista (Giovanni 9) o come Lazzaro, morto da quattro giorni, sia potuto risorgere (Giovanni 11).

7. I miracoli sono stati fatti oggettivi, non speculazioni soggettive. Non sono stati illusioni, ma poterono essere invece verificati con i sensi umani. Ad esempio l’acqua utilizzata nel miracolo delle nozze di Cana potrebbe sicuramente essere stata vista da qualcuno prima del miracolo e poi assaporata come vino (Giovanni 2:9-10). L’orecchio del servo del sommo sacerdote reciso da Pietro sarà di certo stato visto da qualcuno essere tornato al suo posto (Luca 22, 51).

8. I segni miracolosi di Cristo hanno avuto risultati istantanei e completi. Quando la suocera di Pietro è stata guarita, “levatasi all’istante, la donna cominciò a servirli” (Luca 4:39). E Lazzaro non è semplicemente resuscitato, ma la sua vita era normale e sana (Giovanni 11).

Fonte: Aleteia

domenica 24 aprile 2016

Se Gesù è davvero morto in croce, il Corano dice il falso (e l’Islam vacilla)

Da un punto di vista prettamente storico-letterario, a partire dal 1700 il cristianesimo e le fonti cristiane, in particolare Bibbia e Vangeli, sono stati oggetto di un intenso studio da parte di ricercatori che si sono proposti di capire cosa ci fosse di effettivamente vero in queste fonti.

I principi via via elaborati sono noti come metodo storico-critico, e sono fruttuosamente applicati anche in campo non biblico (p.es. lo studio di Iliade, Odissea, altri testi dell’età classica). Oggi qualunque storico e letterato sa per esempio che, di fronte a un testo di manoscritto più antico e a un testo diverso di un manoscritto più recente, va preferito il più antico, più vicino alla fonte e meno soggetto ad alterazioni. Quanto al cristianesimo, il risultato complessivo è stato quello di una conferma della storicitàsotto molti aspetti, come rimarca più volte Vittorio Messori nel suo celebre Ipotesi su Gesù, e altre convinzioni (non dogmi) sono state tranquillamente corrette o abbandonate senza conseguenze sulla fede e sul credo: p.es. il Pentateuco non è stato scritto da Mosè, alcune lettere del Nuovo Testamento non sono state scritte direttamente dagli apostoli, e via dicendo.

In definitiva, oggi nessun cristiano si turba nel sapere che la Bibbia è sì parola di Dio, ma scritta per mano di uomini. E questo profondo e proficuo lavoro intellettuale ha complessivamente contribuito a “rendere ragione della speranza” (1Pt 3,15), permettendo di coniugare fede e ragione, “le due ali con le quali lo spirito umano s’innalza verso la contemplazione della verità” (incipit della Fides et ratio, 1998). Non sembra essere ancora venuto il momento di una fruttuosa applicazione del metodo storico critico all’interno dell’Islam, per quanto ovviamente possa annoverare persone devote, buone e oneste e studiosi preparati e competenti. E un punto di riflessione prioritario, come suggerisce lo studioso cristiano Michael Licona in un contributo del 2010, riguarda la morte di Gesù.

Gesù è morto. Su questa palese ovvietà sono concordi tutti i libri di testo, le enciclopedie, gli studiosi. Questo sulla base delle fonti storiche coeve, in particolare i vangeli canonici e le lettere paoline, e sugli echi che ci sono pervenuti da altri scrittori dell’epoca (Giuseppe Flavio, Tacito, Luciano, Mara bar Serapion). Oltre al criterio di antichità, a conferma della morte di Gesù gioca il criterio di imbarazzo: mai al mondo gli evangelisti gli avrebbero attribuito una morte così umiliante e infame, e non a caso occorre aspettare l’inizio del V secolo per vedere una raffigurazione cristiana di Gesù in croce, nel portone della basilica di santa Sabina a Roma. Il problema è che la morte di Gesù non è riconosciuta dal Corano e dalla tradizione islamica. Secondo questa rivelazione, Gesù era un profeta di Dio (Corano 2,87.136.253; 3,45; 4,171; 5,75; 57,27; 61,6) e come tale non poteva fare una fine del genere: “Non l’hanno né ucciso, né crocifisso, ma così parve loro” (Corano 4,157). Chi effettivamente sarebbe stato crocifisso al posto di Gesù, il Corano non lo dice. Una risposta esplicita si trova nel Vangelo di Barnaba, apocrifo medievale di origine islamica: fu crocifisso Giuda Iscariota, miracolosamente reso simile a Gesù e crocifisso al suo posto.

Ora, nessuno storico o studioso razionalmente motivato penserebbe di poter correggere dei resoconti coevi (i vangeli) sulla base di un testo successivo di 6 secoli (il Corano) o di 13 secoli (il Vangelo di Barnaba). Ma è proprio questa l’enorme potenziale sfida che si trovano davanti i musulmani che cercano di valorizzare la ragione nel definire o ridefinire le proprie credenze. Una sfida resa estremamente ardua da due convinzioni proprie dell’Islam. La prima è la nuzul (“discesa”), concetto per il quale il Corano non è solo ispirato, ma è disceso direttamente da Dio, parola per parola, lettera per lettera, dunque assolutamente esente da qualunque errore e per il quale non sono possibili interpretazioni diverse dal testo espressamente contenuto. La seconda convinzione è la tahrif (“distorsione”) per la quale il vangelo (Ingil) sarebbe stato manomesso dai cristiani (“c’è un gruppo dei loro che ha ascoltato la Parola di Allah per poi corromperla scientemente, dopo averla compresa”, Corano 2,75). Convinzione che è in contrasto con la paleografia, dato che nessuno delle migliaia di manoscritti del Nuovo Testamento che ci sono pervenuti mostra sostanziali e significative divergenze di contenuto.

Va precisato che una risposta sensata e razionale alla domanda se Gesù è morto o no, non è una questione oziosa, banale e inutile. Come conclude il prof. Licona: “Se Gesù non è morto in una croce nel primo secolo, il Cristianesimo è falso e l’Islam ha una possibilità di essere corretto”, ma se Gesù è morto in croce, “questo è devastante per la convinzione dell’Islam di essere la vera religione di Dio, poiché il Corano sbaglia. E poiché l’ispirazione divina del Corano è quella della dettatura, se il Corano sbaglia non è divinamente ispirato, e il fondamento dell’Islam vacilla”.

sabato 23 aprile 2016

L’incredibile conversione al cattolicesimo della figlia di Stalin

«Ho smesso di illudermi di potermi mai liberare dell’etichetta “la figlia di Stalin”. Non si può rimpiangere il tuo destino, anche se mi dispiace che mia madre non abbia sposato un falegname». Queste le parole pronunciate, in una delle sue ultime interviste, daSvetlana Iosifovna Allilueva, figlia di Joseph Stalin e della sua seconda moglie, Nadezhda Allilueva.

Svetlana è nata nel 1926, quando il padre era già primo segretario generale del Partito comunista sovietico. La madre morì sei anni dopo, ufficialmente di peritonite ma quasi sicuramentesuicidatasi nella notte dell’8 novembre 1932, frequentò saltuariamente i genitori (seppur era la preferita del padre Joseph) e crebbe con una bambinaia. Ha comunque raccontato di essere sempre stata coccolata dal padre, il quale talvolta si sedeva per aiutarla nei compiti e cenare con lei e i suoi amici, figli dei collaboratori. A scuola veniva trattata come una “zarina”, un suo compagno di classe ha ricordato che il suo banco brillava come uno specchio, l’unico ad essere lucido. Durante le purghe, ogni volta che i genitori dei suoi compagni venivano arrestati, essi cambiavano classe, in modo che lei non entrasse in contatto con i “nemici del popolo”.



Tuttavia i rapporti con il padre si incrinarono all’età di 16 anni, sia perché Stalin fece “sparire” due zii a cui lei era molto affezionata, sia perché trovò un documento riservato sul suicidio della madre, che le era stato nascosto. «Qualcosa in me si distrusse», ha ricordato. «Non fui più in grado di rispettare la parola e la volontà di mio padre». Poco dopo, infatti, si innamorò di un regista ebreo di 40 anni, Aleksei Kapler, che, con una scusa, venne condannato da Stalin a dieci anni di esilio in una città siberiana, poiché disapprovava il loro rapporto. A 17 anni si è sposata con Grigory Morozov, un compagno di studi, anche lui ebreo, ricevendo il permesso -seppur a malincuore- dal padre («È primavera. Se desideri sposarti, fallo, che l’inferno sia con te», è stata la sua reazione), che però non volle mai incontrare lo sposo. Nel 1945 ebbero un figlio, Joseph, ma divorziarono nel 1947. Due anni dopo, Stalin combinò il suo secondo matrimonio con con Yuri Zhdanov (figlio di un suo collaboratore), ma anche questo matrimonio -dal quale nacque la figlia Yekaterina- naufragò quasi subito.

Nel 1953, Svetlana assistette alla morte del padre, così la descrisse:«L’agonia era terribile, venne letteralmente soffocato dalla morte. In quello che sembrava essere l’ultimo istante di vita, ha improvvisamente aperto gli occhi, gettando uno sguardo sui presenti nella stanza, uno sguardo terribile, folle o forse di rabbia, pieno di paura. Poi, d’un tratto, ha alzato la mano sinistra. Il gesto era incomprensibile, sembrava di minaccia. E’ morto nell’istante successivo». Molti parlano di morte per avvelenamento e c’è chi sospetta proprio di Svetlana. Dopo la morte del padre, la donna ha assunto il cognome della madre, Allilueva, lavorando come docente e traduttrice a Mosca. Nel 1963 ha vissuto con un politico comunista indiano di nome Brajesh Singh fino al giorno della morte dell’uomo, in quell’occasione si recò in India, immergendosi nei costumi locali e fu l’occasione in cui abbandonò l’ateismo trasmessole dal padre e dalla società sovietica. Si battezzò nella Chiesa ortodossa russa e nel 1967, dopo aver incontrato l’ambasciatore americano a Nuova Delhi, decise di trasferirsi negli Stati Uniti, ottenendo asilo politico, vivendo sotto la protezione dei servizi segreti.

