mercoledì 31 maggio 2017
4.475 – Messaggio di Nostra Signora Regina della Pace, trasmesso il 27/05/2017
martedì 30 maggio 2017
4.474 – Messaggio di Nostra Signora Regina della Pace, trasmesso il 26/05/2017
lunedì 29 maggio 2017
"A Medjugorje capimmo scientificamente che non era una truffa"
Oggi, 36 anni dopo, nel pieno della diatriba su Medjugorje sì o no, che sta animando il dibattitto cattolico dopo le esternazioni di Papa Francesco, torna a riparlare di quell’attività di indagine che venne consegnata immediatamente alla Congregazione per la Dottrina della Fede direttamente nelle mani del cardinal Ratzinger. Per confermare che non ci fu truffa e che le analisi vennero fatte nel 1985, dunque già in quella che, secondo la commissione Ruini, sarebbe la seconda fase delle apparizioni, quella più “problematica”. Ma soprattutto per ricordare che quegli studi non sono mai stati confutati da nessuno. Dopo anni di silenzio, Frigerio ha deciso di raccontare alla Nuova BQ come andò l’indagine sui veggenti.
Professore, da chi era composta l’equipe?
Eravamo un gruppo di medici italiani: io, che all’epoca ero alla Mangiagalli, Giacomo Mattalia, chirurgo alle Molinette a Torino, il prof. Giuseppe Bigi, fisiopatologo dell’Università di Milano, il dottor Giorgio Gagliardi, cardiologo e psicologo, Paolo Maestri, otorinolaringoiatra, Marco Margnelli, neurofisiologo, Raffaele Pugliese, Medico Chirurgo, il prof Maurizio Santini, neuropsicofarmacologo dell’Università di Milano.
Quali strumenti avete utilizzato?
Avevamo apparecchiature sofisticate già all’epoca: un algometro per studiare la sensibilità al dolore, due estesiometri corneali per toccare la cornea, un poligrafo multicanale, la cosiddetta macchina della verità per lo studio contemporaneo della frequenza respiratoria, della pressione arteriosa, della frequenza cardiaca e della resistenza dermocutanea e la portata vascolare periferica. Inoltre avevamo un apparecchio che si chiama Ampleid mk 10 per l’analisi delle vie uditive e oculari, un impedenzometro ampleid 709 dell’Amplfon per i riflessi uditi del nervo acustico, della coclea e del muscolo facciale. Infine alcune telecamere per lo studio della pupilla.
Chi vi incaricò di effettuare l’indagine?
L’equipe si forma nel 1984 dopo l’incontro con il vescovo di Spalato Frane Franic, sotto la cui metropolia dipende Medjugorje. Ci chiese uno studio, era sinceramente interessato a capire se quei fenomeni arrivassero da Dio. Ma l'ok arrivò da Giovanni Paolo II. Al mio ritorno in Italia il dott Farina insieme a padre Cristian Charlot parlarono con mons Paolo Knilica. Papa San Giovanni Paolo II invitò mons Knilica a scrivere una lettera di incarico che permise ai medici italiani di recarsi nella parrocchia di Medjugorie per queste rilevazioni. Tutto fu poi consegnato nelle mani di Ratzinger. Tenga presente che c'era ancora il regime titino, quindi per loro era indispensabile avere un’equipe di medici esterni.
Il vostro fu il primo gruppo medico a intervenire?
Contemporaneamente al nostro studio si stava svolgendo l’indagine di un gruppo francese coordinata dall’Università di Montpellier del professore Joyeux. Quel gruppo era nato su interessamento del celebre mariologo Laurentin. Si dedicarono principalmente agli studi elettroencefalografici. Questi esclusero forme di sonno o di epilessia, avevano dimostrato che il fondo dell’occhio e il sistema oculare era anatomicamente normale.
Quando avvennero le indagini?
Facemmo due viaggi: uno tra l’8 e il 10 marzo 1985, il secondo tra il 7 e il 10 settembre 1985. Nella prima fase studiammo il riflesso dell’ammiccamento spontaneo e il battito delle ciglia e la conseguente lubrificazione dell’occhio mediante la palpebra. Nel toccare la cornea capimmo che si poteva escludere scientificamente una qualche forma di simulazione, magari attraverso l’utilizzo di farmaci, perché subito dopo il fenomeno, la sensibilità dell’occhio ritornava sui valori normalissimi.
Ci colpì il fatto che cessavano gli ammiccamenti naturali dell’occhio prima di fissarsi su un’immagine. I sei veggenti avevano una discrepanza di un quinto di secondo, in posizioni diverse, nel fissare il medesimo punto dell’immagine con differenze impercettibili tra di loro, quindi in simultanea.
E nel secondo test di settembre?
Ci concentrammo sullo studio del dolore. Utilizzando l’algometro, che è una piastra d’argento di un centimetro quadrato che si surriscalda fino a 50 gradi, toccavamo la pelle prima del fenomeno, durante e dopo. Ebbene: prima e dopo i veggenti allontanavano le dita in una frazione di secondo, secondo i parametri, mentre durante il fenomeno, diventavano insensibili al dolore. Abbiamo provato a prolungare l’esposizione oltre i 5 secondi, ma fermammo per evitare loro delle ustioni. La reazione era sempre la medesima: insensibilità, nessun processo di fuga dalla piastra incandescente.
L’insensibilità si manifestava anche in altre parti del corpo sollecitate?
Toccando la cornea con una pesata minima di 4 milligrammi in fase normale, i veggenti chiudevano l’occhio immediatamente; in fase di fenomeno gli occhi rimanevano aperti nonostante sollecitazioni anche oltre i 190 milligrammi di pesata.
Significa cioè che il corpo resisteva a sollecitazioni anche invasive?
Sì. L’attività elettrodermica di questi ragazzi durante le manifestazioni era caratterizzata da una modifica progressiva e da un aumento della resistenza cutanea, l’ipertonia del sistema ortosimpatico si attenuava subito dopo l’evento, dai tracciati elettrodermici si notava un’assenza totale di resistenza elettriche cutanee. Ma questo si verificava anche quando utilizzavamo un pennino per ulteriori stimoli algici improvvisi o quando utilizzavamo un flash fotografico: l’elettrodermia si modificava, ma erano completamente insensibili alla circostanza. Appena terminata l’esposizione al fenomeno, i valori e le reazioni ai test erano perfettamente normali.
Fu per voi una prova?
Fu la prova che se esiste una definizione di estasi, cioè di essere distaccati da quella che è la circostanza, loro erano assolutamente e fisicamente assenti. E’ la stessa dinamica notata dal medico di Lourdes su Bernadette quando fece la prova della candela. Noi applicammo lo stesso principio con macchinari ovviamente più sofisticati.
Una volta redatte le conclusioni che cosa faceste?
Consegnai io personalmente al cardinal Ratzinger lo studio che fu molto dettagliato e corredato da fotografie. Andai in Congregazione per la Dottrina della fede dove ad attendermi c’era il segretario di Ratzinger, il futuro cardinal Bertone. Ratzinger stava ricevendo una delegazione di spagnoli, ma li fece attendere oltre un’ora per parlare con me. Gli illustrai sinteticamente il nostro lavoro poi gli chiesi che cosa ne pensasse.
E lui?
Mi disse: “E’ possibile che il divino si riveli all’umano attraverso l’esperienza dei ragazzi”. Mi accomiatò e sulla soglia gli chiesi: “Ma il papa come la pensa?”. Rispose: “Il Papa la pensa come me”. Tornato a Milano pubblicai un libro con quei dati.
Che cosa ne è del vostro studio ora?
Non lo so, però so che servì alla Congregazione e quindi alla Santa Sede per non vietare i pellegrinaggi. Il Papa voleva capire in via preliminare questo, per decidere eventualmente se bloccare i pellegrinaggi. Letto il nostro studio, decisero di non ostacolarli e di permetterli.
Crede che il vostro studio sia stato acquisito dalla commissione Ruini?
Credo di sì, ma non ho informazioni in merito.
Perché crede di sì?
Perché verificammo che i ragazzi erano attendibili e soprattutto nel corso degli anni nessuno studio successivo confutò le nostre risultanze.
Sta dicendo che nessuno scienziato è intervenuto per contraddire il vostro studio?
Esatto. La questione fondamentale era stabilire se in queste presunte visioni e apparizioni i veggenti credevano in ciò che vedevano o vedevano ciò che credevano. Nel primo caso la fisiologia del fenomeno è rispettata, nel secondo caso ci saremmo trovati di fronte a una proiezione allucinatoria di carattere patologico. Sul piano medico-scientifico fummo in grado di stabilire che questi ragazzi credevano in ciò che vedevano e questo fu un elemento da parte della Santa Sede per non chiudere lì questa esperienza e non proibire visite di fedeli.
Oggi si è tornati a parlare di Medjugorje dopo le parole del Papa. Se fosse vero che non si tratta di apparizioni significherebbe che saremmo di fronte ad una truffa colossale da 36 anni.
Sono in grado di escludere la truffa: non fummo autorizzati a fare il test del naloxone per vedere se si fossero drogati, ma c’erano evidenze elementari anche perché dopo un secondo tornavano ad avere dolore come gli altri.
Lei ha parlato di Lourdes. Vi siete attenuti alle metodologie di indagine del bureau medical?
Esattamente. Le procedure adottate furono le stesse. Di fatto eravamo un bureau medical in trasferta. Nella nostra equipe c’era il dottor Mario Botta, che faceva parte proprio della commissione medico-scientifica di Lourdes.
Che cosa pensa delle apparizioni?
Quello che posso dire è che certamente non c’è frode, non c’è simulazione. E che questo fenomeno non trova tutt’ora una spiegazione medico-scientifica valida. Il compito della medicina è escludere una patologia, che qui è stata esclusa. L’attribuzione di questi fenomeni a un evento soprannaturale non è compito mio, noi abbiamo solo il compito di escludere la simulazione o la patologia.
sabato 27 maggio 2017
Medjugorje: messaggio del 25.05.2017
venerdì 26 maggio 2017
LO DISSE NEL 1960: «È SATANA CHE SI È INTRODOTTO NEL SENO DELLA CHIESA E, IN POCO TEMPO, VERRÀ A GOVERNARE UNA FALSA CHIESA»
Alcune battute:
Dopo aver ricordato che la Consacrazione del mondo al Cuore Immacolato di Maria, con quella formula escogitata 'in extremis', fatta da Giovanni Paolo II il 25 marzo 1984 non è valida, anche perché avallata da una falsa lettera di Suor Lucia, l'intervista prosegue:
ZAVALA - "Mi perdoni se insisto sul Terzo Segreto di Fatima: Padre Pio, allora, lo riferiva alla perdita di fede all'interno della Chiesa?"
Padre Gabriele corruga la fronte e protende il mento. Sembra molto colpito.
P. GABRIELE - "Effettivamente. Un giorno Padre Pio mi ha detto molto dolorosamente: 'Lo sai, Gabriele? È Satana che si è introdotto nel seno della Chiesa e, in poco tempo, verrà a governare una falsa Chiesa' ".
Z. - "Dio mio! Una specie di Anticristo! Quando lo ha profetizzato questo?"
P.G. - "Dev'esserr stato intorno al 1960, poiché ero già un prete allora".
Z. - "È stato per questo che Giovanni XXIII aveva un tale panico nel rendere pubblico il Terzo Segreto di Fatima, perché i fedeli non pensassero che fosse un antipapa o qualcosa del genere ...?"
Padre Amorth sorride.