La conversione al cattolicesimo arrivò grazie alla frequentazione del monastero carmelitano di Friburgo, dove rimase nascosta per un mese, ed in seguito al rapporto con padre Garbolino, un sacerdote italiano della Pennsylvania, che la invitò a recarsi in pellegrinaggio a Fatima in occasione del 70° anniversario dell’apparizione. «Nel 1969 padre Garbolino è venuto a farmi visita a Princeton, al tempo ero divorziata e infelice, ma lui, da buon sacerdote, ha sempre trovato le parole giuste e ha promesso di pregare sempre per me», ha scritto la donna, nel frattempo appassionatasi dei libri di Raïssa Maritain, moglie russa di Jacques Maritain, anche lei convertitasi al cattolicesimo dopo essere stata allevata nell’ebraismo e nell’ateismo. Dopo aver scritto due autobiografiche -diventate best-seller-, nelle quali ha denunciato il padre come un “mostro” e ha attaccato l’intero sistema sovietico-, dal 1970 al 1973 è stata unita in (terzo) matrimonio con William Wesley Peters, dal quale si separò quattro anni dopo. Da loro nacque Olga. Assunse il nome di Lana Peters e nel 1982 si trasferì a Cambridge, in Inghilterra dove, in occasione della festa di Santa Lucia, chiese ed ottenne il battesimo cattolico. Ad un certo punto, ha raccontato la stessa Svetlana, ha addirittura nutrito la speranza di diventare suora.

Dopo una breve permanenza in Unione Sovietica (disincantata dall’Occidente) e negli Stati Uniti, ritornò nel Regno Unito fino al 2009. Lacorrispondenza con il sacerdote cattolico inglese che la accolse nella Chiesa cattolica il 13 dicembre 1982, emersa solo dopo la sua morte, ha rivelato la profondità della sua fede cristiana.«Grazie e ancora grazie», scrisse al sacerdote pochi giorni dopo il battesimo. «Grazie per aver aperto questa porta per me. Non posso descrivervi il buio degli ultimi anni e la grande pace interiore che mi possiede ora!». Il 7 novembre 1982, prima del battesimo, ha descritto «la mia costante e persistenteammirazione per la Chiesa di Roma e il desiderio “di essere lì”. Come una bussola gira sempre verso il Polo Nord, io continuo a girare per tutto il tempo verso la stessa direzione: Roma. Frequento la messa a Cambridge, guardo i martiri inglesi e la Madonna, osservo il ritorno dei fedeli ai loro posti, dopo aver ricevuto la Comunione: guardo i volti puliti della gente. Mi piace guardare quella trasformazione così visibile». La stessa fede traspare anche dieci anni più tardi, in una lettera del 7 dicembre 1992, in cui racconta di frequentare quotidianamente i sacramenti e la chiesa carmelitana Kensington Church Street, a ovest di Londra. «Mi sento forte e più forte dopo questi 10 anni, sono nel posto giusto». L’ultima lettera al sacerdote risale al 23 gennaio 1993.

La figlia Olga, nipote di Stalin, ha oggi 44 anni e vive con il nome di Chrese Evans a Portland, nell Oregon. Un giornalista del Daily Mail è riuscito a rintracciarla, amante delle armi e dei tatuaggi, ha ricordato di sua madre: «Aveva una incredibile fede, mi ha amato in un modo incondizionato, come non ho sentito da nessun altro». Nel libro “The Last Words”, dedicato al suo amico sacerdote, Svetlana ha parlato della nonna paterna, che aveva mandato il giovane Stalin nel seminario ortodosso di Tbilisi, in Georgia. «Penso che tutti i problemi e le crudeltà di mio padre, la disumanità del suo partito, siano causate dall’abolizione del cristianesimo», ha scritto. «I suoi problemi sono iniziati quando ha abbandonato il seminario all’età di 20 anni. E’ stato allora, proprio allora, che la sua giovane anima smise di combattere il male, e dal Male è stata afferrata e mai più lasciata sola».

«Ho pregato Dio per la prima volta a 36 anni, chiedendo di guarire mio fratello Vasilij», ha scritto. «Non conoscevo nessuna preghiera, nemmeno il Padre Nostro. Mi sono battezzata come ortodossa il 20 maggio 1962, ho avuto la gioia di conoscere Cristo, ma ignoravo quasi tutta la dottrina cristiana. Ho maturato la conversione cattolica per molto tempo e dal cattolicesimo ho imparato una cosa su tutte: la benedizione della vita quotidiana, anche della più piccola e nascosta azione. Non sono mai stata capace di perdonare e pentirmi, oggi, da cattolica,sono diversa da prima, sopratutto da quando frequento la messa ogni giorno. Sono stata accolta tra le braccia della Vergine Maria, che non ero mai stata abituata a chiamare per nome».

Svetlana Stalin è morta il 22 novembre 2011. Questa èl’incredibile storia di conversione della figlia del più sanguinario dittatore della storia, a capo del primo Paese ufficialmente e politicamente ateo.

venerdì 22 aprile 2016

«Gesù di Nazaret è certamente esistito, lo dico da studioso agnostico»

Ogni settimana ricevo due o tre e-mail in cui mi si chiede se Gesù sia esistito o meno come essere umano. All’inizio, qualche anno fa, ho pensato che si trattasse di una domanda stravagante e non l’ho presa sul serio. Gesù è esistito, certo. Lo sanno tutti. O no?

Il quesito tuttavia si è ripresentato e ben presto ho cominciato a domandarmi perché tanta gente me lo rivolgesse. Il mio stupore si è accresciuto non appena sono venuto a sapere che in certi ambienti mi viene, erroneamente, attribuita la tesi secondo cui Gesù non è mai esistito. Mi sono meravigliato perché la mia formazione di studioso è avvenuta sul Nuovo Testamento e sul cristianesimo delle origini, e da trent’anni dedico la mia ricerca alla figura storica di Gesù, ai vangeli, al movimento cristiano primitivo e ai primi tre secoli di storia della Chiesa. Come tutti gli studiosi del Nuovo Testamento, ho letto migliaia di libri e articoli in inglese e in altre lingue su Gesù, sui vangeli e sul cristianesimo delle origini, ma ero del tutto all’oscuro, come la maggior parte dei miei colleghi, dell’esistenza di un simile corpus dii testi improntati allo scetticismo.

Va premesso che nessuno di questi libri è stato scritto da esperti del Nuovo Testamento o da studiosi del cristianesimo delle origini che insegnano in scuole di teologia, nei seminari, o nelle università più importanti, e nemmeno in quelle di second’ordine americane o europee (né di altri parti del mondo). Per quanto ne so, nessuno studioso del cristianesimo delle origini, tra le migliaia che insegnano negli istituti citati, nutre alcun dubbiocirca l’esistenza di Gesù.

Basta una rapida ricerca su Internet per capire quanta influenza abbia avuto in passato quello scetticismo radicale e con quanta rapidità si stia diffondendo tutt’oggi. Per decenni è stata l’opinione dominanti in paesi come l’Unione Sovietica. Fatto ancora più sorprendente, pare che oggi sia l’opinione prevalente in certe regioni del mondo occidentale, fra cui alcune aree dei paesi scandinavi. Gli autori di questa letteratura scettica si ritengono “miticisti”, cioè persone convinte che Gesù sia un mito, intendendo un racconto privo di basi storiche, una narrazione storicamente verosimile di fatti che in realtà non sono mai avvenuti. Gesù sarebbe un mito perché i tanti racconti antichi che lo vedono protagonista sono privi di basi storiche. La sua vita e i suoi insegnamenti sarebbero stati inventati dai primi narratori orali.

Come ho già detto, l’opinione che Gesù sia esistito è condivisa pressoché da tutti gli specialisti della disciplina. Ciò non costituisce di per sé unaprova, naturalmente: l’opinione degli studiosi, in fondo, è solo un’opinione. Eppure, quando dovete prendere un appuntamento con il dentista, volete che sia un esperto, giusto? Qualcuno potrebbe replicare che la storicità di Gesù è un caso diverso, poiché si tratta di storia e gli studiosi hanno la stessa facoltà di accedere al passato di chiunque altro. Ma non è così. Milioni di lettori hanno acquisito le proprie “conoscenze” sul cristianesimo delle origini da Dan Brown, autore del Codice Da Vinci. Ma la lor è stata una scelta sensata? Tutti gli storici seri del movimento cristiano primitivo, nessuno escluso, hanno dedicato molti anni di vita ad acquisire le conoscenze necessarie per diventare esperti nel loro settore di studi. La sola lettura delle fonti richiede competenze in una serie di lingue antiche: greco, ebraico, latino e spesso aramaico, siriaco e copto, per non parlare delle lingue moderne usate nell’ambito specialistico (tedesco e francese, per esempio). E questo è solo l’inizio. Per acquisire competenze sono necessari anni di paziente esame dei testi e una conoscenza approfondita della storia e della cultura greca e romana, delle religioni del mondo mediterraneo antico, pagano ed ebraico, della storia della Chiesa cristiana e dell’evolversi della sua vita sociale e della sua teologia, oltre, naturalmente, a molte altre cose.

Ora, se tutti coloro che hanno dedicato anni di studio al raggiungimento di tali competenze sono convinti che Gesù di Nazaret sia stato una figura storica, il dato deve far riflettere. Non è una prova, lo ripeto, ma se non altro dovrebbe far sorgere qualche dubbio. Eppure, non c’è modo di persuadere i teorici della cospirazione che i loro assunti poggiano su prove troppo esili per essere convincenti, mentre invece sono del tutto persuasive quelle a favore della storicità di Gesù. E sono sostenute da tutti gli studiosi del mondo antico, del Nuovo Testamento, della classicità, delle origini cristiane del Nord America e, in generale, del mondo occidentale. Molti di loro non nutrono interessi personali e, per la verità non lo faccio nemmeno io. Non sono cristiano e non sono interessato ad appoggiare la causa cristiana o a promuovere un programma di orientamento cristiano. Sono un agnostico molto vicino all’ateismo, e la mia vita e la mia visione del mondo non sarebbero diverse se Gesù non fosse esistito.