Z. - "Padre Pio le ha detto altro su catastrofi future: terremoti, inondazioni, guerre, epidemie, fame ...? Ha fatto allusione alle stesse piaghe profetizzate nelle Sacre Scritture? "
P.G. - "Nessuna cosa del genere gli importava, per quanto terrificanti si dimostrassero, tranne la grande apostasia all'interno della Chiesa. Questa è stata la questione che lo ha veramente tormentato e per cui ha pregato e ha offerto gran parte della sua sofferenza, crocifisso per amore".
Z. - "Il Terzo Segreto di Fatima ?"
P.G. - "Esattamente.”
Z. - "C'è un modo per evitare qualcosa di così terribile, padre Gabriele?”
P.G. - "C'è la speranza, ma è inutile se non è accompagnata da opere. Cominciamo consacrando la Russia al Cuore Immacolato di Maria, recitiamo il Santo Rosario, preghiamo e facciamo tutti penitenza ..."
Chiusura dell'articolo:
Come con altri figli spirituali di Padre Pio - il dott. Ingo Dollinger (quello delle indiscrezioni attribuite a Ratzinger sul "cattivo Concilio" e la "cattiva Messa") e don Luigi Villa - sembra che padre Pio stia ancora intercedendo per noi, operando in favore di coloro che ha incontrato e guidato quando era ancora in questo mondo. Sembra che faccia parte del suo carisma aiutarci in questi tempi difficili. Preghiamo allora Padre Pio di Pietrelcina e chiediamo la sua intercessione!
giovedì 25 maggio 2017
4.473 – Messaggio di Nostra Signora Regina della Pace, trasmesso il 23/05/2017
Cari figli, verranno giorni in cui gli uomini e le donne di fede troveranno l’Eucaristia solo in luoghi segreti. Ci sarà grande persecuzione dei cristiani e tutto sarà come nel tempo in cui il Mio Gesù affidò la Sua Chiesa a Pietro. Oggi ne abbiamo in abbondanza nell’altare, ma verrà il giorno in cui non si troverà il Prezioso Alimento. I Consacrati berranno il calice amaro del dolore. I Ministri del Mio Gesù che rimarranno fedeli agiranno come all’Inizio del Cristianesimo; Troveranno aiuto nelle case dei fedeli e lì celebreranno la Santa Messa. Dio susciterà donne pie, a esempio di Ninfa (Colossesi 4,15), donna di fede, che accoglieranno gli Uomini di Dio e contribuiranno alla crescita della loro comunità. Coraggio. Non tiratevi indietro. Non buttate via i Tesori che il Signore vi concede. Piegate le vostre ginocchia in preghiera. Aprite i vostri cuori alle Parole del Mio Gesù e lasciate che il Suo Amore penetri nelle vostre vite. Con i vostri esempi e parole, dimostrate a tutti che siete nel mondo ma non siete del mondo. Avanti per il cammino che vi ho indicato. Questo è il messaggio che oggi vi trasmetto nel nome della Santissima Trinità. Grazie per avermi permesso di riunirvi qui ancora una volta. Vi benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Rimanete nella pace.
mercoledì 24 maggio 2017
IL RITORNO DI BENEDETTO XVI SCATENA REAZIONI FURIBONDE, MA LA SUA È LA VERA VOCE DELLA CHIESA CHE TORNA A FARSI SENTIRE
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Il ritorno di Benedetto XVI (che forse non ha mai lasciato il papato): questa è la sensazione di molti cattolici. Sono bastati due suoi sorprendenti interventi per provocare la rabbia dell’attuale establishment bergogliano e – dall’altra parte – l’entusiasmo dei tanti credenti (smarriti e confusi) che ora riconoscono finalmente la voce del vero pastore.
Tre settimane orsono, in un messaggio al convegno sul suo pensiero politico voluto dal Presidente della Repubblica della Polonia e dai vescovi di quel Paese, Benedetto XVI aveva centrato “una questione essenziale per il futuro del nostro Continente” cioè “il confronto fra concezioni radicalmente atee dello Stato e il sorgere di uno Stato radicalmente religioso nei movimenti islamistici”.
Papa Ratzinger aveva affermato che questa tenaglia fra laicismo (o ateismo marxista) e islamismo, due concezioni sbagliate, “conduce il nostro tempo in una situazione esplosiva, le cui conseguenze sperimentiamo ogni giorno. Questi radicalismi esigono urgentemente che noi sviluppiamo una concezione convincente dello Stato, che sostenga il confronto con queste sfide e possa superarle”.
Era un evidente richiamo al suo storico discorso di Ratisbona che – non a caso – aveva fatto infuriare un certo laicismo di casa nostra e un certo mondo islamista.
Inoltre in queste ore è stato reso noto un altro intervento di Benedetto XVI che sta provocando un vero terremoto in Vaticano.
DAL SILENZIO
Ha infatti scritto una post-fazione al libro del card. Robert Sarah, “La forza del silenzio” (Cantagalli) e con ciò – ha osservato Riccardo Cascioli – “scende direttamente in campo a difesa del cardinale Robert Sarah che, come prefetto della Congregazione per il Culto divino, è stato ormai isolato ed emarginato dalle nuove nomine di papa Francesco, e pubblicamente smentito nel suo indirizzo dallo stesso Papa Bergoglio”.
Sulla liturgia – che apparentemente interessa solo gli specialisti, ma invece nella Chiesa è l’essenziale, il cuore della sua vita e l’espressione vera della sua dottrina – si starebbe per scatenare un attacco finale di tale gravità che Benedetto XVI ha ritenuto di esporsi in prima persona per scongiurarlo. Ne va della Chiesa stessa, dunque a mali estremi, estremi rimedi.
Papa Ratzinger “blinda” così il card. Sarah, lo definisce un vero “maestro spirituale” e conclude: “Con il cardinal Sarah la liturgia è in buone mani”.
Quanto dirompente sia questo intervento lo si capisce dalla reazione sdegnata del teologo Andrea Grillo, un perfetto rappresentante della rivoluzione bergogliana.
Grillo parla di “un vero e proprio incidente. Come se Ratzinger avesse, improvvisamente, rinunciato alla rinuncia e volesse influenzare le decisioni del suo successore”.
Dopo un attacco pesantissimo a Sarah, il sopra citato teologo si lancia direttamente contro Benedetto XVI che definisce polemicamente “vescovo emerito” e non “papa emerito”.
Grillo tuona così: “la mossa (di Benedetto XVI, ndr) appare tanto più grave se, nel frattempo, si sta preparando un inevitabile e salutare avvicendamento all’incarico di Prefetto. Una sorta di ‘difesa in extremis’ di un Prefetto ormai esautorato. Una cosa è certa… la interferenza che un intervento di questo tipo esercita sul libero esercizio della autorità del successore costituisce una interferenza grave e una alterazione degli equilibri ecclesiali. La scelta di discrezione e di umiltà, del tutto necessaria a chi esercita una ‘rinuncia all’esercizio del ministero’ sembra in tal modo profondamente incrinata”.
Insomma: sono furibondi. Quello che più li “disturba” è anzitutto la netta presa di posizione pubblica di papa Ratzinger a difesa della liturgia cattolica: un vero “non possumus”. Pronunciato da chi ha il munus petrino, cioè da chi, nel suo ultimo discorso pubblico, disse testualmente: “la mia decisione di rinunciare all’esercizio attivo del ministero non revoca questo”.
Poi irrita che Benedetto XVI mostri la statura spirituale del card. Sarah, che per certi versi ricorda Karol Wojtyla (infatti anche lui, nel suo Paese, si oppose coraggiosamente alla dittatura rischiando di persona).

Card. Sarah: il vescovo deve, tramite un programma di catechesi e formazione cristiana, fare di tutto perché la sua comunità abbia un 'cuore che vede' le miserie della società e venga incontro, portando conforto e consolazione, ai poveri e ai sofferenti
Oltretutto Sarah – che è nato povero e viene da un villaggio africano, quindi dal vero Terzo Mondo – non ha nessuna cedevolezza di fronte alla demagogia di sinistra e al populismo bergogliano sull’emigrazione: “La Chiesa” ha scritto Sarah “si è gravemente sbagliata per quanto riguarda la natura della sua vera crisi, se pensa che la sua missione essenziale sia di offrire soluzioni a tutti i problemi politici in materia di giustizia, di pace, di povertà, di accoglienza dei migranti, ecc trascurando l’evangelizzazione”.
Benedetto XVI cita un altro pensiero del card. Sarah sulla preghiera e sulla sua intensa esperienza del silenzio. Poi il “papa emerito” commenta:
“Queste frasi (del card. Sarah, ndr) rendono palese ciò di cui vive il cardinale, ciò che dà alle sue parole la loro profondità interiore. Da questa posizione privilegiata, egli può vedere i pericoli che minacciano di continuo la vita spirituale, anche dei sacerdoti e dei vescovi, e che quindi mettono pure a repentaglio la Chiesa stessa, nella quale non è raro che la Parola venga rimpiazzata da una verbosità che diluisce la grandezza della Parola”.
Chi è che nella Chiesa oggi rimpiazza la Parola di Dio con la sua verbosità?
Si può capire meglio proseguendo la lettura di Benedetto XVI: “Vorrei citare solo un passo (di Sarah) che può diventare un esame di coscienza di ogni vescovo: ‘Può succedere che un sacerdote buono e pio cada rapidamente nella mediocrità una volta elevato alla dignità episcopale, preoccupandosi solo del successo mondano. Sopraffatto dal peso dei doveri che incombono, preoccupato del potere, dell’autorità e delle necessità materiali del suo ministero, gradualmente esaurisce le energie’. Il cardinal Sarah è un maestro spirituale che parla dal profondo del silenzio con il Signore, dalla sua unione interiore con Lui, e per questo ha davvero qualcosa da dire a ognuno di noi”.
Al recente Sinodo sulla famiglia, Sarah si è espresso duramente contro la “rivoluzione” di Kasper (sponsorizzata da Bergoglio): “Affermo dunque con solennità che la Chiesa d’Africa si opporrà fermamente a ogni ribellione contro l’insegnamento di Gesù e del Magistero”.
I cardinali che al Sinodo sostennero l’insegnamento di sempre della Chiesa, sulla via di Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, rappresentano oggi per i cattolici la vera voce della Chiesa.
Uno dei loro maggiori esponenti, il cardinale Carlo Caffarra, che è fra i firmatari dei “Dubia” relativi all’Amoris laetitia, proprio ieri ha tenuto un discorso potentissimo al Rome Life Forum, incontro internazionale prolife alla vigilia della Marcia per la vita di oggi a Roma.
Il card. Caffarra – vero pastore e uomo di grande spessore teologico – ha lanciato un allarme altissimo richiamando addirittura l’Apocalisse, lo scontro finale fra Cristo e Satana, ma proiettandolo sul tempo presente.
Ha spiegato che “due sono le colonne della creazione”: la sacralità della vita umana e “l’unione coniugale tra uomo e donna, luogo in cui Dio crea nuove persone umane ‘a sua immagine e somiglianza’” (“È la legge della cooperazione umana al governo divino… Dio celebra la liturgia del suo atto creativo nel tempio santo dell’amore coniugale”).
La trasformazione dell’aborto in un diritto, sancito da tutti sistemi giuridici (un miliardo di aborti in 20/25 anni) “è la demolizione della prima colonna” della creazione per cui la vita umana è sacra.
L’altra demolizione, afferma Caffarra, è la cancellazione del matrimonio come “unione legittima dell’uomo e della donna, fonte della vita” per una liquidità di forme che non riconoscono più l’ordine maschio/femmina della creazione.
Così Caffarra tratteggia un drammatico crinale della civiltà umana: il crinale in cui ci troviamo oggi. Con Benedetto XVI e questi cardinali si torna a sentire la voce vera della Chiesa.