Come storico, penso che le prove siano importanti. E così il passato. E per chi attribuisce valore alla prove e al passato, l’esame imparziale del caso porta a una conclusione inequivocabile: Gesù è davvero esistito, e se qualcuno lo nega con tanta insistenza non è perché abbia esaminato le fonti con le lenti obiettive delle storico, ma perché il suo diniego serve ad altri propositi. Da una prospettiva imparziale, una sola affermazione è possibile: Gesù di Nazareth è esistito.

giovedì 21 aprile 2016

Anguera: messaggio del 18.04.2016

(durante l’incontro a Sagrado Coração de Jesus/MG)

“Cari figli, voi siete importanti per la realizzazione dei Miei Piani. Voi siete del Signore e solamente Lui dovete seguire e servire. Non vivete stazionati nel peccato. Tornate in fretta e testimoniate dappertutto che siete unicamente del Signore. Vivete nel Tempo dei Dolori. Pregate. Solamente con la preghiera potrete sopportare il peso delle prove che verranno. Vi chiedo di vivere i Miei Appelli, poiché Io desidero condurvi a Mio Figlio Gesù. Non indietreggiate. Date il meglio di voi nella missione che vi è stata affidata e sarete ricompensati generosamente. Abbiate fiducia. Dopo tutta la tribolazione, il Signore asciugherà le vostre lacrime e vedrete Nuovi Cieli e nuova Terra. L’umanità troverà la Pace e gli uomini e donne di Fede vivranno felici. Quando sentirete il peso delle prove, non perdetevi d’animo. Chiamate Gesù. Egli è il vostro Grande Amico e non vi abbandonerà mai. Conosco ognuno di voi per nome e pregherò il Mio Gesù per voi. Avanti senza paura. Questo è il messaggio che oggi vi trasmetto in nome della Santissima Trinità. Grazie per avermi permesso di riunirvi qui ancora una volta. Io vi benedico nel Nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Restate in Pace.”

 

mercoledì 20 aprile 2016

Anguera: messaggio del 17.04.2016

(durante l’incontro a Montes Claros/MG)

“Cari figli, piegate le vostra ginocchia in preghiera e Dio ascolterà il vostro grido. Non c’è vittoria senza croce. Accada quel che accada, non permettete che la fiamma della Fede si spenga dentro voi. Chi sta col Signore non sperimenterà mai il peso della sconfitta. Ascoltatemi. Io vengo dal Cielo per portarvi al Cielo. Non incrociate le braccia. Dio ha fretta. Quello che dovete fare, non rimandatelo a domani. Tornate al Mio Gesù ed Egli si prenderà cura di voi. La vostra croce sarà pesante, ma Io camminerò al vostro fianco. Coraggio. Cercate forza nella Confessione e nella Eucaristia. Non dimenticate: nelle mani il Santo Rosario e la Sacra Scrittura. Nel cuore, l’amore alla verità. La vostra nazione berrà il calice amaro della sofferenza e i poveri figli piangeranno e si lamenteranno. Pregate. Pregate. Pregate. Questo è il messaggio che oggi vi trasmetto in nome della Santissima Trinità. Grazie per avermi permesso di riunirvi qui ancora una volta. Io vi benedico nel Nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Restate in Pace.”

 

martedì 19 aprile 2016

Anguera: messaggio del 16.04.2016

“Cari figli, non perdete la vostra Speranza. Dopo tutto il dolore, il Signore vi concederà la vittoria. Confidate pienamente nel Potere di Dio e date il meglio di voi nella missione che vi è stata affidata. Ecco il Tempo delle Tribolazioni. Inginocchiatevi in preghiera, perché solamente così potrete raggiungere la Pace. La mancanza d’impegno con il Signore ha portato molti dei miei poveri figli alla schiavitù del peccato. La triste cecità spirituale allontana ogni giorno gli uomini dal Creatore. Tornate. Il Mio Signore vi aspetta a braccia aperte. Avrete ancora lunghi anni di dure prove. Restate con il Signore e vedrete il Trionfo Definitivo del Mio Cuore Immacolato. Io sono vostra Madre e voglio aiutarvi. Siate miti e umili di cuore. La Terra della Santa Croce (Brasile) vivrà momenti di angoscia, ma coloro che rimarranno fedeli a Gesù sperimenteranno grande gioia. Avanti. Questo è il messaggio che oggi vi trasmetto in nome della Santissima Trinità. Grazie per avermi permesso di riunirvi qui ancora una volta. Io vi benedico nel Nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Restate in Pace.”

lunedì 18 aprile 2016

Padre Pio ed i suoi nemici














Padre Pio è stato perseguitato e tormentato dagli uomini facenti parte della Chiesa.
Noi chiediamo agli uomini della Chiesa di astenersi dal reiterare questa loro condotta nei confronti del corpo Santo di Padre Pio.
La prima persecuzione, riconducibile alla Santa Sede, è conseguente una falsa perizia di Padre Agostino GEMELLI, il quale si propose di smascherare “l’impostore Padre Pio”, “uomo a ristretto campo di coscienza”, “soggetto malato”, “mistico da clinica psichiatrica”.
Padre Agostino GEMELLI comunicava al Provinciale, Padre Pietro, che intendeva recarsi si recò a San Giovanni Rotondo esclusivamente per fini spirituali e privati.
Padre Agostino GEMELLI, nella serata del 18 aprile 1920, giunse a San Giovanni Rotondo.
L’indomani, Padre Agostino GEMELLI, accompagnato da Padre Gerardo, il guardiano dei Frati minori, chiese un colloquio con Padre Pio e questi accettò, con espresso divieto da parte di Padre Gerardo di sottoporre Padre Pio a visita medica, senza preventiva autorizzazione del Padre Provinciale.
Padre Agostino GEMELLI tentò di avvicinare PADRE PIO, in sacrestia, dopo la celebrazione della messa, e Padre Pio rifiutò l’incontro, in quanto Padre Agostino GEMELLI non era stato autorizzato dal Padre Provinciale dei Cappuccini e in quanto lo stesso aveva già emesso il suo giudizio.
Il Vaticano, a seguito di quanto falsamente attestato da Padre Agostino GEMELLI, perseguitò per circa quattordici anni Padre Pio e, nell’ultimo periodo, ne limitò le funzioni di pastore, in quanto gli venne interdetto di avere contatti con i fedeli.
A seguito delle proteste dei fedeli di San Giovanni Rotondo, in primis, e di tutto il mondo, il Vaticano, nel 1934, consentì a Padre Pio di esercitare le sue funzioni di buon pastore.
La seconda persecuzione nei confronti di Padre Pio avvenne nel 1960, a causa dello scandalo finanziario Giuffré.
L’ordine dei Cappuccini di Padova aveva consegnato ingenti somme di denaro a tale Giuffrè, cd “banchiere di Dio”, il quale venne dichiarato fallito, con debiti di svariati miliardi.
Il Vaticano impose all’Ordine dei Cappuccini la restituzione di tutte le somme ai fedeli.
I Padri Cappuccini di Padova, nell’impossibilità di restituire il denaro ai fedeli, chiesero a Padre Pio di mettere a loro disposizione le offerte dei fedeli.
Padre Pio rispose che non poteva disporre a suo piacimento delle offerte dei fedeli, perché non era suo, ma dei benefattori, i quali lo avevano versato per scopi ben precisi, ovvero per il completamente delle opere della Casa Sollievo per la sofferenza.
A detto rifiuto, si scatenò una lotta spietata al Padre. Bisognava farlo fuori. Eliminarlo per togliergli i soldi.
I Padri Cappuccini ricominciarono a formulare accuse contro Padre Pio: “Questo religioso ama l’eleganza, si profuma i capelli, porta stivaletti di lusso, si circonda di giovani donne, le quali non mancano di procurargli profumi, in cambio delle sue carezze. Padre Pio incontra le amanti di notte in convento o in chiesa e si abbandona con loro a orge sacrileghe”.
I suoi nemici erano diventati ciechi, irrazionali e formulavano accuse a vanvera. Papa Giovanni XXIII, nel mese di Luglio 1960, convocava Monsignor CESARANO, superiore ecclesiastico di Padre Pio e lo informava delle accuse nei suoi confronti.
Monsignor CESARANO, con le lacrime agli occhi, spiegò al Pontefice che erano cose impossibili dal punto di vista pratico, per le gravi condizioni fisiche del Padre.
Nonostante l’intervento del Cardinal Giuseppe SIRI, che definì Padre Pio “uomo buonissimo e vero santo”, il “Papa buono” autorizzò la persecuzione nei confronti di Padre Pio, conferendo incarico a Monsignor Carlo MACCARI dell’istruzione del processo.
Padre Pio venne sottoposto a interrogatorio, da parte dell’inviato papaleMonsignor Carlo MACCARI per circa un anno, per crimini inesistenti e venne assolto perché il fatto non sussisteva.
Padre Pio venne obbligato a trasferire l’amministrazione dell’Ospedale Casa Sollievo della Sofferenza al Vaticano.
Padre Pio, a seguito di circa quattro anni di persecuzione, venne riabilitato da Sua Santità Paolo VI.
La terza persecuzione avvenne post mortem di Padre Pio.
Il Vaticano, due giorni dopo la morte di Padre Pio, inviò tre persone presso il Comune di San Giovanni Rotondo, le quali chiesero di conferire con il Sindaco Prof. Dott. Giuseppe SALA, già medico personale di Padre Pio, esibendo decreto dell’allora Sostituto della Segreteria di Stato del Vaticano, Monsignor Giovanni BENELLI, al fine di eseguire l’autopsia del corpo di Padre Pio.
Il Prof. Dott. Giuseppe SALA, quale delegato prefettizio, nella sua qualità di Sindaco, oppose netto rifiuto alla succitata richiesta, invitando i delegati ad allontanarsi da San Giovanni Rotondo, affermando: “il corpo di Padre Pio non si tocca”.
I periti, preso atto della netta opposizione del Sindaco, si allontanarono.
Il Vaticano, nel mese di Novembre 1968, dopo circa due mesi dal decesso e dalla sepoltura di Padre Pio, inviò dei tecnici, guidati dal Dott. ALECCE, al fine di eseguire l’imbalsamazione del corpo di Padre Pio.
Anche in questa occasione, a seguito della sollevazione del clamore popolare Sangiovannese, al grido “Padre Pio non si tocca”, il Sindaco Prof. Dott. Giuseppe SALA oppose netto rifiuto.
Venne respinto ogni tentativo di apertura e di manipolazione del corpo di Padre Pio.
Monsignor Giovanni BENELLI, nella sua qualità di Sostituto Segretario di Stato della Città del Vaticano, nel Maggio 1973, firmò due decreti, con i quali veniva disposto il trasferimento della tomba di Padre Pio dalla cripta del Santuario di Santa Maria delle Grazie alla Casa Sollievo della Sofferenza, sotto la gestione diretta del Vaticano.
Anche in questa circostanza, i fedeli e la popolazione Sangiovannese si opposero violentemente a detta determinazione del Vaticano.

domenica 17 aprile 2016

L’ospedale, un’altra invenzione del Medioevo cattolico

Tutti i popoli hanno una medicina: c’è la medicina indiana, la medicina cinese, la medicina africana…Si tratta, per lo più, di mescolanze tra credenze superstizione e magiche, visioni cosmologiche di vario tipo e conoscenze empiriche, nate da una qualche osservazione della realtà. Scrive Michelangelo Peláez: «Le pratiche mediche più antiche erano una mescolanza di interventi empirici, di cui si ignorava la reale causa della efficacia o inefficacia, e di magia, che attribuiva il motivo del dolore e della malattia a forze esterne misteriose, dominabili con procedure enigmatiche riservate ad alcuni membri della tribù i quali, dovutamente iniziati, godevano di speciali poteri curativi».