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Antonio Socci
4.472 – Messaggio di Nostra Signora Regina della Pace, trasmesso il 20/05/2017
Cari figli, avanti nella verità. Il Signore è con voi. Vengo dal Cielo per dirvi che siete importanti per la realizzazione dei Miei Piani. Siate docili e ascoltate i Miei Appelli. Vivete nel tempo delle grandi battaglie spirituali. Aprite i vostri cuori e rivestitevi della Grazia di Dio. Verrà un giorno in cui solamente gli uomini e le donne di preghiera potranno sopportare il peso delle prove che verranno. Sarete perseguitati a causa della vostra fede, ma gli Angeli del Signore saranno con voi. Quelli che resteranno fedeli sperimenteranno grande gioia. Curate la vostra vita spirituale. L’umanità ha perso la pace, perché gli uomini si sono allontanati dal Creatore. Pentitevi e convertitevi. Riconciliatevi con Dio e tutto finirà bene per voi. Conosco le vostre necessità e pregherò il Mio Gesù per voi. Vi chiedo di mantenere accesa la fiamma della vostra fede. Cercate forze nell’Eucaristia, perché solamente così sarete rafforzati per questo tempo difficile. Non tiratevi indietro. Chi è con il Signore non deve temere nulla. A esempio di Giovanni Battista, annunciate Gesù a tutti quelli che non Lo conoscono, e dite che Gesù è l’Unica Speranza per l’umanità. Coraggio. Io vi amo e cammino con voi. Questo è il messaggio che oggi vi trasmetto nel nome della Santissima Trinità. Grazie per avermi permesso di riunirvi qui ancora una volta. Vi benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Rimanete nella pace.
martedì 23 maggio 2017
4.471 – Messaggio di Nostra Signora Regina della Pace, a Salò (BS) Italia, trasmesso il 18/05/2017
lunedì 22 maggio 2017
4.470 – Messaggio di Nostra Signora Regina della Pace, a Cuneo / Italia, trasmesso il 17/05/2017
Cari figli, Io vi amo come siete e vi chiedo di allontanarvi da tutto quello che vi allontana da Mio Figlio Gesù. Non permettete che la fiamma della fede si spenga dentro di voi. Vivete in un tempo peggiore di quello del Diluvio ed è vicino il momento del vostro ritorno al Signore. Siate coraggiosi e testimoniate che siete di Mio Figlio Gesù. Voi sarete perseguitati a causa della vostra fede. Non vivete lontani dalla preghiera. Amate e difendete la verità. Annunciate a tutti quelli che sono lontani la Verità che Mio Figlio vi ha insegnato. L’umanità è cieca spiritualmente e cammina verso un grande abisso. Datemi le vostre mani e Io vi condurrò a Colui che è il vostro Unico e Vero Salvatore. Cercate forze nelle Parole di Mio Figlio Gesù e nell’Eucaristia. La vostra vittoria è nell’Eucaristia. Fuggite dal peccato e servite il Signore con gioia. Verrà un giorno in cui il Signore darà un ordine e i Suoi Angeli lo annunceranno. La famosa piazza cadrà e la croce sarà pesante per i Miei poveri figli. Ritornate. Quello che dovete fare, non rimandatelo a domani. Conosco le vostre necessità e pregherò il Mio Gesù per voi. Avanti nella difesa della verità. Nulla è perduto. Confidate nel Signore e Lui vi salverà. Questo è il messaggio che oggi vi trasmetto nel nome della Santissima Trinità. Grazie per avermi permesso di riunirvi qui ancora una volta. Vi benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Rimanete nella pace.
domenica 21 maggio 2017
4.469 – Messaggio di Nostra Signora Regina della Pace, trasmesso a Roma il 16/05/2017
Cari figli, non scoraggiatevi. Non indietreggiate. Dio ha il controllo di tutto. Vivete in un tempo di dolori, ma non siete soli. Il Mio Gesù è molto vicino a voi. L’umanità si è contaminata con il peccato e ha bisogno di essere curata. Convertitevi. Voi appartenete al Signore e solo Lui dovete seguire e servire. Verrà un giorno in cui Due Angeli passeranno per questa città. I giusti saranno portati in un luogo sicuro e gli empi periranno. In questo giorno gli uomini si ricorderanno le ingiustizie di Nerone. Soffro per quello che verrà. Voi siete del Signore. Non temete. Siate fedeli. Siate giusti. Non allontanatevi dalla verità. Ricordatevi che in questa terra, colui che fu scelto da Mio Figlio Gesù per governare la Sua Chiesa (San Pietro) versò il suo sangue. I prescelti per difendere la verità porteranno una croce pesante. Come in passato, i fedeli saranno perseguitati e condotti nei tribunali. Confidate in Gesù. Egli sarà la Difesa dei Suoi Eletti. Coraggio. Cercate forze nelle Parole di Mio Figlio Gesù e nell’Eucaristia. Siate docili ed accettate la Volontà di Dio per le vostre vite. Quando tutto sembrerà perduto, la vittoria verrà per Miei Devoti. Qualunque cosa accada, rimanete con la verità. Ascoltate i Miei Appelli e in tutto siate come Gesù. Io pregherò il Mio Gesù per voi. Avanti con gioia. Chi è con il Signore non sperimenterà mai il peso della sconfitta. Questo è il messaggio che oggi vi trasmetto nel nome della Santissima Trinità. Grazie per avermi permesso di riunirvi qui ancora una volta. Vi benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Rimanete nella pace.
sabato 20 maggio 2017
4.468 – Messaggio di Nostra Signora Regina della Pace, trasmesso il 13/05/2017
mercoledì 17 maggio 2017
La tesi del Dio alieno di Mauro Biglino smontata pezzo per pezzo
Molti dei suoi lettori cercano in lui semplicemente un puntello per sorreggere la loro ostilità al cristianesimo e alla Chiesa, ma non pochi tra loro restano turbati dai suoi libri per difetto di strumentario tecnico
Pare che il paradossale apologeta inglese non l’abbia mai scritta, questa cosa, ma certamente è innegabile il suo sapore chestertoniano: «Quando la gente smette di credere in Dio non è vero che non crede più a niente: anzi, comincia a credere a tutto». Mi torna in mente ogni volta che vedo qualcuno levarsi dal collo “il giogo della fede” e caricarsi quello delle superstizioni… ma anche quello delle dicerie, dei complottismi, delle “fake news”.
Ci penso una volta di più leggendo Antico e Nuovo testamento, libri senza Dio, di Mauro Biglino. Nelle intenzioni dell’autore, questo libro dovrebbe replicare ad alcune delle obiezioni fondamentali mosse ai suoi lavori precedenti da alcuni lettori critici. Recentemente, la Uno Editori ha raccolto questo titolo con i due precedenti, del medesimo autore, ed ha accorpato il tutto con un capitolo inedito. Evidentemente autore ed editore guardano a questi scritti considerandoli in qualche modo un punto d’arrivo, un traguardo di compiutezza.
Meglio così: se non altro sappiamo che leggendo queste pagine attingiamo a uno stadio tendenzialmente stabile della loro proposta. Per quanto nell’introduzione all’ultimo volume della trilogia, appunto, si legga:
Questo nuovo libro è come un fiume, una corrente il cui flusso scorre con i pensieri che si richiamano gli uni con gli altri senza suddivisioni didascaliche.
(p. 12)
A dire il vero, una suddivisione mi sembra ravvisabile fin dall’indice: i capitoli 1-4 si concentrano sulla questione del termine “אֱלוֹהִים” [“Elohîm”]; i capitoli 5-6 entrano nel Nuovo Testamento e discutono le narrazioni sulla figura di Gesù; mentre gli ultimi capitoli (7-9) ambiscono a tirare le somme di tutte le considerazioni precedenti, appurando una buona volta se «quello che ci è stato detto sulla Bibbia è falso» o no. Chiaramente Biglino ritiene di sì, cioè che grossomodo tutte le credenze accumulate e trasmesse nei secoli mediante e riguardo ai testi biblici siano nient’altro che un sistema di controllo e di dominio delle coscienze. Invenzioni «costruite a tavolino – recita il sottotitolo del libro – per mantenere il potere».
Non una tesi inedita, a ben pensare: da Marx in qua, una siffatta critica è stata rivolta a ogni religione, e in particolare al cristianesimo. Anche il bersaglio di Biglino, si parva licet…, è in prima e fondamentale istanza la tradizione cristiana (e cattolica in specie), ma ciò comporta infine un attacco a ogni credenza religiosa. Neppure Marx aveva inventato qualcosa di eccezionale, a dirla tutta: almeno da Cicerone in qua si ammette che nell’età classica le liturgie romane fossero meri instrumenta regni (strumenti di governo), e che nessuno dei ceti alti credesse davvero alle divinità. A chi non conosca le tesi di Biglino sembrerà forse strano, ma in effetti l’accostamento alla testimonianza ciceroniana parrebbe portare acqua al suo mulino, poiché è convinzione dell’autore che il “dio unico” di Israele altro non sia che uno dei tanti “dèi” discesi dal cielo chissà come e chissà quando, che le religioni tutte siano in sostanza un inganno ordito dagli alieni per assoggettare gli uomini e che vi sia sempre stato qualcuno “messo a parte” del segreto – qualcuno che avrebbe tratto maggior frutto dalle mistificazioni religiose – e Cicerone sarebbe un candidato meraviglioso da portare a supporto di questa tesi. Anzi, strano che non se ne trovi traccia, nelle pagine di Biglino…
Ma forse il lettore ignaro dell’opera di Biglino sta rimanendo disorientato dall’eterogeneità degli argomenti chiamati in causa: filologia semitica, archeologia, letteratura classica, ufologia… No, non mi sono sbagliato: c’è davvero tutto questo nelle sue singolari tesi. Se aggiungiamo anche la critica di Feuerbach per cui le religioni tengono schiavi gli uomini con la paura della morte abbiamo davvero tutto. Salvo che Biglino ha (pure) il tic di ribadire che la Bibbia non promette a nessuno l’immortalità: questo però quando dimostra che “la Bibbia non è un libro sacro”, non quando rivela che “le religioni si fondano sulla paura della morte”. E pazienza se le argomentazioni confliggono insanabilmente tra loro: del resto è comprensibile, essendo “questo nuovo libro” «una corrente il cui flusso scorre con i pensieri che si richiamano gli uni con gli altri senza suddivisioni didascaliche». Il lettore è avvertito, bisogna darne atto.
Così si può leggere nella stessa pagina (58), anzi in due paragrafi consecutivi, quanto segue:
La sacralità e l’unicità di questo insieme di testi sono il frutto di una vera e propria imposizione che si è variamente sviluppata e concretizzata nei secoli con fini e obiettivi che nulla hanno a che vedere con la spiritualità e con la presunta purezza di un pensiero religioso distaccato e divinamente ispirato.
E subito prima si aveva:
[…] è fondamentale evitare tutte quelle riflessioni che nella voluta e ricercata complessità tendono a nascondere l’evidenza di un testo che, nella sua disarmante semplicità, nulla ha mai avuto di sacro.
Insomma, la Bibbia è il frutto di un complotto ordito a tavolino da un alieno particolarmente meschino (YHWH, nientemeno), ma leggendo questo stesso testo ingannatore con «ragionamenti semplici, chiari, coerenti» dovrebbe balzare agli occhi la matrice dell’inganno.
Se non ci si stupisce di come si possano ritenere “semplici, chiari, coerenti” certi fantasiosi bizantinismi, c’è perlomeno da stupirsi della coriacea e plurimillenaria resistenza di un dolo tanto palese… sarà il trucco della lettera di Poe, chi lo sa!
A proposito del richiamarsi di idee… sarà un caso ma scorrendo le pagine di questa innovativa esegesi ho riassaporato la memoria dei romanzi di Zecharia Sitchin e Peter Kolosimo. Davvero quasi le stesse trovate, in quei testi come in questo. E peccato che, anche qui, non ci siano citazioni a confermare l’esattezza della reminiscenza. Sarà che Biglino afferma di voler limitare la bibliografia al minimo indispensabile; sarà che certi genî arrivano per vie separate alle medesime verità (in fondo anche Newton e Leibniz scoprirono contemporaneamente, ma senza collaborare, il calcolo infinitesimale!); o sarà che anche alla Nasa tutti hanno letto Jules Verne e visto Fritz Lang, ma che nessuno ama mostrarsi debitore di romanzieri, quando ambisce a passare per “uomo di scienza” o “intellettuale”.
Questo un po’ mi stupisce per quanto riguarda Biglino, perché ho recentemente scoperto che sulla “sua” storia degli Elohîm tale Riccardo Rontini produce un suggestivo fumetto.
La si dirà una “Biblia Biglini pauperum”, che ha se non altro il pregio di illustrare plasticamente la profondità di un pensiero che nega l’esistenza di una divinità da cui innumerevoli persone attestano di essere state salvate, e afferma l’esistenza – per dirla col salmista – di «un dio che non può salvare».
Dunque la questione di/degli Elohîm è fondamentale, dice Biglino. Anzi, più esattamente:
Ho […] scelto di rispondere in modo circostanziato alla più importante delle contestazioni che l’esegesi giudaico-cristiana mi rivolge: quella relativa al termine Elohim, al suo essere plurale o singolare, al suo significare “Dio” oppure no.
Come si comprende bene, questa infatti è la questione di fondo, tutte le altre non ne costituiscono che il corollario e rivestono un’importanza di gran lunga inferiore.
È infatti fondamentale stabilire se la Bibbia parla del Dio unico oppure no.
(p. 9)
È un approccio che onestamente mi lascia senza parole: non perché mi impressioni la teoria in sé, che appare inconsistente a chiunque sia arrivato alla lezione numero 3 di ebraico biblico (e mano a mano che si procede con le lezioni appare sempre più inconsistente), ma perché Biglino le riconosce quest’importanza capitale, mentre tutto il suo procedere si fonda su asserti fragili quanto l’assurda pretesa di individuare un plurale laddove innumerevoli passi attestano per via verbale un soggetto singolare (e quindi un “plurale di astrazione”, tipico delle lingue semitiche… ma anche del greco, che per esempio chiama “il futuro” “τά μέλλοντα” [tá méllonta, le cose che stanno per essere]).
Allora precisiamo preliminarmente che אֱל [“El”], tutte le sue forme – abbreviate, piene o derivate – non sono native della lingua ebraica, bensì sono comuni al semitico nord-occidentale e alle lingue di molti dei popoli che hanno abitato la zona. S’intendono così richiamati tutti quei piccoli regni di cui il medio oriente antico era pieno, e le sovranità cittadine, o città-stato, disseminate per il territorio: Mari, Ebla, Ugarit, Meghiddo e via dicendo.
“El” era certamente un nome comune semanticamente coesteso al nostro “dio” o “divinità”, “nume” o “lare”: nessuna delle sue forme indica un nome proprio, se non per derivazione di eccellenza, come quando s’intende “capo degli dèi”, “padre degli dèi” (e per “padre” non s’intende certo ciò che la dogmatica trinitaria cristiana avrebbe elaborato nei secoli).
Un caso analogo a quello dell’ebraico Elohîm è dato dall’ugaritico Ilanu, che è il plurale di Ilu ed è perfettamente equiparato al suo significato singolare di “dio” (mentre mai accade l’inverso, cioè l’uso plurale della forma singolare). Ora, questa è grammatica storica delle lingue derivanti dal semitico nord-occidentale: se con un nome dalla morfologia plurale si usano abitualmente voci verbali dalla morfologia singolare il filologo è tenuto a postulare che, per qualche motivo (di natura linguistica, non teologica né – tantomeno – ufologica), quel referente plurale abbia un contenuto singolare. Al grammatico spetta poi il ruolo, mediante la linguistica comparata, di cercare di stabilire come e perché si verifichino certe anomalie linguistiche (capitano anche in altre lingue, specialmente per nomi astratti, come ho ricordato con l’esempio del greco). Fino a questo punto, insomma, il teologo non è chiamato in causa. Ancora meno lo è l’ufologo. E siamo alla terza lezione di ebraico biblico.
Ma dopo questa premessa – che è materia di filologia pura e di grammatica storica, dunque non soggetta a influssi di sorta – volgiamoci a vedere come Biglino argomenta la sua tesi. Vediamo anzitutto la vicenda dello sfortunato alieno precipitato sul pianeta Terra.
Supponiamo che io colonizzatore (cioè Elohim biblico, theos greco, deus romano, ecc.) sia un materialista impenitente, non creda in nulla che non sia ciò che si sperimenta quotidianamente e abbia come scopo fondamentale, anzi unico, quello di passare il resto della mia vita in modo più agiato possibile. Per vivere al meglio gli anni che la biologia mi concede avverto la necessità di accumulare beni e dotazioni materiali: dovrò poterne disporre a mio piacimento […]. Per questo il mio scopo sarà quello di possedere molto e sapere di poterne disporre per sempre: le-’olam, direi biblicamente, cioè per un “lungo tempo”, almeno per tutta la durata della mia vita che, casualmente, è di gran lunga superiore a quella degli autoctoni che ho trovato sul pianeta e/o territorio nel quale sono giunto.
Grazie a questa particolarità lascerò inoltre che gli abitanti del luogo credano che io sia eterno: se ne convincono da soli, perché le loro generazioni si susseguono mentre io permango.
(34)
Così Biglino struttura la sua proposta: si parte con un “supponiamo” cui segue una liberissima ricostruzione di fantasia (e chi può obiettare qualcosa? ha detto “supponiamo”!). Ogni tanto si butta nel paragrafo qualche nozione di lessico biblico, più o meno corretta, come quella sull’espressione “le-’olam” (questa è corretta), e in quel caso – solo in quel caso! – si rimanda a una fonte autorevole (nella fattispecie si tratta del Dizionario di ebraico e di aramaico biblici, di Philippe Reymond e Albert Soggin, pubblicato dalla prestigiosa Società Biblica Britannica e Forestiera). Il lettore, che per il fatto stesso di essere un lettore di Biglino non è uno specialista, resta impressionato dallo scoprire una cosa che non sapeva e che discorda dalle sue (normalmente scarse) nozioni di cultura religiosa; e lo è tanto più se vede che la nozione viene confermata da una fonte esterna, indipendente e autorevole: l’effetto è che s’insinua o si consolida in lui il sospetto di essere effettivamente vittima della propria ignoranza. La cosa terribilmente ironica è che in effetti lo è, ma forse il suo sospetto lo spinge a guardare nella direzione sbagliata… Ma torniamo al nostro crudele YWHW, cioè a uno degli Elohîm finiti sul nostro pianeta non-si-sa-come-non-si-sa-quando-non-si-sa-perché; torniamo a lui e alla sua dura fatica di tirare a campare la sua sporca quasi-eternità.
[…] Nell’immediatezza ho la necessità di trovare dei collaboratori, perché non posso fare tutto da solo e, in prospettiva futura, devo pensare di ridurre al minimo il numero dei possibili rivali […]. Per il primo obiettivo […] stabilirò dei rapporti privilegiati con un numero ridottissimo di individui accuratamente selezionati. […] Con pochi – pochissimi di loro – il rapporto sarà anche aperto, chiaro ed esplicito: conosceranno cioè la “verità” e condivideranno | i miei obiettivi, godendone i privilegi sia pure in misura ridotta rispetto alla mia. Questi li chiamerò “iniziati” e sono quelli che i racconti antichi conoscono come i re-sacerdoti: rappresentanti di vere e proprie caste dotate di quel potere che derivava loro dalla conoscenza reale dei fatti.
(35-36 passim)
Insomma, in pratica mentre il perfido YHWH circuiva Abramo (il credulone), l’astuto Melchidesech faceva da spalla all’alieno ingannatore. Pare (ma su questo punto Biglino non si sbilancia del tutto!) che tali collaborazionisti primordiali fossero
in primis i discendenti diretti dei signori venuti dall’alto, i figli che derivavano dalle unioni sessuali che intercorrevano con i rappresentanti della specie umana: erano i sangue-misto cui si riferisce esplicitamente anche la Bibbia.
(Ibid.)
“Esplicitamente?”, pensa atterrito il lettore. “Anche la Bibbia?”! E mentre, per il sospetto di essere stato raggirato da millenni, già la rabbia gli ribolle dentro, trascura di porsi la semplice domanda di cui sopra? «Se questo libro è stato scritto per ingannarmi, come mai basta leggerlo per svelare l’inganno?».
Domande da pivelli, pensa il sagace lettore di Biglino, ormai smaliziato e avviato sul sentiero dell’iniziazione: «Eppoi – osserva stupito dopo una morbosa consultazione del mai-prima-sfogliato Gen 6 – sulla Bibbia c’è scritto davvero, che gli angeli andavano a letto con le donne!». Dunque Biglino ha ragione. Dunque Melchisedech e gli altri re-sacerdoti erano collaborazionisti degli alieni e i cosiddetti patriarchi erano solo i primi di molti allocchi a credere a una fandonia cosmica (tanto male imbastita che basta leggerla una volta per scoprire il trucco). Le reminiscenze liceali di genetica, che potrebbero porre sensate obiezioni, sono ormai inattingibili… chissà se anche quelle fanno parte dell’inganno!
Sfoglio e sfoglio in attesa degli argomenti decisivi a sostegno della tesi fondamentale, ossia: «Che cosa significa veramente Elohîm?». Niente, a un tratto leggo che quella di Dio sarebbe
una costruzione fatta di idee che reggono se stesse in un circolo vizioso autoreferenziale.
(38)
Che strano: sono parole che esprimono egregiamente l’idea che vado facendomi delle tesi del loro autore… Cerco argomenti e trovo affermazioni così:
Il mistero della fede, il mistero di Dio, sono concetti che i fedeli devono accettare perché i teologi sono stati costretti a inserirli. Ciò che hanno inventato è talmente incoerente e contraddittorio che deve necessariamente essere ricompreso nella categoria del mistero: non lo possono spiegare diversamente.
(40)
E la cosa deve suonare confortante all’ormai infuriato lettore, che scopre di non doversi neppure sentire ignorante (cosa che in effetti è), perché a quanto par di capire non ci sarebbe niente da comprendere, niente che possa rientrare in un pensiero logico. Ecco perché non ci aveva mai capito niente! Quanto a me, invece, che mi sforzo di mettere da parte i miei «due soldi d’elementari / e uno d’università», vorrei solo leggere un argomento a sostegno della fantasmagorica tesi sugli Elohîm alieni. E non ne trovo, perché Biglino divaga su Federico II di Svevia e su Gregorio IX (rivelandomi per giunta che i due erano in combutta: e io che ho perso tempo a studiare le due scomuniche – due – che il secondo inflisse al primo!), aggiungendo al tutto una spolverata di Lutero (più di tre secoli di distanza dai primi due… ma che vuoi che sia di fronte a un le-’olam!). A p. 50 si trova poi lo spot di un DVD di Biglino in cui si spiegherebbe «la vicenda di Saul che è illuminante ai fini della comprensione di chi erano i “buoni e giusti” per l’Elohim di Israele». Mi spiace ma non ho il cuore di comprare (anche) il DVD: sto ancora cercando la spiegazione promessa sulla faccenda di Elohîm. E non la trovo. Qui Biglino vanta gli «anni di traduzione dell’ebraico masoretico per le Edizioni San Paolo» (51), ma nel dare prova di queste doti il nostro sembra tanto modesto quanto invece pare schietto nel rivendicarle. La spiegazione non arriva.