La medicina come la conosce l’Occidente, nasce nel mondo greco, con Ippocrate e la sua scuola, in intima connessione con la filosofia greca: il«rifiuto ippocratico di un intervento divino nel processo della malattia, e di conseguenza il rifiuto di ogni terapeutica magica mirante a calmare la collera divina, coesiste con il dichiarato rispetto della divinità. Il medico ippocratico sostituisce ad una giustizia divina, più o meno oscura, un ordine dell’universo, divino e naturale, che rende conto di tutte le malattie, compreso il male detto “sacro” (l’epilessia), considerato dai contemporanei più divino degli altri. In Ippocrate si osserva un adeguamento del divino al naturale, nel senso che il divino si manifesta nella regolarità stessa delle leggi naturali» (Pelàez). Il cristianesimo erediterà e porterà a compimento questa visione del mondo, sia in nome del Dio Logos, che ha creato un corpo che obbedisce, come l’universo, a leggi ben precise, sia grazie alla sua valorizzazione del singolo individuo (indipendentemente dalla sua origine o ricchezza), dell’amore e del dolore (che sono cifre proprie della tradizione cristiana e non presenti nella cultura greca). Così a salvare e rilanciare in Italia ed Europa il patrimonio antico della medicina greca saranno il monaco Cassiodoro e la sua scuola: di qui una tradizione continua di studi che ha prodotto, per esempio, l’anatomia, a partire dal Medioevo (Mondino de Liuzzi), e poi via via una sempre maggior comprensione della “macchina” del corpo umano.

Una cosa è la medicina, però, un’altra è l’ospedale: se la proprietà della medicina moderna, figlia di quella greca e di quella cristiana, è l’essere fondata sulla ricerca razionale e sulla riduzione degli scopi (il medico deve cercare di curare il corpo, senza però dimenticare che oltre ad esso, ed insieme ad esso, c’è l’anima), la novità più grande dell’apporto cristiano sta nell’istituzione di un luogo in cui poveri, malati, emarginati, pellegrini, orfani ecc. trovino assistenza e aiuto. In nome di Cristo, che era stato, secondo un modo di dire comune nel medioevo, infirmus et patiens (infermo e sofferente).

C’erano strutture ospedaliere in cui praticare la medicina nel mondo antico, pre-cristiano? No. In buona parte del mondo animista, ancora oggi, la cura è affidata allo stregone, che spesso, dietro un pagamento, offre pratiche magiche di allontanamento del malocchio o simili… Il malato, però, è di norma un maledetto: accade non di rado che molte patologie, come la lebbra, portino non alla cura, ma all’emarginazione, e alla cacciata dalla comunità. Nel mondo induista, l’idea stessa di ospedale non può affermarsi per una serie di credenze ostative: gli uomini non sono tutti “uguali” (esistenza delle caste); il corpo e la materia non sono realtà positive; il malato altro non fa che scontare, giustamente, le colpe delle vite precedenti (concetto di reincarnazione)… Così né l’Africa, né l’America, né l’Asia… hanno prodotto l’ospedale.

Il discorso si fa più complesso, ma solo apparentemente, se ci spostiamo in Grecia o a Roma. Ci sono alcune strutture latamente ospedaliere in queste culture? Sì, ma in termini molto vaghi. Gli storici affermano che le strutture “ospedaliere” greche erano: poche, per lo più a pagamento (tipo delle cliniche private), limitate (per esempio Platone insegnava che erano degni di cura soltanto i cittadini liberi -non certo gli schiavi- e soprattutto coloro che potevano guarire sicuramente). Per questo lo storico dell’ospedale Ray Porter, come tanti altri, arriva a concludere: «Nella Grecia classica non vi erano ospedali…». Altri, come Scarano, Cosmacini, Sironi, Krug… ribadiscono che l’ospedale come lo intendiamo noi, come ospitalità a 360 gradi, nasce solo con il cristianesimo.

Quanto a Roma antica, comincia così uno studio di Alberto Arcioni sul tema: «Sia nella Roma repubblicana che in quella imperiale una vera ospedalità, almeno come la intendiamo noi oggi, non si ebbe mai», in quanto «l’attenzione alla salute, in tutte le sue forme, veniva considerato come un fatto utilitario e non come un impulso caritatevole a chi soffriva»; «queste deficienze nell’assistenza sanitaria nell’antica Roma, fanno invero contrasto con la grande cura che invece i romani mettevano, anche attraverso saggi ordinamenti, nel trattamento dell’igiene personale, nell’uso delle acque, nella vigilanza annonaria, nella diffusione dell’esercizio fisico». Vi erano anche, è vero, delle strutture che potremmo definire impropriamente ospedali, ma erano luoghi per la “riparazione” degli schiavi, luoghi a pagamento, luoghi sacri, in cui però mancava «lo spirito di aiuto per i sofferenti» che sarebbe stato portato, conclude l’Arcioni, «con l’avvento e il diffondersi del cristianesimo» (Alberto Arcioni, L’ospedalità nella Roma antica, in “Lazio ieri e oggi. La rivista di Roma e della sua regione”, aprile 2013).

Giorgio Cosmacini, docente di Storia della medicina presso l’Università Vita-Salute San Raffaele e l’Università degli Studi di Milano, scrive: «il valore dell’ospitalità era solo marginalmente noto nel mondo classico. Era il Medioevo cristiano a dare fondamento etico alla hospitalitas: questo stesso nome, conosciuto sì dagli antichi, ma solo come attitudine od opzione individuale e come obbligo giuridico nei confronti dell’ospite, si affermava nella bassa latinità come comandamento condiviso, come servizio reso al bisognoso e al sofferente nell’ambito di un cristianesimo che si proclamava religione dei poveri […]. Tali opere ricevevano una loro organizzazione da parte della Chiesa primitiva: i diaconi erano “ministri” delegati dai vescovi ad amministrare la distribuzione di viveri ed elemosine, l’assistenza a vedove ed orfani, l’alloggio a poveri e ammalati. Le prime “case ospitali” o domus episcopi, sorte accanto alle residenze vescovili, erano gli archetipi delle istituzioni ospitaliere […]. Sotto l’autorità di un vescovo nascevano case ospitali urbane, sotto l’autorità di un abate, stanze ospitali venivano allestite nei monasteri» (G. Cosmacini, L’arte lunga. La storia della medicina dall’antichità a oggi, Laterza 2009, pp. 118,120).

Fino a fare di Roma, capitale della Cristianità, il luogo dei primi ospedali dell’Occidente, con Agnese, Fabiola, Marcella; e poi la patria, dopo il Mille, di «meravigliosi ospedali che per grandiosità, qualità di assistenza medica, aspetto e funzionalità architettonica, primeggiarono in tutto il mondo» (Arcioni). Per secoli, gli ospedali sono opera di volontariato, luoghi in cui migliaia di persone immolano la loro vita, rinunciando ad una vita esterna, sovente anche ad una propria famiglia, per stare con i sofferenti, con i più miseri, visti come “altri Cristi”, notte e giorno. Luoghi in cui la carità stimola la ricerca, e la pratica permette lo sviluppo della medicina.  Lo Stato, in Europa, comincerà a gestire gli ospedali, pagando il personale, molto tardi: dopo che san Giovanni di Dio, san Camillo de Lellis, san Vincenzo de Paoli e tanti altri santi e sante avranno sparso i semi della loro carità per ogni luogo. Dopo che l’abate Charles-Michel de l’Épée, nel Settecento, sulla scia di religiosi a lui precedenti, avrà inventato la lingua dei segni e il metodo educativo per i sordomuti, dando vita a quegli istituti per sordomuti che saranno gestiti, sino al Novecento, dalla Chiesa cattolica.

Anche in epoca più recente, sarà la carità cristiana prima a spingere Florence Nightingale a creare la figura dell’infermiera moderna, dopo aver imparato alla scuola delle Figlie della Carità di san Vincenzo, poi a venire incontro a tutti quei nuovi bisogni che gli Stati non sono capaci, né motivati, ad incontrare: pensiamo al primo ricovero per malati di Aids, fondato a New York nel 1982 dalle suore di madre Teresa (perché non si trovava nessun altro, neppure a pagamento, disponibile a rischiare il contagio per accompagnare alla morte persone consumate dal male); allecomunità di recupero per tossicodipendenti, nate quasi sempre dall’opera volontaria e gratuita di sacerdoti o di laici con una forte spinta religiosa; oppure, per fare un altro esempio, ai Cottolenghi di San Giuseppe Cottolengo e di don Orione, aperti ad accogliere i malati più gravi, quelli cronici, quelli a cui gli ospedali di Stato non sanno assicurare le necessaria assistenza. L’ospedale, figlio, come l’università, della civiltà medievale, viene esportato anche fuori dalla Cristianità, attraverso i missionari: uomini che partono per portare la fede, e che come Cristo che sfama i suoi discepoli, e guarisce i malati, portano con sé anche medicina e strutture di carità. E’ san Daniele Comboni, per fare un solo esempio, colui che più di ogni altro ha insegnato all’Africa educazione, istruzione, sanità…

Quanto all’oggi, si contano nel mondo 121.564 strutture sanitarie cattoliche e di assistenza di vario genere: «la punta di diamante è rappresentata dai 5.305 ospedali della Chiesa (basti pensare che la sanità statunitense ne ha 5.700) dove dentro c’è un po’ di tutto: dalla struttura all’avanguardia – in Italia basta citare il polo pediatrico di Roma Bambino Gesù o la Casa del Sollievo della Sofferenza a San Giovanni Rotondo – al piccolo centro di frontiera in Africa che fornisce l’assistenza di base. I numeri della sanità vaticana (aggettivo usato dall’articolista impropriamente, ndr) si dividono abbastanza equamente tra i principali continenti: in America sono 1.694 gli ospedali, in Africa 1.150, in Asia 1126, in Europa 1.145 dove l’Italia fa la parte del leone con 129 strutture sanitarie. Ma la realtà delle cure cattoliche è anche molto più ricca: con 18.179 strutture cosiddette ambulatoriali (oltre 10mila divise tra Africa e Americhe) che danno assistenza ai più svantaggiati e ben 17.223 strutture residenziali e assistenziali destinate alla terza età o ai disabili. Di quest’ultime ben 8mila sono concentrate in Europa e quasi 1.600 solo nel nostro Paese. Completano l’elenco del welfare vaticano quasi 10mila orfanotrofi, oltre 11mila asili per i più piccoli, 15mila consultori familiari e quasi altre 60mila strutture che forniscono assistenza sociale e prestazioni di vario tipo»

sabato 16 aprile 2016

Il Futuro dell’umanità nelle profezie di Maria Valtorta

"Maria: è l’ora delle tenebre. Le cose si compiono come in sogno te le ho mostrate.
Non è arrivato fin troppo presto il momento della sicura conoscenza? Prega con tutta te stessa, perché il momento è tremendo per se stesso e per le conseguenze. Se le persone sapessero riflettere, si sforzerebbero ad essere buone per piegare la Bontà in loro favore. Invece e sempre la stessa parola che devo dire: l’egoismo le domina. Perciò preghiere, sacramenti e sacramentali, resi impuri dall’egoismo, non hanno potere contro Lucifero che sconvolge il mondo".