In compenso, segue un intero capitolo dedicato a gustose pericopi delle opere di Giuseppe Flavio: non si capisce in che modo debbano rispondere alla domanda su quella che Biglino aveva annunciato come “questione fondamentale”, visto che parlano di Noè e di Abramo, ma ce le prendiamo così come sono. In fondo al capitolo (pp. 70-71) una scheda riassume che, comunque, ruach è il rumore delle astronavi degli Elohîm e kavod è come chiamavano le astronavi. Ma per capirlo per bene, spiega Biglino, bisogna comprare i suoi libri. Gli altri.
Fermi tutti, arrivano ben due capitoli dedicati alla grammatica.
Biglino ribadisce quindi che gli Elohîm, i quali sono tanti, avevano assunto le funzioni di legislatori, governatori, giudici; che avevano fatto gli adam; che ci si erano pure accoppiati (già che c’erano); che sono mortali proprio come gli adam (del povero Salmo 82, messo a puntello di queste “tesi”, parleremo meglio trattando Gesù). I due capitoli proseguono con una serie di frettolose e parziali citazioni di casi che, uno per uno, troverebbero tranquillamente semplici e lineari risposte filologiche. Ad esempio Biglino afferma che Elohîm non può essere un plurale tantum perché ci sono diversi testi in cui ricorre insieme con il nome al singolare: come se un esegeta biblico potesse stupirsi di imbattersi in ripetizioni, parallelismi e merismi. Ma il meglio è sempre che il Nostro affronta i testi antichi con le categorie (filosofiche o linguistiche) moderne, rivendica che i suoi anacronismi metodologici siano leciti, e infine (come riporterò tra un attimo) copre tutte le proprie incoerenze procedurali con dei sontuosi “beh, comunque sono cose difficili e la grammatica mica la rispettavano, questi”. Insomma, Biglino, la rispettavano o no?
Gustosa anche l’obiezione per cui, quando si parla di Elohîm
siamo in presenza […] di un individuo concreto che mangia, beve, si sporca, si lava, deve riposare […]… Una concretezza drammaticamente materiale; nulla a che vedere con l’astrattezza dei termini che l’esegesi teologica pone a confronto nel tentativo di giustificare la desinenza plurale.
Non a caso infatti Umberto Cassuto (buon ultimo, ma non se ne trova traccia nella bibliografia di Biglino) osserva una differenza proprio in tal senso tra l’uso di YHWH e quello di Elohîm: il primo indicherebbe concretezza, il secondo astrazione. Non mancano i critici anche all’opera del Cassuto, che però vanta su Biglino il vantaggio incomparabile di partire dal testo e non da fantasiose ipotesi imbastite su silenzi irrimediabili.
L’arrampicata sugli specchi prosegue con surreali accostamenti tra gli usi plurali di Elohîm (quanto ai verbi usati) e il nome šoftîm (giudici), per “spiegare” le figure teofaniche dell’ultima parte di Gen e di Es. Si tocca il massimo del surrealismo quando Biglino afferma che, sì, anche mitsraîm significa “gli egiziani” o, per astrazione, “l’Egitto”… ma lì è diverso. Perché? Perché Elohîm sarebbe più astratto, più evanescente.
E infine Biglino sconfina nel Nuovo Testamento, sul quale però torneremo prossimamente. Qui resta un’altra cosa da osservare, circa le petizioni di principio del Nostro, e ce ne offre lo spunto proprio lui alla fine del capitolo IV:
Se il termine Elohim fosse singolare la Bibbia sarebbe un testo assurdo, incoerente, confuso e pressoché incomprensibile. Se, per contro, si dovesse rivelare veritiera la mia ipotesi, secondo la quale Elohim indica una pluralità di individui, il testo sarebbe chiaramente intelligibile da tutti, senza necessità di intermediazioni e interpretazioni.
(132)
La falsità della seconda affermazione risulta evidente non appena si considera che per 132 pagine (e per troppe altre ancora) Biglino afferma che non ci si può fidare di nessuno, nella lettura della Bibbia, per non uscire dall’interpretazione che lui ne dà. Dunque un interprete è certamente necessario, ed è lui. In effetti però “intermediatore” è meglio di “interprete”: dubito che Biglino voglia veramente fondare una nuova religione (le religioni sono cose che noi adamîm gestiamo a prezzo di fatiche sovrumane, e le sue fantasticherie sugli Elohîm dovrebbero averglielo insegnato); innegabilmente, però, egli si pone come chi offre una nuova rivelazione. Forse del nulla, dal momento che Biglino sembra foriero di una Weltanschauung nichilista, ma Biglino si pone come un mediatore.
E la prima affermazione? È vera o falsa? L’onere della prova spetta all’accusa, non alla difesa: l’accusa ha prodotto testi truccati, domande faziose, inferenze indebite, approssimazioni e minimizzazioni ad libitum… non si vede a che titolo possa chiedere che sia la difesa a rispondere. La Bibbia è stata letta da decine di secoli senza che nessuno – tra quanti l’ebraico lo parlavano agevolmente (e prima dei masoreti!) – abbia mai provato imbarazzo su quando e come tradurre Elohîm come theós (dio) e quando tradurlo come theói (dèi). Se venti secoli dopo un italiano che ha studiato ebraico a Torino vuole convincerci che gli ebrei alessandrini dell’intetestamento non capivano quello che leggevano o che volevano perpetuare un inganno portato sul nostro pianeta da alieni di cui non sarebbe rimasto un solo reperto extratestuale oggettivo… noi ci sentiamo liberi di seppellire costui con una sonora risata.
Ma Biglino chiude il quarto capitolo con una sicumera contraddetta da quanto aveva scritto all’inizio del terzo, e la disposizione illogica delle parti (e dei modi) serve appunto per lasciare il lector simplex con un senso di fiducia nel “rivelatore” – senza omettere di indossare cautelativamente una foglia di fico da esibire ai meno sprovveduti tra i suoi lettori. Introducendo finalmente il primo dei capitoli dedicati alle questioni filologiche, il Nostro aveva infatti messo le mani avanti:
Le diatribe filologiche condotte su un singolo termine molto spesso non determinano risultati assodati e condivisi: la cosa non ci deve stupire perché le disquisizioni e le speculazioni “chirurgiche” non hanno la possibilità di produrre i risultati sperati a causa delle inevitabili incertezze connaturate alla conoscenza delle lingue antiche e per l’impiego che di queste facevano gli autori stessi i quali, a differenza nostra, non si sentivano sempre e necessariamente legati alla rigidità delle regole grammaticali.
(76)
Che dire? Nel momento in cui Biglino deve mostrarsi più solido – giacché è quello che ha promesso nell’introduzione – sfiora l’ineffabile:
[…] il prof. Garbini […] rileva che i masoreti non hanno operato su base linguistica e grammaticale, non hanno quindi scritto tenendo conto di regole precostituite, ma hanno invece operato su basi e, soprattutto, con intenti prettamente ideologici e teologici.
(Ibid.)
Al solito: l’appello a un’autorità forte, esterna e indipendente (la quale però non sta avallando la tesi: vorrei sentirlo, Paolo Garbini, dire con le sue labbra che Elohîm non significa “dio”), il generico richiamo alla difficoltà della ricerca da condurre, il vaso di Pandora additato nei fantomatici “intenti prettamente ideologici e teologici”… e potremmo risparmiarci di sfogliare le pagine seguenti: Biglino non può documentare che Elohîm significa ciò che vorrebbe darci a intendere. Non può perché la sua è una pura invenzione fantascientifica, che imbastisce una trama di ipotesi non verificabili su un ordito di argumenta ex silentio. Niente di più lontano da qualunque criterio di esegesi rigorosa. D’altronde
[…] spesso queste regole non esistevano neppure: sono il frutto dell’elaborazione che i grammatici moderni hanno condotto a | posteriori e purtroppo talvolta anche sotto il condizionamento, più o meno consapevole, determinato dal substrato culturale teologico indissolubilmente connesso con il cosiddetto “libro sacro”.
(76-77)
Ecco qui: il testo biblico è una trappola diabolica ordita dagli alieni, e basta leggerlo per rendersene conto; però bisogna leggerlo in un modo diverso da come fanno tutti gli altri, perché gli altri sono caduti nella trappola dell’alieno. E però alla fine sarebbero i teologi a fare petizioni di principio!
Blue Whale, il gioco della morte l'orrore arriva in Italia
Sebbene nelle ultime ore siano comparsi decine di status che riguardano l’assurda pratica, non ne mancano di preoccupanti. Cercando su Facebook l’hashtag #i_am_whale, col quale occorre pubblicare alcuni post per accedere ai livelli successivi del gioco, si possono trovare le immagini dell’orrore.
Alcuni sono recentissimi, altri, invece, risalgono a pochi giorni fa e lasciano pensare che un’altra tragedia si sia già consumata o sia in procinto di consumarsi. I post sono numerosi e vanno dalle fotografie di giovanissimi sul ciglio di palazzi, coi piedi penzoloni nel vuoto, a immagini delle ferite autoinfertesi, come previsto dal protocollo Blue Whale. Braccia tagliate e sanguinanti oppure la scritta F57 incisa sul palmo della mano. Ci sono, poi, anche i disegni della balena blu, l’animale a cui si ispira il nome del gioco. Immagini simili possono essere trovate anche con gli hashtag #f57, #f58, #bluewhalechallenge, #bluewhale e molti altri.
La maggior parte degli status proviene dall’estero, soprattutto da giovani sudamericani. Non mancano però giovani italiani che utilizzano l’hashtag. Non è chiaramente possibile stabilire se si tratti solamente di emulazione o di una vera e propria partecipazione al gioco. Anche per questo in molti stanno chiedendo di segnalare a Facebook tutti i post a riguardo.
In particolare, su Twitter molti suggeriscono di continuare a utilizzare massicciamente l’hashtag per rendere difficile l’individuazione di giovani partecipanti da parte dei cosiddetti curatori. Altri, invece, si stanno impegnando in una vera e propria crociata contro il gioco, individuando e segnalando tutti i tweet sospetti.
Su Instagram con la stessa ricerca compare un messaggio d’avviso: «I post con le parole o tag che cerchi spesso incoraggiano comportamenti che possono causare dolore o condurre anche alla morte. Se stai vivendo una situazione difficile, saremo lieti di poterti aiutare».
via ilmattino
domenica 14 maggio 2017
La spaccatura nella Chiesa è grave: cattolici, chiedere al Papa chiarezza è un dovere
E' questa, in estrema sintesi, la certezza che abbiamo guadagnato grazie al Convegno internazionale "Fare chiarezza, a un anno dall'Amoris Laetitia", organizzato da La Nuova Bq e Il Timone lo scorso 22 aprile a Roma.
Un evento per molti versi eccezionale: è la prima volta in assoluto che un convegno di tale spessore ecclesiale viene organizzato esclusivamente da laici e con la presenza di soli laici provenienti da tutto il mondo.
Gli interventi dei relatori, tutti di notevole spessore, hanno evidenziato due elementi sostanziali. Da una parte le contraddizioni di carattere dottrinale presenti nell'Esortazione Apostolica Amoris Laetitia, dall'altra il confronto con analoghe crisi vissute dalla Chiesa nella sua storia. E' emerso così uno scenario chiaro: la crisi e la confusione che viviamo oggi nella Chiesa, sono il frutto di decenni di insegnamenti eterodossi portati avanti da determinati teologi ed anche da alcuni vescovi. E' proprio a tali insegnamenti che l'Amoris Laetitia, con l'ambiguità di certi suoi passaggi, dà spazio e offre diritto di cittadinanza.
E' dunque per tutto questo - e veniamo alla seconda grande certezza emersa dal convegno - che diventa sempre più urgente e di vitale importanza, chiedere un intervento chiarificatore del Papa. Non solo: è doveroso chiederlo, proprio come accaduto in altri momenti cruciali nella storia della Chiesa.
Sappiamo con certezza - perchè lo ha detto Gesù - che le porte degli inferi non prevarranno e che non siamo certo noi a salvare la Chiesa. Ma sappiamo con altrettanta certezza che ad ognuno spetta la propria parte: testimoniare fino in fondo la fedeltà alla Chiesa assumendoci le responsabilità che ci sono state affidate. E' con questa coscienza che La Nuova Bussola Quotidiana e il Timone continueranno la loro opera di informazione, ancora più certi della propria missione.
sabato 13 maggio 2017
4.467 – Messaggio di Nostra Signora Regina della Pace, trasmesso il 11/05/2017
Cari figli, siate forti per aiutare i deboli e coraggiosi per aiutare coloro che si ritireranno per paura. Il Mio Gesù ha bisogno di voi. Aprite i vostri cuori e vivete rivolti al Paradiso per il quale unicamente foste creati. Giorni di tenebra verranno e pochi permarranno nella verità. Siate strumenti di Dio per tutti coloro che sono lontani. Il Mio Signore ha bisogno di voi. Ascoltate la Sua Voce e percorrete la Strada della Santità. Come il Signore ha scelto Abramo per condurre il popolo verso la Terra Promessa, Egli vi chiama per condurre i vostri fratelli che vivono nella cecità spirituale alla Sua Chiesa. Portate la verità ai Miei poveri figli. Non permettete che il demonio vinca. Siete del Signore e Lui si aspetta molto da voi. Non tiratevi indietro. Piegate le vostre ginocchia in preghiera. Cercate forze nel Vangelo e negli Insegnamenti del Vero Magistero della Chiesa del Mio Gesù. Non perdetevi d’animo. Tutto quello che è falso cadrà per terra. Questo è il messaggio che oggi vi trasmetto nel nome della Santissima Trinità. Grazie per avermi permesso di riunirvi qui ancora una volta. Vi benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Rimanete nella pace.
venerdì 12 maggio 2017
CRONACA DI UNA SERATA SU AMORIS LAETITIA. «SCUSI, MA IL VANGELO?». E IL FAMOSO TEOLOGO VA IN TILT
Tra tante osservazioni che si possono muovere a papa Francesco, devo ammettere che almeno in un caso non posso dargli tutti i torti. Nella sua affermazione per cui i teologi andrebbero tutti mandati su di un’isola deserta, trovo notevoli elementi di verità.
Ne ho avuto conferma qualche giorno fa, partecipando ad un convegno su Amoris Laetitia, organizzato da un’associazione “cattolica”, avente come grande ospite un noto “teologo cattolico”. Quella che segue è una breve cronaca della serata, seguita da alcuni, personalissimi dubia.
Il “teologo” se ne esordisce affermando che, assolutamente, bisogna “camminare con Francesco”. Attenzione, ammonisce, ci sono alcuni, nella Chiesa, che “non camminano con Francesco”! Spiega poi, che il matrimonio come noi lo conosciamo è un’invenzione del Codice di diritto canonico del 1917, insomma, un retaggio della cultura ottocentesca. Quanto alla nullità, è un’invenzione dei canonisti per risolvere le situazioni sottobanco. Avete presente i bambini, che giocano solo se vincono, e se perdono dicono “non gioco più?”. Ecco, con la nullità la Chiesa vince sempre! E poi, avete presente quanto era oppressiva la famiglia di una volta? Avete presente i romanzi di Dickens? Sarebbe ora che i canonisti si decidessero a rendere il matrimonio più “funzionale”. Del resto, prima dell’ Ottocento, la Chiesa non ha mai parlato di famiglia, ma solo di matrimonio, inteso come mero rapporto di coppia. La Chiesa deve lasciare che sia lo Stato ad occuparsi di matrimonio, decidendo anche dell’esistenza o meno del vincolo.
Assicuro che non una virgola è stata inventata: tutto questo è stato detto davvero.
A quel punto, domande. Si alza uno spettatore. Fa notare che in tutta la serata il “teologo” non ha mai, nemmeno una volta, nominato Gesù Cristo. Non appena quel nome viene pronunciato, il “teologo” fa visibilmente un balzo sulla sedia, come se avesse preso un pugno nello stomaco. Un successivo intervento ribadisce il concetto e cita il Vangelo: “L’uomo non separi ciò che Dio ha unito”.
A quel punto il “teologo” ha una vera e propria crisi di rabbia. Volano insulti: “fondamentalisti!”, “leggete la Bibbia da dilettanti!”, “siete come i Testimoni di Geova!”.
L’unica cosa che riesce a calmarlo è l’intervento di una tale che si presenta così: “Sono un prete sposato con una donna divorziata”. Il “teologo” esulta. Il prete-sposato-con-donna-divorziata, però, non si accontenta di vincere, vuole stravincere, e si dilunga a parlare della tragedia, da lui sperimentata quando era missionario in Africa, costituita dal fatto che i poligami non potessero fare i catechisti. Il “teologo”, plaudente, si lancia nell’ipotizzare l’introduzione di dispense ad hoc. Insomma, dopo il divorzio, pure la poligamia?
A quel punto, si alza un prete (non sposato), ed è visibilmente contrariato. Per prima cosa, dice di considerare inaccettabile che chi ha solo citato il Vangelo venga definito “fondamentalista”. Poi sostiene che il “teologo” si sia spinto molto oltre le reali intenzioni di Amoris Laetitia: non si è minimamente presa in analisi la parte in cui si parla del rapporto fra Vangelo e cultura ed il fatto che in questo confronto è la cultura a dover essere evangelizzata. Del resto, se così non fosse, non si capirebbe il perché della Rivelazione, dell’Incarnazione del Verbo. Il “teologo”, che già più volte, visibilmente innervosito, aveva cercato di troncare la parola al prete, non si trattiene più: “il Vangelo va letto alla luce di Amoris Laetitia!”, grida furibondo. Non sto inventando. Giuro.
Il prete prega di non interrompere, non avendo ancora finito. Essendo un canonista, osserva che non si è minimamente tenuto conto della lunghissima tradizione del diritto canonico e che trova offensivo che si sia parlato di cose fatte sottobanco. Nuove urla da parte del “teologo”: “Voi schiacciate le persone!”. La serata finisce fra le sue urla.
Passiamo ora ai dubia.
Iniziamo dal fondo, ovvero, dalla reazione, incredibilmente violenta, che il personaggio ha avuto al solo nominare Gesù Cristo e il Vangelo, nonché dall’incredibile mancanza di rispetto che ha, senza alcun ritegno, dimostrato, nei confronti di un sacerdote. Non è solo una questione di cafoneria e nemmeno di palese incapacità a sostenere un contradditorio. Di fatto, mi sembra di constatare una visione della Chiesa come burocrazia autoreferenziale avente come unico fine la propria autoconservazione. Solo così mi sembra si possa spiegare la mirabolante pretesa di trasformare il Vangelo in un privilegio per pochi, un testo interpretabile correttamente solo da una ristretta cerchia di studiosi, per cui i comuni mortali, i “dilettanti”, non si devono azzardare a citarne il contenuto per quello che è, senza passare per le fumisterie degli iniziati. Cosicchè un testo del 2016 diventa la chiave per decretare cosa voleva dire veramente Gesù Cristo, anziché essere la Parola di Cristo ad essere metro di valutazione di Amoris Laetitia e di tutte le tonnellate di carta che ad essa si riferiscono.
In tal modo, però, e questo è il fatto più inquietante, la Chiesa si riduce al potentato personale di un uomo. Il riferimento ossessivo alla necessità di “camminare con Francesco” in un discorso in cui Gesù Cristo è, invece, totalmente assente, non può non far sorgere il terribile sospetto che questa burocrazia chiamata Chiesa non sia più votata alla testimonianza della Resurrezione del Cristo, ma al perseguimento dei piani personali di un signorotto.
Oltretutto, questi piani sembrano ben miseri, riducendosi, in definitiva, nel farsi accordare il permesso di esistere dai poteri mondani a patto di non disturbarli e rimanersene chiusi nella propria autoreferenzialità. Ecco, dunque, la decisione di lasciare allo Stato l’esclusiva sul matrimonio, ormai solo una zavorra che intralcia il perseguimento del quieto vivere, ed il livore nei confronti dei canonisti, visti come nient’altro che una lobby rivale che si opporrebbe al piano geniale di papa Francesco solo per il proprio interesse particolare.
A questo punto, il Vangelo e la Persona di Gesù Cristo possono solo essere visti come un ostacolo a questo progetto, come qualcosa di scomodo da nascondere dietro una cortina di fumo, e con essi la storia reale della Chiesa, quella del matrimonio e quella del diritto canonico, su cui non a caso il “teologo” ha deliberatamente mentito per tutta la serata, confidando, nel suo evidente disprezzo per i non iniziati, che fossero tutti troppo ignoranti per accorgersene.
E veniamo al “testo incriminato”: il bravo prete caduto vittima delle ire del personaggio ha affermato che l’interpretazione del testo data da quest’ultimo non fosse corretta. In effetti, il testo è talmente ambiguo ed in certi casi talmente di difficile comprensione, che se ne può dire tutto ed il contrario di tutto. Proprio per questo, però, ha dato adito alle interpretazioni deliranti di cui si è appena dato un saggio. E ci viene da chiedersi, in tutta parresia, se il Pontefice ci è o ci fa. Su questo blog si possono ancora trovare gli articoli del sottoscritto, risalenti al 2013, in cui si cercava di difendere papa Francesco e la sua buona fede. Non posso più nascondere che, dopo quattro anni di pontificato, data la totale mancanza, da parte del diretto interessato, del benché minimo tentativo di dissipare i supposti equivoci ed anzi, di fronte al loro continuo moltiplicarsi ed aggravarsi, di questa fiducia non sia rimasto granchè.