 

Dice Gesù:
Se si osservasse per bene quanto da qualche tempo avviene, e specie dagli inizi di questo secolo che precede il secondo mille, si dovrebbe pensare che i sette sigilli sono stati aperti.
Mai come ora Io mi sono agitato per tornare fra voi con la mia Parola a radunare le schiere dei miei eletti per partire con essi e coi miei angeli a dare battaglia alle forze occulte che lavorano per scavare all’umanità le porte dell’abisso.
Guerra, fame, pestilenze, strumenti di omicidio bellico – che sono più che le bestie feroci menzionate dal Prediletto – terremoti, segni del cielo, eruzioni dalle viscere del suolo e chiamate miracolose a vie mistiche di piccole anime mosse dall’Amore, persecuzioni contro i miei seguaci, altezze d’anime e bassezze di corpi, nulla manca dei segni per cui può parervi prossimo il momento della mia Ira e della mia Giustizia.
Nell’orrore che provate, esclamate: ‘Il tempo è giunto; e più tremendo di così non può divenire!’. E chiamate a gran voce la fine che ve ne liberi.
La chiamano i colpevoli, irridendo e maledicendo come sempre; la chiamano i buoni che non possono più oltre vedere il Male trionfare sul Bene.
Pace miei eletti! Ancora un poco e poi verrò.
La somma di sacrificio necessaria a giustificare la creazione dell’uomo e il Sacrificio del Figlio di Dio non è ancora compiuta.
Ancora non è terminato lo schieramento delle mie coorti e gli Angeli del Segno non hanno ancora posto il sigillo glorioso su tutte le fronti di coloro che hanno meritato d’essere eletti alla gloria.
L’obbrobrio della terra è tale che il suo fumo, di poco dissimile da quello che scaturisce dalla dimora di Satana, sale sino ai piedi del trono di Dio con sacrilego impeto.
Prima della apparizione della mia Gloria occorre che oriente e occidente siano purificati per essere degni dell’apparire del mio Volto.
Incenso che purifica e olio che consacra il grande, sconfinato altare - dove l’ultima Messa sarà celebrata da Me, Pontefice eterno, servito all’altare da tutti i santi che cielo e terra avranno in quell’ora - sono le preghiere dei miei santi, dei diletti al mio Cuore, dei già segnati del mio Segno: della Croce benedetta, prima che gli angeli del Segno li abbiano contrassegnati.
E’ sulla terra che il segno si incide ed è la vostra volontà che lo incide.
Poi gli angeli lo empiono di un oro incandescente che non si cancella e che fa splendere come sole la vostra fronte nel mio Paradiso.
Grande è l’orrore di ora, diletti miei; ma quanto, quanto, quanto ha ancora da aumentare per essere l’Orrore dei Tempi ultimi!
E se veramente pare che assenzio sia mescolato al pane, al vino, al sonno dell’uomo, molto, molto, molto altro assenzio deve ancora gocciare nelle vostre acque, sulle vostre tavole, sui vostri giacigli prima che abbiate raggiunto l’amarezza totale che sarà la compagnia degli ultimi giorni di questa razza creata dall’Amore, salvata dall’Amore e che si è venduta all’Odio.
Che se Caino andò ramigando sulla terra per avere ucciso un sangue, innocente, ma sempre sangue inquinato dalla colpa d’origine, e non trovò chi lo levasse dal tormento del ricordo perché il segno di Dio era su di lui per suo castigo – e generò nell’amarezza e nell’amarezza visse e vide vivere e nell’amarezza morì – che non deve soffrire la razza dell’uomo che uccise di fatto e uccide, col desiderio, il Sangue innocentissimo che lo ha salvato?
Dunque pensate pure che questi sono i prodromi, ma non è ancora l’ora.

Vi sono i precursori di colui che ho detto potersi chiamare: ‘Negazione’, ‘Male fatto carne’, ‘Orrore’, ‘Sacrilegio’, ‘Figlio di Satana’, ‘Vendetta’, ‘Distruzione’, e potrei continuare a dargli nomi di chiara e paurosa indicazione.
Ma egli non vi è ancora.

Sarà persona molto in alto, in alto come un astro umano che brilli in un cielo umano. Ma un astro di sfera soprannaturale, il quale, cedendo alla lusinga del Nemico, conoscerà la superbia dopo l’umiltà, l’ateismo dopo la fede, la lussuria dopo la castità, la fame dell’oro dopo l’evangelica povertà, la sete degli onori dopo il nascondimento.
Meno pauroso il vedere piombare una stella dal firmamento che non vedere precipitare nelle spire di Satana questa creatura già eletta, la quale del suo padre di elezione copierà il peccato.
Lucifero, per superbia, divenne il Maledetto e l’Oscuro.
L’Anticristo, per superbia di un‘ora, diverrà il maledetto e l’oscuro dopo essere stato un astro del mio esercito.
A premio della sua abiura, che scrollerà i cieli sotto un brivido di orrore e farà tremare le colonne della mia Chiesa nello sgomento che susciterà il suo precipitare, otterrà l’aiuto completo di Satana, il quale darà ad esso le chiavi del pozzo dell’abisso perché lo apra. Ma lo spalanchi del tutto perché ne escano gli strumenti d’orrore che nei millenni Satana ha fabbricato per portare gli uomini alla totale disperazione, di modo che da loro stessi invochino Satana Re, e corrano al seguito dell’Anticristo, l’unico che potrà spalancare le porte d’abisso per farne uscire il Re dell’abisso, così come il Cristo ha aperto le porte dei Cieli per farne uscire la grazia e il perdono, che fanno degli uomini dei simili a Dio e re di un Regno eterno in cui il Re dei re sono Io.
Come il Padre ha dato a Me ogni potere, così Satana ha dato ad esso ogni potere, e specie ogni potere di seduzione, per trascinare al suo seguito i deboli e i corrosi dalle febbri delle ambizioni come lo è esso, loro capo. Ma nella sua sfrenata ambizione troverà ancora troppo scarsi gli aiuti soprannaturali di Satana e cercherà altri aiuti nei nemici del Cristo, i quali, armati di armi sempre più micidiali, quali la loro libidine verso il Male li poteva indurre a creare per seminare disperazione nelle folle, lo aiuteranno sinchè Dio non dirà il suo ‘Basta’ e li incenerirà col fulgore del suo aspetto.
Molto, troppo – e non per sete buona e per onesto desiderio di porre riparo al male incalzante, ma sibbene soltanto per curiosità inutile – molto, troppo si è arzigogolato, nei secoli, su quanto Giovanni dice nel Cap. 10 dell’Apocalisse. Ma sappi, Maria, che Io permetto si sappia quanto può essere utile sapere e velo quanto trovo utile che voi non sappiate.
Troppo deboli siete, poveri figli miei, per conoscere il nome d’onore dei ‘sette tuoni’ apocalittici.
Il mio Angelo ha detto a Giovanni: “Sigilla quello che han detto i sette tuoni e non lo scrivere”.
Io dico che ciò che è sigillato non è ancora ora che sia aperto e se Giovanni non lo ha scritto Io non lo dirò.
Del resto non tocca a voi gustare quell’orrore e perciò…
Non vi resta che pregare per coloro che lo dovranno subire, perché la forza non naufraghi in essi e non passino a far parte della turba di coloro che sotto la sferza del flagello non conosceranno penitenza e bestemmieranno Iddio in luogo di chiamarlo in loro aiuto.
Molti di questi sono già sulla terra e il loro seme sette volte sette più demoniaco di essi.
Io, non il mio angelo, Io stesso giuro che quando sarà finito il tuono della settima tromba e compito l’orrore del settimo flagello, senza che la razza di Adamo riconosca il Cristo Re, Signore, Redentore e Dio, e invocata la sua Misericordia, il suo Nome nel quale è la salvezza, Io, per il mio Nome e per la mia Natura, giuro che fermerò l’attimo dell’eternità. Cesserà il tempo e comincerà il Giudizio. Il Giudizio che divide in eterno il Bene dal Male dopo millenni di convivenza sulla terra.
Il Bene tornerà alla sorgente da cui è venuto. Il Male precipiterà dove è già stato precipitato dal momento della ribellione di Lucifero e da dove è uscito per turbare la debolezza di Adamo nella seduzione del senso e dell’orgoglio.
Allora il Mistero di Dio si compirà. Allora conoscerete Iddio. Tutti, tutti gli uomini della terra, da Adamo all’ultimo nato, radunati come granelli di rena sulla duna del lido eterno, vedranno Iddio Signore, Creatore, Giudice, Re.

 




"Ti ho già detto che quanto è detto negli antichi libri ha un riferimento nel presente. È come se una serie di specchi ripetesse, portandolo sempre più avanti, uno spettacolo visto più addietro. Il mondo ripete se stesso negli errori e nei ravvedimenti, con questa differenza però: che gli errori si sono sempre più perfezionati con l’evoluzione della razza verso la cosiddetta civiltà, mentre i ravvedimenti sono divenuti sempre più embrionali. Perché?
Perché, col passare del mondo dall’età fanciulla ad età più completa, sono cresciute la malizia e la superbia del mondo. Ora siete nel culmine dell’età del mondo e avete raggiunto anche il culmine della malizia e della superbia. Non pensare però che avete ancora tanto da vivere quanto siete vissuti. Siete al culmine, e ciò dovrebbe dire: avete altrettanto da vivere. Ma non sarà.
La parabola discendente del mondo verso la fine non sarà lunga come quella ascendente. Sara un precipitare nella fine. [La fine dei tempi, la fine del tempo delle nazioni; poi verrà il Regno di Dio sulla Terra, un’unica Nazione, un unico popolo, un’ unica Fede]. Vi fanno precipitare appunto malizia e superbia. Due pesi che vi trascinano nel baratro della fine, al tremendo giudizio. Superbia e malizia, oltreché trascinarvi nella parabola discendente, vi ottundono talmente lo spirito da rendervi sempre più incapaci di fermare, col ravvedimento sincero, la discesa",




 

"La battaglia fra Me e lui non avrà fine altro che quando l'uomo sarà giudicato in tutti i suoi esemplari. E la vittoria finale sarà mia ed eterna. Ora la Belva infernale, sempre vinta e sempre più feroce per esser vinta, mi odia di odio infinito e sconvolge la Terra per ferire il mio Cuore. Ma Io sono il Vincitore di Satana. Là dove egli insozza, Io passo col fuoco dell’amore a mondare. E se con inesausta pazienza non avessi continuato la mia opera di Maestro e Redentore, ormai sareste tutti dei demoni".




 

"E in verità vi dico che ora è un momento in cui, per ordine del padre della menzogna, i suoi figli mietono fra le anime, che erano create per Me e che inutilmente ho fertilizzate col mio Sangue. Messe abbondante più che ogni diabolica speranza concepisse, e i Cieli fremono per il pianto del Redentore che vede la rovina dei due terzi del mondo dei cristiani. E dire due terzi è ancora poco".




 

"Se il mondo fosse misericordioso!... Il mondo possederebbe Iddio, e ciò che vi tortura cadrebbe come foglia morta. Ma il mondo, e nel mondo specie i cristiani, hanno sostituito l’Amore con l’Odio, la Verità con l’Ipocrisia, la Luce con le Tenebre, Dio con Satana. E Satana, là dove lo seminai Misericordia e la crebbi col mio Sangue, sparge i suoi triboli e li fa prosperare col suo soffio d’inferno. Verrà la sua ora di sconfitta. Ma per ora viene Lui perché voi lo aiutate. Beati però coloro che sanno rimanere nella Verità e lavorare per la Verità. La loro misericordia avrà il premio in Cielo".




 

"Le guerre vengono" da Satana che sa che i tempi stringono e che questa. [II guerra mondiale] è una delle lotte decisive che anticipano la mia venuta. Sì. Dietro il paravento delle razze, delle egemonie, dei diritti, dietro il movente delle necessità politiche, si celano, in realtà, Cielo e Inferno che combattono fra loro. E basterebbe che metà dei credenti nel Dio vero, ma che dico? meno di questo, meno di un quarto dei credenti,  fosse realmente credente nel mio Nome perché le armi di Satana venissero domate. Ma dove è la Fede?"




 

"Considera il mio Fulgore e la mia Bellezza rispetto alla nera mostruosità della Bestia. Non avere paura di guardare anche se è spettacolo repellente. Sei fra le mie braccia. Esso non può accostarsi e nuocerti. Lo vedi? Non ti guarda neppure. Ha già tante prede da seguire. Ora ti pare che meriti lasciare Me per seguire lui?.
Eppure il mondo lo segue e lascia Me per lui. Guarda come è satollo e palpitante. É la sua ora di festa. Ma guarda anche come cerca l’ombra per agire. Odia la Luce, e si chiamava Lucifero! Lo vedi come ipnotizza coloro che non sono segnati dal mio Sangue?! Accumula i suoi sforzi perché sa che è la sua ora e che si avvicina l’ora mia in cui sarà vinto in eterno. La sua infernale astuzia e intelligenza satanica sono un continuo operare di Male, in contrapposto al nostro uno e trino operare di Bene, per aumentare la sua preda.
Ma astuzia e intelligenza non prevarrebbero se negli uomini fossero il mio Sangue e la loro onesta volontà. Troppe cose mancano all’uomo per avere armi da opporre alla Bestia, ed essa lo sa e apertamente agisce, senza neppure più velarsi di apparenze bugiarde. La sua schifosa bruttezza ti spinga ad una sempre maggiore diligenza e a una sempre maggiore penitenza. Per te e per i tuoi disgraziati fratelli che hanno l’anima orba o sedotta e non vedono, o vedendolo, corrono incontro al Maligno, pur di averne l'aiuto di un’ora da pagare con una eternità di dannazione".




 

"Guai alla terra se venisse un giorno in cui l’occhio di Dio non potesse più scegliere fra i figli dell’uomo gli esseri predestinati ad essere i miei portatori di Luce e di Voce! Guai! Vorrebbe dire che fra i miliardi di uomini non vi e più un giusto e un generoso, poiché i predestinati sono fra i giusti che mai offesero Giustizia, e i generosi che hanno superato tutto, se stessi per primi, per servire Me".




 

La Gerusalemme di cui parla Isaia è quaggiù la mia Chiesa, anticamera della celeste Gerusalemme. In essa è abbondanza non di ricchezze umane, ma di tesori divini di Perdono e di Scienza, come nella celeste Gerusalemme sono tesori divini di beatitudini. Nessuna forza umana potrà, come turbine, devastare la mia Chiesa al punto di distruggerla. Io sarò con lei, a far da piolo e da corda.
Quando l’ora sarà, in cui la terra cesserà d’essere, dagli angeli sarà trasportata in Cielo la mia Chiesa, che non può perire perché cementata dal Sangue di un Dio e dei suoi santi.




 

n popolo, dice Isaia, sarà colpito dalla spada di Giustizia. Ma saranno molti di più, poiché il mondo ha fornicato col demonio in molte sue parti. Ed altre ancora sono in procinto di peccare, nonostante tutto quanto Io ho operato per tenerle nella via della Vita. Pregare, pregare, pregare molto per impedire nuove condanne, originate da nuove fornicazioni. I demoni... oh! i demoni sono già là dove Io punirò.Sono i demoni, insediati da padroni nei cuori, quelli che portano a morte le nazioni.
E vi sono popoli in cui pochi cuori non siano dimora dei demoni: legioni e legioni demoniache muovono, come  fantocci, intere nazioni. E come posso Io regnare là dove i cuori si sono fatti dimora dei figli di Lucifero? Altre applicazioni ha la parola profetica, ma Io ho voluto fartela vedere con riferimenti all’ora che vivete. Né dirti di più per non accasciarti di più. Prega. Il tuo Dio ti aprirà le porte prima che tu conosca il massimo orrore [infatti Maria Valtorta mori ne1 1961]".




 

"... questa non è guerra di uomini ma di Satana contro gli spiriti. Né ne sono vittime unicamente chi perisce in battaglia o sotto le macerie di una casa. Sono vittime della lotta di Satana agli spiriti anche, e soprattutto, coloro che perdono fede e speranza e carità, e non la vita di un’ora mortale perdono, ma la Vita eterna, morendo alla Grazia di Dio".




 

"Vorreste che Io venissi e mi mostrassi per terrorizzare e incenerire i colpevoli. O miseri! Non sapete quello che chiedete! Purtroppo verrò. Dico: "Purtroppo", perché la mia sarà  venuta di Giudizio e giudizio tremendo. Avessi a venire per salvarvi non direi così e non cercherei di allontanare i tempi della mia venuta, ma anzi mi precipiterei con ansia per salvarvi ancora.
Ma il mio secondo avvento sarà avvento di Giudizio severo, inesorabile, generale, e per la maggior parte di voi sarà giudizio di condanna. Non sapete quello che chiedete. Ma se anche Io mi mostrassi, dove è nei cuori, e specie in quelli maggiormente colpevoli delle sciagure di ora, quel tanto residuo di fede e di rispetto che li farebbe curvare col volto a terra per chiedermi pietà e perdono?
No, figli che chiedete al Padre vendetta mentre Egli è Padre di perdono! Se anche il mio Volto balenasse nei vostri cieli e la mia Voce, che ha fatto i mondi, tuonasse da oriente ad occidente, le cose non muterebbero. Ma soltanto un nuovo coro blasfemo di insulti, ma soltanto una nuova ridda di ingiurie sarebbero lanciati contro la mia Persona. Ripeto: potrei fare un miracolo e lo farei se sapessi che poi voi vi pentite e divenite migliori.
Voi, grandi colpevoli che portate i piccoli a disperare e a chiedere vendetta, e voi, piccoli colpevoli che chiedete  vendetta. Ma né voi, grandi colpevoli, né voi, piccoli colpevoli, vi pentireste e non diverreste migliori dopo il miracolo. Calpestereste anzi, in una furia di gioia colpevole, i corpi dei puniti, demeritando subito al mio cospetto, e vi montereste sopra per opprimere, a vostra volta, da quel trono fondato su una punizione. Questo vorreste. Che Io colpissi per potere colpire a vostra volta.
Io sono Dio e vedo nel cuore degli uomini e perciò non vi ascolto in questo. Non voglio che vi danniate tutti. I grandi colpevoli sono già giudicati, Ma voi tento di salvarvi. E quest’ora, per voi, è vaglio di salvezza.Cadranno in potere del Principe dei demoni coloro che già hanno in loro la zizzania del demoni, mentre coloro che hanno in cuore il grano di frumento germinante l’eterno Pane, germoglieranno in Me in vita eterna".




 

"Pensatelo bene: la colpa è radice alla colpa. Una nasce sull’altra. E la marea del male cresce. E Dio non può piegarsi là dove vede affezione alla colpa. E se è penoso che gli innocenti soffrano per una espiazione generale, è giusto che coloro che non sanno svellere dal loro cuore la colpa provino l’abbandono di Dio con tutto il suo tossico che morde le viscere e fa urlare di spasimo, così come Io ho urlato.

Io che non ho gridato per essere torturato dai flagelli, dalle spine, dai chiodi. E ancora e sempre vi dico: "State uniti a Me. Io ero solo a pregare il Padre. Ma voi soli non siete. Voi avete con voi il Salvatore, il Figlio dell’Altissimo. Pregate il Padre con Me, nel mio Nome". E a te, piccolo Giovanni, dico che tu mi vedi così perché realmente Io grido per voi, facendo mie le vostre presenti lordure per vincere la Giustizia del Padre, che è talmente offesa che non si vuole piegare a misericordia.