4.466 – Messaggio di Nostra Signora Regina della Pace, trasmesso il 09/05/2017
Cari figli, Mio Figlio Gesù ha bisogno di voi. Non perdetevi d’animo. Non tiratevi indietro. Il Signore non vi abbandonerà. Dopo la croce verrà la vittoria per voi. I prescelti saranno perseguitati e minacciati, ma ascoltate la Voce di Mio Figlio Gesù. Egli è il vostro tutto e nessuna forza umana potrà distruggere i Piani di Dio. Fatevi coraggio. Il Signore vi ha scelto e vi ha inviato in mezzo ai nemici, ma Lui non vi abbandonerà. Guardate l’esempio di Elia e lasciatevi condurre dalle Mani del Signore, perché solamente così sarete vittoriosi. La vostra arma nella grande battaglia è la verità. Abbracciate la verità. Quelli che camminano nella verità non soffriranno la sconfitta. Non dimenticate: Nelle mani il Rosario e la Sacra Scrittura; Nel cuore l’amore alla verità. Avanti senza paura. Questo è il messaggio che oggi vi trasmetto nel nome della Santissima Trinità. Grazie per avermi permesso di riunirvi qui ancora una volta. Vi benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Rimanete nella pace.
giovedì 11 maggio 2017
4.465 – Messaggio di Nostra Signora Regina della Pace, trasmesso il 06/05/2017
Cari figli, sono la vostra Madre Addolorata e soffro per quello che vi attende. Camminate per un futuro di grandi battaglie spirituali. La Vera Chiesa del Mio Gesù affronterà una grande battaglia col gigante delle false dottrine. Voi che siete del Signore difendeteLo. Non permettete che il nemico vinca . Come Davide confidò nel Signore e vinse grandi battaglie, anche voi ponete la vostra fiducia nel Signore e sarete vittoriosi. Guardate l’esempio di coraggio dei grandi uomini di fede. La Sacra Scrittura deve essere per voi fonte di orientamento. Studiate la Sacra Scrittura, perché solamente così potete diventare servi fedeli di Mio Figlio Gesù. La vostra vittoria è nel Signore. Confidate in Lui e tutto finirà bene per voi. Aprite i vostri cuori e in tutto imitate Mio figlio Gesù. Piegate le vostre ginocchia in preghiera e cercate forze nell’Eucaristia. Siate pieni di speranza. Non c’è vittoria senza croce. Dopo tutto il dolore, i giusti sperimenteranno grande gioia. Avanti nella difesa della verità. Io pregherò il Mio Gesù per voi. Questo è il messaggio che oggi vi trasmetto nel nome della Santissima Trinità. Grazie per avermi permesso di riunirvi qui ancora una volta. Vi benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Rimanete nella pace.
mercoledì 10 maggio 2017
C’è un luogo in Italia che ospita il sangue di Gesù e la spugna imbevuta sul Golgota
Le reliquie contenute nei "sacri vasi" sono state portate dal soldato che trafisse con la lancia il costato di Cristo
Preziose reliquie di Gesù Cristo ospitate da quasi due millenni nella cattedrale di Mantova. E contenute nei cosiddetti “Sacri vasi”.
Le reliquie vennero portate nella città lombarda da Longino, il soldato che trafisse con una lancia il costato di Gesù. Dalla ferita uscirono sangue ed acqua che, cadendogli sul volto, gli fecero guarire gli occhi ammalati e lo fecero convertire alla fede cristiana
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L’ARRIVO A MANTOVA
Longino, raccolto il sangue di cui era intrisa la terra ai piedi della croce, lo custodì assieme alla spugna che era servita per dare da bere a Cristo sul Golgota. Poi arrivò a Mantova, dove nascose le preziose reliquie nel’ospedale per i pellegrini in cui aveva trovato albergo.
Il 2 dicembre del 37 Longino subì il martirio in contrada Cappadocia.
RELIQUIE “AUTENTICHE”
La cassetta con le reliquie venne ritrovata nell’anno 804, nell’orto dell’ospedale di Santa Maddalena, dove era stata sepolta accanto alle ossa di Longino. A quel punto, il pontefice Leone III inviato a Mantova dall’imperatore Carlo Magno ne dichiarò l`autenticità, avendone avuto in dono una porzione per l`imperatore.
DAL MONASTERO ALLA BASILICA
Nuovamente occultate, temendo la loro profanazione da parte degli Ungari che minacciavano di invadere Mantova, le reliquie furono riscoperte nel 1048, al tempo di Beatrice e Bonifacio di Canossa che fecero costruire nel luogo del ritrovamento un monastero benedettino e una chiesa, poi distrutta per far posto all’edificio dell’attuale basilica di Sant’Andrea, voluta di Ludovico II Gonzaga.
“LA BARCA DELL’ASCENSIONE”
In passato in occasione dell’esposizione della reliquia si svolgeva il burchiello della Sensa (la barca dell’Ascensione) organizzato dal’arte dei pescatori. Era una sorta di spettacolo allegorico durante il quale alcuni pescatori interpretando gli apostoli Pietro, Giovanni ed Andrea lanciavano pesci e anguille sulla folla prendendoli da una barca che veniva portata a braccia dalla cattedrale a Sant’Andrea.
LE DODICI CHIAVI
Per tradizione, ogni anno nel pomeriggio del Venerdì Santo si svolge la cerimonia per l’apertura dei forzieri che custodiscono i due preziosi reliquari, e che vengono posti ai piedi del Cristo crocifisso nell’abside della Cattedrale.
L’apertura è un’operazione laboriosa che comporta l`impiego di ben 12 chiavi, conservate da autorità ecclesiastiche e statali. Una dopo l`altra vengono aperte le serrature dei forzieri tra il silenzio dei presenti.
AI PIEDI DEL CRISTO CROCIFISSO
Quando finalmente i due reliquiari sono all’esterno, il Vescovo incensandoli pronuncia una preghiera.
I Sacri Vasi sostenuti, uno dal Vescovo e l`altro da un`altro prelato, percorrono la cripta e le strette scale che portano nella Basilica, poi i due vasi con le reliquie sono posti ai piedi del Cristo crocifisso nel lato sinistro dell`abside della Cattedrale. Ed è questo il momento più solenne della cerimonia.
domenica 7 maggio 2017
Sindone: Svelato il mistero le monete impresse sulla Sacra Sindone sono dei tempi di GESù
Continuano le ricerche per cercare di datare la Sindone che si trova a Torino, per i fedeli non ci sono dubbi che si tratti del velo che ha coperto il corpo di Cristo dopo la passione, ma scientificamente non esistono delle prove certe che collocano il velo al tempo di Gesù, l’unica certezza è che solo un fenomeno inspiegabile ha permesso alla sagoma di rimanere impressa nel lino.
Un ulteriore prova che la sindone conservata a Torino possa essere davvero quella originale è stata mostrata dal numismatico Agostino Sferrazza, il quale sostiene che sugli occhi dell’uomo impresso nella sindone ci siano delle monete coniate nel 29 d.c. , risalenti quindi all’epoca di Ponzio Pilato: dopo la prima ricostruzione in 3d (1976), infatti, venne notata una strana forma degli occhi, su questi erano evidenti dei piccoli rigonfiamenti che non combaciavano con nessuna forma morfologica, al che gli scienziati pensarono che si trattasse di Lepton, piccole monete di poco valore che venivano usate in periodo romano per le sepolture.
Sulla base di questa tesi gli studiosi hanno cercato di ricostruire le monete con moderne tecnologie e grazie all’immagine ricreata da Nello Balossino (professore associato dell’università di Torino) si è riusciti a risalire alle immagini e ad una scritta parziale che si trovano sulle due monete. Nella moneta di destra è raffigurato un bastone ricurvo, si pensa possa essere il lituus simbolo ben augurante della religione romana. In quella di sinistra, invece, è raffigurata una coppa sacrificale.
Ma la scoperta forse più importante per datare con precisione le monete è rappresentata dalla scritta UCAI, che potrebbe essere parte dell’incisione che comunemente veniva inserita nelle monete romane utilizzate in Grecia “TIBERIO(UCAI)CAROC” (letteralmente “Di Tiberio Cesare”). Chiaramente i delatori della sindone obietteranno di fronte a queste prove sommarie e ricostruite dalle macchie in un tessuto, ma Sferrazza è sicuro che le monete appartengono al 29 d.c. .
Medjugorje: messaggio del 02.05.2017
Vi invito all’annuncio della verità e all’amore misericordioso.
Prego Mio Figlio per voi, per la vostra fede che diminuisce sempre di più nei vostri cuori. Lo prego per aiutarvi con lo Spirito Divino, come anche io desidero aiutarvi con lo spirito materno. Figli miei dovete essere migliori, solo coloro che sono puri, umili e colmi d’amore sorreggono il mondo, salvano sè stessi e il mondo.
Figli miei, Mio Figlio è il cuore del mondo, bisogna amarLo e pregarLo e non tradirLo sempre e nuovamente. Perciò voi, apostoli del mio amore, diffondete la fede nei cuori degli uomini, con il vostro esempio, con la preghiera e con l’amore misericordioso. Io sono accanto a voi e vi aiuterò.
Pregate affinchè i vostri pastori abbiano sempre più la luce per poter irradiare tutti coloro che vivono nelle tenebre.
Vi ringrazio.
4.464 – Messaggio di Nostra Signora Regina della Pace, trasmesso il 02/05/2017
Cari figli, custodite il prezioso Tesoro della Fede che il Signore vi concede. Gli uomini senza fede vivono nell’oscurità spirituale e i loro passi li conducono alla perdizione; Quelli che hanno la fede posseggono grande ricchezza spirituale. La fede vi porta a comprendere i Disegni di Dio e ad accettare la Sua Volontà. Guardate l’esempio di Simeone che, per la sua fede, acquistò grandi virtù. Simeone fu un uomo giusto e il suo esempio di fede portò molti uomini all’incontro con Dio. La sua gioia fu immensa ad incontrare noi nel Tempio. I suoi occhi brillavano nel contemplare Gesù nelle Mie braccia. Siamo stati accolti all’Entrata del Tempio e Simeone recitò una bella preghiera di lode a Dio per avere esaudito il suo desiderio. Simeone ha creduto e il Signore ha ascoltato la sua preghiera di fede. Il Signore vuole esaudirvi. Aprite i vostri cuori e lasciate che la fiamma della fede, per la Grazia di Dio, aumenti nei vostri cuori. L’umanità vive nelle tenebre del peccato, ma voi che siete del Signore potete vivere nella Luce della Sua Grazia. Non rigettate i tesori che il Signore vi concede. Testimoniate con coraggio la vostra fede. Annunciate Gesù a coloro che vivono nelle tenebre del peccato. Siate strumenti per quelli che sono lontani. Tempi difficili arriveranno e pochi saranno quelli che rimarranno fermi nella fede. La grande confusione spirituale si espanderà in tutto il mondo e molti vivranno nel dubbio e nell’incertezza. Piegate le vostre ginocchia in preghiera. Cercate la Verità di Gesù nelle Sue Parole e nel Vero Magistero della Sua Chiesa. Non tiratevi indietro. Io sarò sempre vicino a voi. Avanti nella verità. Lasciate che la Luce della Fede vi conduca a Mio Figlio Gesù. Egli vi ama e vi aspetta. Questo è il messaggio che oggi vi trasmetto in nome della Santissima Trinità. Grazie per avermi permesso di riunirvi qui ancora una volta. Vi benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Rimanete nella pace.
giovedì 4 maggio 2017
Nostra Signora del buon successo
In questi tempi sciagurati, ci sarà una lussuria ostentata che terrà le persone nel peccato e conquisterà innumerevoli anime frivole che si perderanno. Non si troverà quasi più l’innocenza nei bambini, né la modestia nelle donne. Nel supremo momento del bisogno della Chiesa, coloro che dovranno parlare resteranno in silenzio!"
mercoledì 3 maggio 2017
4463 – Messaggio di Nostra Signora Regina della Pace a Carnaíba / PE, trasmesso il 30/04/2017
Cari figli, siete importanti per il Signore. Siate segno della sua Presenza ovunque vi trovate. Mio Figlio Gesù ha bisogno di voi. Aprite i vostri cuori e accettate la Volontà di Dio per le vostre vite. Vi chiedo di mantenere accesa la fiamma della vostra fede. Vivete nel tempo dei dolori, ma voi non siete soli. Confidate pienamente nel Potere di Dio e tutto andrà bene per voi. Accogliete il Vangelo del Mio Gesù e cercate forze nell’Eucaristia. L’umanità vive povera spiritualmente perché gli uomini si sono allontanati dal Creatore. Ritornate. Il vostro Dio vi ama e vi aspetta. Riempitevi di speranza. Quelli che camminano con il Signore sperimenteranno grande gioia. Coraggio. Siate uomini e donne di preghiera, perché solamente così potete contribuire al Trionfo Definitivo del Mio Cuore Immacolato. Conosco ognuno di voi per nome e pregherò il Mio Gesù per voi. Non tiratevi indietro. Dopo tutta la tribolazione verrà per voi grande vittoria e vedrete la trasformazione della Terra. Avanti nella verità. Questo è il messaggio che oggi vi trasmetto in nome della Santissima Trinità. Grazie per avermi permesso di riunirvi qui ancora una volta. Vi benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Rimanete nella pace.
martedì 2 maggio 2017
Personaggi che testimoniano la veridicità storica della vicenda di Gesù Cristo
Svetonio, Plinio il giovane, Tacito: sono nomi noti e importanti della Roma dei primi secoli dopo Cristo; nomi di personaggi che testimoniano la veridicità storica della vicenda di Gesù Cristo. Con essi la voce più eclatante dell’Imperatore romano Tiberio.