L’amore che ho per voi e la pietà che provo per voi mi danno dolore di mistica crocifissione e grido, grido in nome vostro, per persuadere il Padre a non lasciarvi più oltre nell’abbandono. È l’ora di Satana. Ma voi che siete la mia corte della Terra, voi, anime vittime, portate al culmine il vostro sacrificio, portatelo al tormento dell’ora di nona e rimanete fedeli anche in quell’oceano di desolazione che è quell’ora e dite con Me: "Dio mio, Dio mio". Empiamo del nostro pregare il Cielo, o anime che mi imitate nel farvi salvatori dei fratelli attraverso il sacrificio vostro. Che il Padre senta fondersi in pietà il suo sdegno, e la sua Giustizia si plachi. Una volta ancora".




 

Ma che credete?. Che Io, che ero così alieno dai discorsi, abbia aggiunto parole per il gusto di dire delle parole? No. Io ho detto il puro necessario per portarvi alla perfezione. E se nel grande insegnamento evangelico vi è di che dare salvezza alla vostra anima, nei tocchi più minuti vi è di che darvi la perfezione. I primi sono i comandi.
Disubbidire a quelli vuol dire morire alla Vita.
I secondi sono i consigli. Ubbidire a questi vuol dire avere sempre più sollecita santità e accostarsi sempre più alla Perfezione del Padre. Ora nel Vangelo di Matteo è detto: "Per il moltiplicarsi dell’iniquità si raffredderà la carità in molti" [Mt 24,12]. Ecco, figli, una grande verità che è poco meditata. Di che soffrite ora? Della mancanza di amore.
Cosa sono le guerre, in fondo? Odio. Cosa è l’odio? L’antitesi dell’amore. Le ragioni politiche. Lo spazio vitale? Una frontiera ingiusta? Un affronto politico? Scuse, scuse.
Non vi amate, Non vi sentite fratelli. Non vi ricordate che siete tutti venuti da un sangue, che nascete tutti a un modo, che morite tutti ad un mondo, che avete tutti fame, sete, freddo, sonno ad un modo e bisogno di pane, di vesti, di casa, di fuoco ad un modo. Non vi ricordate che Io ho detto: "Amatevi. Dal come vi amerete si capirà se siete miei discepoli. Amate il prossimo vostro come voi stessi".
Le credete parole di fola queste verità. La credete dottrina di un pazzo questa dottrina mia. La sostituite con molte povere dottrine umane. Povere o malvagie a seconda del loro creatore. Ma anche le più perfette fra esse, se sono diverse dalla mia sono imperfette. Come la mitica statua, avranno molta parte di esse di metallo pregiato. Ma la base sarà di fango e provocherà infine il crollo di tutta la dottrina. E nel crollo la rovina di coloro che ad esse si erano appoggiati, La mia non crolla.
Chi si appoggia ad essa non si rovina, ma sale a sempre maggior sicurezza: sale al Cielo, all’alleanza con Dio sulla terra, al possesso di Dio oltre la terra. Ma la carità non può esistere dove vive l’iniquità. Perché la carità è Dio e Dio non convive col Male. Perciò chi ama il Male odia Dio. Odiando Dio aumenta le sue iniquità e sempre più si separa da Dio-Carità. Ecco un cerchio dal quale non si esce e che si stringe per torturarvi. Potenti od umili, avete aumentato le vostre colpe. Trascurate il Vangelo, deriso i Comandamenti, dimenticato Iddio, poiché non può dire di ricordarlo chi vive secondo la carne, chi vive secondo la superbia della mente, chi vive secondo i consigli di Satana, avete calpestato la famiglia, avete rubato, bestemmiato, ammazzato, testimoniato il falso, mentito, fornicato, vi siete fatti dell’illecito lecito.
Qui rubando un posto, una moglie, una sostanza; là, più in alto, rubando un potere o una libertà nazionale, aumentando il vostro ladrocinio con la colpa di menzogna per giustificare ai popoli il vostro operato che li manda a morte. I poveri popoli che non chiedono che di vivere tranquilli! E che voi aizzate con velenose menzogne scagliandoli l’uno contro l’altro per garantirvi un benessere che non vi è lecito conseguire al prezzo del sangue, delle lacrime, del sacrificio di intere nazioni. Ma i singoli, quanta colpa hanno nella grande colpa dei grandi! É la catasta delle piccole colpe singole quella che crea la base alla Colpa. Se ognuno vivesse santamente senza avidità di carne, di denaro, di potere, come potrebbe crearsi la Colpa? I delinquenti ci sarebbero ancora. Ma sarebbero resi innocui perché nessuno li servirebbe.
Come pazzi ben isolati, essi continuerebbero a farneticare dietro ai loro sogni osceni di sopraffazioni. Ma i sogni non diverrebbero mai realtà. Per quanto Satana li aiutasse, il suo aiuto sarebbe reso nullo dalla unità contraria di tutta l’umanità fatta santa dal vivere secondo Dio. E l’umanità avrebbe inoltre Dio con sé. Dio benigno verso i suoi figli ubbidienti e buoni. La carità sarebbe dunque nei cuori. Viva e santificante. E l’iniquità cadrebbe.
Vedete, o figli, la necessità di amare per non esser iniqui, e la necessità di non esser iniqui per possedere l’amore? Sforzatevi ad amare. Se amaste... Un pochino solo! Se cominciaste ad amare. Basterebbe l’inizio e poi tutto progredirebbe da sè". 




 

Giorni fa il Padre [Padre Migliorini] ha scritto che rimaneva perplesso circa la vera fonte del flagello attuale "perché un regno diviso in se stesso non è più un regno". Mostrerò al Padre che ciò può essere, essendo la divisione puramente apparente. Lucifero, nelle sue manifestazioni, ha sempre cercato di imitare Iddio.
Così come Dio ha dato ad ogni Nazione il suo angelo tutelare, Lucifero le ha dato il suo demone. Ma come i diversi angeli delle Nazioni ubbidiscono ad un unico Dio, così i diversi demoni delle Nazioni ubbidiscono ad un unico Lucifero. L'ordine dato da Lucifero nella presente vicenda ai diversi demoni non è diverso a seconda degli Stati. È un ordine unico per tutti. Donde si comprende che il regno di Satana non è diviso e perciò dura.
Questo ordine può essere enunciato cosi : "Seminate orrore, disperazione, errori, perché i popoli si stacchino, maledicendolo, da Dio". I demoni ubbidiscono e seminano orrore e disperazione, spengono la fede, strozzano la speranza, distruggono la carità. Sulle rovine seminano odio, lussuria, ateismo. Seminano l’inferno.
E riescono perché trovano già il terreno propizio. Anche i miei angeli lottano a difesa del Paese che ho loro assegnato. Ma i miei angeli non trovano terreno propizio. Onde rimangono soccombenti rispetto ai nemici infernali. Per vincere, i miei angeli dovrebbero essere aiutati da animi viventi nel e per il Bene. Viventi in Me. Ne trovano. Ma sono troppo pochi rispetto a quelli che non credono, non amano, non perdonano, non sanno soffrire. È il caso di ripetere: "Satana ha chiesto di vagliarvi". E, dal vaglio, risulta che la corruzione è come nei tempi del diluvio, aggravata dal fatto che voi avete a lato il Cristo e la sua Chiesa, mentre ai tempi di Noè ciò non era.
L’ ho gai detto e lo ripeto: "Questa è lotta fra Cielo e inferno". Voi non siete che un bugiardo paravento. Dietro le vostre schiere battagliano angeli e demoni. Dietro i vostri pretesti è la ragione vera: la lotta di Satana contro Cristo. Questa è una delle prime selezioni dell’Umanità, che si avvicina alla sua ora ultima, per separare la messe degli eletti dalla messe dei reprobi. Ma purtroppo la messe degli eletti è piccola rispetto all’altra. Quando Cristo verrà per vincere l’eterno antagonista nel suo Profeta troverà pochi segnati, nello spirito, dalla Croce".




 

"Questo linguaggio è troppo duro! Costui vuole fare di noi delle vittime della sua follia" dicono tuttora gli uomini quando lo li esorto a vita giusta e li istruisco sul come va intesa e praticata la Religione per farne forma di vita che dia Vita eterna. E non si accorgono che così dicendo confessano di essere degradati dalla loro condizione di uomini. Parlano di evoluzione, di superuomo. Orbene, mettiamo l’uomo quale Io l’ho trovato portato a questo punto dopo la sua discesa dal Paradiso. Fa il diagramma come Io ti conduco la mano e finito il diagramma vedrai che non vi è superamento ma abbassamento. Evoluzione? Quando i superbi e falsi superbi di ora parlano di evoluzione presuppongono il concetto "ascesa". Ma evolversi vuole dire procedere da un punto verso l’altro. E allora per spirali si può procedere verso l’alto come verso il basso. Non sai fare la spirale? Fa una parabola.

 

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Vedi? Se faceva la parte di destra evolveva al Cielo. Ha voluto quella di sinistra. Si è evoluto verso l’Inferno. Ecco il "superuomo" attuale, "l’evoluto" attuale! Al quale pare follia vivere almeno da "uomo" se non riesce a divenire "angelo". E si dice: "vittima", perché lo esorto a vivere da uomo. E folle mi dice. Sì, molto folle! Per amore! Amami. Amami tu piccolo Giovanni...".

 

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"Ti ho detto un giorno che l’eterno invidioso cerca di copiare Dio in tutte le manifestazioni di Dio, Dio ha i suoi arcangeli fedeli. Satana ha i suoi. Michele: testimonianza di Dio, ha un emulo infernale; e cosi l'ha Gabriele: forza di Dio. La prima bestia, uscente dal mare, [Ap 13,1-10] che con voce di bestemmia fa proclamare agli illusi: "Chi e simile alla bestia?", corrisponde a Michele.
Vinta e piagata dallo stesso nella battaglia fra le schiere di Dio e di Lucifero, all’inizio del tempo, guarita da Satana, ha odio di morte verso Michele, e amore, se d’amore può parlarsi fra i demoni,  ma è meglio dire: soggezione assoluta per Satana. Ministro fedele del suo re maledetto, usa della intelligenza per nuocere alla stirpe dell’uomo, creatura di Dio, e per servire il suo padrone. Forza senza fine e senza misura e usata da essa per persuadere l’uomo a cancellare, da se stesso, il mio segno che fa orrore agli spiriti delle tenebre. Levato quello, col peccato che leva la grazia, crisma luminoso sul vostro essere, la Bestia può accostarsi ed indurre l’uomo ad adorarla come fosse un Dio ed a servirla nel delitto.

Se l’uomo riflettesse a quale soggezione si dona collo sposare la colpa, non peccherebbe. Ma l’uomo non riflette. Guarda il momento e la gioia del momento, e peggio di Esaù baratta la divina genitura per un piatto di lenticchie. Satana, però, non usa soltanto di questo violento seduttore dell’uomo. Per quanto l’uomo poco rifletta, in genere, vi sono ancora troppi uomini che, non per amore, ma per timore del castigo, non vogliono peccare gravemente.
Ed ecco allora l’altro ministro satanico, la seconda bestia. [Ap 3,11-18] Sotto veste d’agnello ha spirito di dragone. È la seconda manifestazione di Satana e corrisponde a Gabriele, perché annuncia la Bestia ed è la sua forza più forte: quella che smantella senza parere e persuade con tanta dolcezza che è giusto seguire le orme della Bestia. É inutile parlare di potenza politica e di terra. No. Se mai potete riferire alla prima il nome di Potenza umana e alla seconda di Scienza umana. E se la Potenza di per sé stessa produce dei ribelli, la Scienza, quando è unicamente umana, corrompe senza produrre ribellione e trae in perdizione un numero infinito di adepti. Quanti si perdono per superbia della mente che fà loro spregiare la Fede e uccidere l’anima con l’orgoglio che separa da Dio! Che se Io mieterò all’ultimo giorno la messe della terra, già un mietitore è fra voi. Ed è questo spirito di Male che vi falcia e non fa di voi spighe di eterno grano, ma paglia per le dimore di Satana".




 

29 - 10. Dice Gesù:

Quando faccio dire a Sofonia che io porterò via ogni cosa dalla terra, gli faccio profetare ciò che avverrà nella antivigilia del tempo ultimo, quello che poi io annunciai parlando, adombrato sotto la descrizione della [887] rovina del Tempio e di Gerusalemme, della distruzione del mondo, e ciò che profetò il Prediletto nel suo Apocalisse.
Le voci si susseguono. Anzi posso dire che, come in un edificio sacro elevato a testimoniare la gloria del Signore, le voci salgono da pinnacolo a pinnacolo, da profeta a profeta antecedente a Cristo, sino al culmine maggiore su cui parla il Verbo durante il suo vivere d’uomo, e poi scendono da pinnacolo a pinnacolo, nei secoli, per bocca dei profeti susseguenti al Cristo.

È come un concerto che canta le lodi, le volontà, le glorie del Signore, e durerà sino al momento in cui le trombe angeliche aduneranno i morti dei sepolcri e i morti dello spirito, i viventi della terra e i viventi del Cielo, perché si prostrino davanti alla visibile gloria del Signore e odano la parola della Parola di Dio, quella Parola che infiniti hanno respinta o trascurata, disubbidita, schernita, disprezzata, quella Parola che venne [888]: Luce nel mondo, e che il mondo non volle accogliere preferendo le tenebre.

venerdì 15 aprile 2016

Anguera: messaggio del 12.04.2016

(durante l’incontro a Juiz de Fora/MG)

“Cari figli, coraggio. Non perdetevi d’animo. Il Signore non è distante da voi. Confidate pienamente nel Suo Potere e vedrete la Pace regnare sulla Terra. Il “Fiat!” di Dio (1) trasformerà la Terra e tutti vivranno felici. Non ci sarà più sofferenza e i giusti vedranno agire la Mano Potente di Dio. Vi chiedo di essere uomini e donne di Fede. Non vi allontanate dal cammino chevi ho indicato durante tutti questi anni. Dite il vostro Sì alla chiamata del Signore. Egli vi attende a braccia aperte. Non indietreggiate. Succeda quel che succeda, non perdere la vostra Speranza. Io sono vostra Madre e vi amo. Conosco ognuno di voi per nome e pregherò il Mio Gesù per voi. Questo è il messaggio che oggi vi trasmetto in nome della Santissima Trinità. Grazie per avermi permesso di riunirvi qui ancora una volta. Io vi benedico nel Nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Restate in Pace.”

 

giovedì 14 aprile 2016

Anguera: messaggio del 11.04.2016

(durante l’incontro a Barroso/MG)

“Cari figli, abbiate fiducia, fede e speranza. Il Signore è al vostro fianco. Non perdete la vostra Fede. Siete preziosi per il Signore ed Egli si aspetta molto da voi. Datemi le vostre mani ed Io vi condurrò a Colui che è il vostro Unico e Vero Salvatore. Non vi allontanate dalla preghiera. Quando siete lontani, voi diventate bersaglio del demonio. Vivete nel Tempo delle grandi confusioni spirituali. State attenti. Le armi per il Grande Combattimento sono: Confessione, Comunione, Sacra Scrittura, Santo Rosario, Consacrazione al Mio Cuore Immacolato e Fedeltà al Vero Magistero della Chiesa. Non indietreggiate. Quando tutto sembrerà perduto, avverrà la Vittoria del Signore e i giusti vivranno felici. Io sono vostra Madre e vengo dal Cielo per portarvi al Cielo. Siate docili e tutto finirà bene per voi. Non permettete che la fiamma della Fede si spenga in voi. Siate fedeli al Vangelo e sarete trasformati. Avanti. Questo è il messaggio che oggi vi trasmetto in nome della Santissima Trinità. Grazie per avermi permesso di riunirvi qui ancora una volta. Io vi benedico nel Nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Restate in Pace.”

 

mercoledì 13 aprile 2016

Nuovo studio: la Sindone e il Sudario di Oviedo “hanno avvolto la stessa persona”

La Sindone di Torino e il Sudario di Oviedo (Spagna) “hanno avvolto, con quasi totale sicurezza, il cadavere della stessa persona”. È la conclusione a cui è giunta un’indagine che ha paragonato le due reliquie mediante uno studio basato sull’antropologia forense e la geometria.

Il lavoro è stato realizzato dal dottore in Belle Arti e docente di Scultura dell’Università di Siviglia Juan Manuel Miñarro all’interno di un progetto del Centro Spagnolo di Sindonologia (CES), entità con sede a Valencia.

Lo studio si inserisce così nella direzione di quello che la tradizione afferma da secoli: che i due teli appartengono allo stesso personaggio storico, in questo caso – secondo quella tradizione – Gesù di Nazareth.

La Sindone sarebbe il telo che ha avvolto il corpo di Gesù quandoè stato deposto nel sepolcro, mentre il Sudario di Oviedosarebbe quello che ha coperto il suo volto sulla croce dopo la morte.

I teli sarebbero quelli trovati nel sepolcro da San Pietro e San Giovanni, come narra il Vangelo.

L’indagine “non prova di per sé che quella persona fosse proprio Gesù Cristo, ma ci ha messi chiaramente sulla via di riuscire a dimostrare completamente che la Sacra Sindone e il Santo Sudario hanno avvolto la testa dello stesso cadavere”, ha spiegato a Paraula Juan Manuel Miñarro.

Tracce di sangue

Di fatto, l’indagine ha trovato un numero di coincidenze tra le due reliquie che “supera abbondantemente il minimo di punti significativi o di prove richieste dalla maggior parte dei sistemi giudiziari del mondo per l’identificazione di persone, che è tra otto e dodici, mentre quelli constatati dal nostro studio sono più di venti”.

In concreto, il lavoro ha evidenziato “importantissime coincidenze” nelle principali caratteristiche morfologiche (tipo, dimensioni e distanza delle tracce), nel numero e nella distribuzione delle macchie di sangue e nelle impronte di varie lesioni riflesse sui due teli o sulle superfici deformate.

Ci sono “punti che evidenziano la compatibilità tra i due teli” nella zona della fronte, sulla quale ci sono resti di sangue, così come sul dorso del naso, sullo zigomo destro o sul mento, che “presentano diverse contusioni”.

Circa le macchie di sangue, Miñarro afferma che le tracce presenti sui due teli presentano differenze morfologiche, ma che “quello che sembra indiscutibile è che i punti da cui è sgorgato il sangue corrispondono totalmente”.

Queste variazioni formali potrebbero spiegarsi con differenze dal punto di vista della durata, della collocazione e dell’intensità del contatto della testa con ciascuno dei teli, oltre che con “l’elasticità propria dei teli di lino”.

In definitiva, le coincidenze riscontrate nei due teli “sono tali che è ormai molto difficile pensare che si tratti di persone diverse”, ha segnalato Jorge Manuel Rodríguez, presidente del CES.

Alla luce dei risultati di questa indagine, “siamo arrivati a un punto in cui sembra assurdo chiedersi se ‘per casualità’ possano coincidere in entrambi tutte le ferite, le contusioni, i rigonfiamenti… La logica ci richiede di pensare che stiamo parlando della stessa persona”, ha concluso.

martedì 12 aprile 2016

Anguera: messaggio del 09.04.2016

“Cari figli, non dimenticate: in tutto, Dio al primo posto. Ecco il Tempo della Grande Confusione Spirituale. Amate e difendete la Verità. Restate con la Vera Chiesa del Mio Gesù. Accogliete i Suoi Insegnamenti, e tutto sarà vittoria nella vostra vita. Io sono vostra Madre e vengo dal Cielo per chiamarvi alla Santità. Aprite i vostri cuori e accettate la Volontà di Dio per le vostre vite. Non permettete che il demonio vi inganni e vi schiavizzi. Appartenete al Signore e le cose del mondo non sono per voi. Inginocchiatevi in preghiera. Solamente per mezzo della preghiera potrete sopportare il peso della croce. I Tempi da Me predetti in passato sono arrivati. Siate forti. Non indietreggiate. Cercate forza nelle Parole del Mio Gesù e nell’Eucaristia. Vedrete ancora orrori sulla Terra, ma coloro che rimarranno fedeli al Vero Magistero della Chiesa saranno salvi. Avanti. Questo è il messaggio che oggi vi trasmetto in nome della Santissima Trinità. Grazie per avermi permesso di riunirvi qui ancora una volta. Io vi benedico nel Nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Restate in Pace.”

DA UN ESORCISMO DELL’ 11 FEBBRAIO 2013 , LUCIFERO :”QUELLO LASSU’ STA PER TORNARE SULLA TERRA ,NON SO NE’ IL DOVE NE’ IL QUANDO ,MA SENTO CHE QUEL GIORNO E’ MOLTO ,MOLTO,MOLTO VICINO …”

Esorcismo dell’11 febbraio 2013 L’annuncio del Romano Pastore della Chiesa Universale, suscita in noi riflessione e timore per quanto sta at...