L’abbiamo scritto più volte su queste pagine: su Gesù – sua Esistenza, sua Vita, Dottrina, Opere, Morte e Risurrezione – c’è una documentazione eccezionale, che nessun altro personaggio storico ha. Ma gli “intellettuali” novatori, sfidando l’evidenza, giungono a dire che su Gesù c’è solo un assordante silentium saeculi: il mondo del suo tempo non avrebbe parlato di Lui.
Costoro prima hanno ridotto i Vangeli e i testi cristiani a pure confessioni di fede senza fondamento storico, ma non potendo reggere questa affermazione per la mole dei documenti, sono giunti a dire: “Il mondo della grande cultura greca e romana del I secolo è rimasto estraneo alle origini del Fatto cristiano”. “Gli autori non cristiani dei secoli I-II tacciono quasi tutti e quasi del tutto su Gesù”. Ma noi sappiamo che è vero il contrario e qui lo raccontiamo.
Gesù negli “Annali”
Innanzitutto lo storico Svetonio, nelle sue Vite dei Cesari racconta che l’Imperatore Claudio (41-54) intervenne con mano pesante per mettere fine agli screzi tra Giudei e Cristiani avvenuti a Roma nel 48 d.C., “impulsore Christo”, cioè a causa di Gesù. Svetonio scrive attorno al 120 d.C. di fatti avvenuti una settantina di anni prima.
Ancora prima nel 112 d.C. Plinio il giovane, Governatore della Bitinia (Asia Minore), chiede per lettera all’Imperatore Traiano, «per sapersi regolare nei confronti dei Cristiani, che si radunano ogni settimana nel giorno del sole [= la domenica] per cantare inni a Cristo come a un Dio». È evidente che questo “cantare inni a Cristo, come a Dio”, null’altro è che la «fractio panis», la Santa Messa domenicale, di cui più volte hanno già parlato gli Atti degli Apostoli (cf. 2,46).
Bastano questi due nomi di Svetonio e di Plinio, per affermare che Gesù e i suoi Discepoli, i Cristiani, fin da subito, fin dall’inizio avevano dato problemi agli stessi Imperatori, costretti, vogliano o non vogliano, a essere a loro modo “testimoni” e assertori di Gesù stesso, anche come persecutori o comunque ostili a Lui. Ma questo discorso si amplia quando noi leggiamo gli Annali di Tacito (54-119).
Costui, uno dei principali Storici romani dell’Impero, nei suoi Annali, appunto (attorno al 112 d.C.), racconta l’incendio che devastò Roma per opera di Nerone nel 64 d.C., e spiega la reazione dell’Imperatore per trovare altri “colpevoli” dell’infame azione da lui compiuta. Tacito scrive: «Per far cessare tale diceria, Nerone si inventò dei colpevoli e sottopose a pene raffinatissime coloro che la plebaglia, detestandoli per le loro nefandezze [quali?], denominava i Cristiani. Origine di questo nome era Cristo, il quale sotto l’Impero di Tiberio, era stato condannato al supplizio della croce dal procuratore Ponzio Pilato; e momentaneamente sopita, questa esiziale superstizione, di nuovo si diffondeva, non solo per la Giudea, focolare di quel morbo, ma anche a Roma, dove da ogni parte confluisce e viene tenuto in onore tutto ciò che vi è di più turpe e di vergognoso».
Questa pagina famosa di Tacito riassume il fatto storico: con Gesù di Nazareth, chiamato “Cristo”, che fu condannato a morte a Gerusalemme da Pilato, non solo non sparisce, ma si diffonde un movimento come per un inarrestabile contagio, arrivando a Roma, dove pochi anni dopo la Crocifissione, nel 64, i Suoi seguaci sono già così numerosi e ingiustamente perseguitati.
Gesù nel “Pantheon”?
Dallo stile degli Annali, opera storica, si intuisce che Tacito ha attirato le sue informazioni su Gesù dai “protocolli del Senato romano”. Il “caso Gesù” arriva al Senato di Roma nell’anno 35, a poca distanza dall’esecuzione capitale del Maestro di Nazareth, mentre sono ancora in vita e in carica Caifa, Pilato e soci di quel processo infame.
L’Imperatore Tiberio, tutt’altro che uno stinco di santo, in quell’anno 35 ha chiesto al Senato di Roma di accettare tra le altre religioni dell’Impero anche la nuova religione “cristiana”, di riconoscere pertanto quel Gesù, crocifisso da Caifa e da Pilato, come “dio”. Come sappiamo questo?
Giustino di Nablus, filosofo, convertito a Cristo, nella sua Apologia scritta attorno al 150 d.C., narra che Pilato fece relazione a Tiberio sulla vicenda di Gesù: pertanto Giustino rinvia i suoi contemporanei agli archivi imperiali, affinché dai medesimi sappiano senza smentita alcuna, di Gesù stesso, della sua vita, predicazione, morte in croce e risurrezione. Così impariamo che Pilato fornì da Gerusalemme informazioni circa la vicenda e la divinità di questo Gesù che si stava diffondendo in Palestina, dove secondo molti, il Nazareno crocifisso il 7 aprile del 30 (secondo il calcolo comune degli storici), era dato per risorto!
Così Tiberio, rispettoso della religione dei popoli sottomessi all’Impero, chiese al Senato di riconoscere Gesù come “dio”. Ciò dimostra che Tiberio di Gesù era informato e di Lui aveva altissima stima così da proporlo nel “Pantheon” romano, tra gli dèi tutelari dell’Impero.
Questo accadeva già nel 35 d.C. Tutt’altro che uno sconosciuto questo Gesù di Nazareth, se a breve distanza dalla sua dipartita da noi, l’Imperatore di Roma vuole porlo tra le divinità dell’Impero. A suo modo, anche Tiberio testimonia Gesù.
Noi sappiamo dal Vangelo di Matteo che le guardie messe dal sinedrio a vigilare sulla tomba di Gesù relazionarono a Caifa, sommo sacerdote del giudaismo, e a Ponzio Pilato, Procuratore romano, che Gesù era risorto e, per questo, ebbero la tangente dal sinedrio perché tacessero al riguardo del Risorto e dicessero che i Discepoli di Gesù, mentre esse dormivano, avevano portato via il suo corpo (cf. Mt 28,11-15).
Ciò che Pilato trasmise pertanto a Tiberio dovette essere impressionante, perché Tiberio, «sotto il cui regno il Nome di Cristo ha fatto il suo ingresso nel mondo – secondo il giurista Tertulliano – trasmise al Senato dando per primo il suo voto favorevole, tutto quanto gli era stato comunicato dalla Palestina e che dimostrava la divinità di Gesù. Il Senato, però – aggiunge Tertulliano – non avendo esso stesso verificato questi fatti [di Gesù], votò contro». Così il Senato rifiutò di proclamare “dio” Gesù di Nazareth, e il Cristianesimo, per quel Senatoconsulto, diventò superstizione illecita. Ma Tiberio – comandava lui o no? – proibì di perseguitare i Cristiani: lo sarebbero stati, dei perseguitati a morte, solo 30 anni dopo, sotto Nerone.
Tiberio intanto andò per conto suo: egli voleva riconoscere la nuova “setta giudaico-messianica”
Dimissionati dall’Imperatore!
Dopo la bocciatura del Senato, Tiberio mandò in Oriente il suo Luogotenente Lucio Vitellio che nel 36-37 depose Caifa da sommo sacerdote dei giudei, colui che aveva giudicato Gesù reo di morte (cf. Mt 26,57-66) e richiamò Pilato a Roma. Così la beffa fu somma: Caifa, che aveva urlato a Pilato: «Se liberi costui [Gesù] non sei amico di Cesare, perché chiunque si fa re, si mette contro Cesare» (Gv 19,12), e Pilato che aveva avuto paura di perdere la seggiola di politico se avesse liberato Gesù, furono entrambi dimissionati e sollevati dall’incarico per aver mandato a morte Gesù, dallo stesso Imperatore.
Insomma, la condanna inflitta a Gesù, l’Innocente per eccellenza, invece di mantenerli sicuri al loro posto, gli ha ottenuto la destituzione.
In quello stesso anno 36, tra l’Imperatore Tiberio e il “re” di Edessa nell’Osroene (Asia Minore), Abgar il Nero, ci fu uno scambio epistolare di brevi lettere, in cui Abgar prega Tiberio di intervenire contro i Giudei per punire i responsabili della Crocifissione di Gesù, e Tiberio risponde di aver già provveduto, destituendo Caifa e Pilato, e promette di prendere ancora altri provvedimenti appena possibile.
Per ora non andiamo oltre. Ci fermiamo alla richiesta da parte di Tiberio di far riconoscere da parte del Senato di Roma, Gesù come dio. Questa proposta imperiale documenta che Gesù fin dall’inizio era adorato come Dio, già dai suoi contemporanei, nei suoi stessi anni, dai suoi seguaci, al punto che l’Imperatore voleva far accettare la sua divinità dal Senato di Roma.
Dunque, non c’è stata, come dicono i novatori di ieri e di oggi, una “divinizzazione” successiva di Gesù da parte dei posteri. Non c’è mai stato, come sosteneva Bultmann, un “Gesù storico” di cui sappiamo quasi nulla, “un uomo soltanto marginale”, “un popolano qualsiasi”, e poi un “Cristo della fede”, inventato decenni dopo da comunità anonime ed effervescenti. Fin da subito Gesù è stato riconosciuto “Cristo”, cioè il Consacrato, il Messia, anzi adorato come Dio fatto uomo.
«Gesù appare immediatamente e senza genesi, posto su un piano di uguaglianza con Jahvè. Gesù è Dio stesso». Così scrivono gli storici e gli esegeti davvero seri e oggettivi. Così fin dall’inizio, Gesù fece parlare di sé non solo la cultura di Roma, come testimoniano Svetonio, Plinio e Tacito (e quanti altri di cui presto scriveremo), ma coinvolse lo stesso Imperatore Tiberio con argomenti e autorità così eclatanti da farsi riconoscere Dio. Non c’è mai stato su di Lui il silenzio del mondo (“silentium saeculi”), ma il fragore del mondo attorno a Lui.
Con buona pace dei novatori e dei loro maestri, e per la gloria di Cristo.
* Tratto da: Marta Sordi, I cristiani e l’impero romano, Jaca Book, Milano 2004; Ilaria Ramelli, Un quindicennio di studi sulla prima diffusione dell’annuncio cristiano, in: I. Ramelli – E. Innocenti, Gesù a Roma, Sacra Fraternitas aurigarum, Roma 2007; A. Socci, La guerra contro Gesù, Rizzoli, Milano 2011.
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