martedì 31 marzo 2015

Ecco come si celebrano le nozze: Don Bruno il prete piu pazzo d'Italia

Nucleare iraniano tra illusioni e realtà

Grandi manovre diplomatiche sull’asse Washington/Teheran. Manovre che hanno al centro due istanze fondamentali: la collaborazione – nessuno, almeno ufficialmente, vuole utilizzare il più impegnativo termine “alleanza” – nel contrastare l’avanzata dello Stato Islamico del Califfo Abu Bakr al-Baghdadi in Iraq e un po’ in tutto il Medio Oriente; e l’ormai annosa questione del “nucleare iraniano” che da tempo costringe la Repubblica degli ayatollah in un angolo, considerata alla stregua di “Stato canaglia” – per dirla con George W.

Bush – e vede gli States principali promotori delle sanzioni contro Teheran. Ora, però, proprio la comune preoccupazione per l’avanzata nel mondo arabo dei jihadisti dell’IS sembra aver aperto nuove prospettive ad una trattativa da tempo stagnante, con il Segretario di Stato J.F. Kerry che intrattiene sempre più intensi rapporti con il suo omologo iraniano Mohammad Javad Zarif. Tanto che un accordo sembra ormai in dirittura d’arrivo già nei prossimi giorni. Un accordo che comporterebbe la normalizzazione delle relazioni diplomatiche; e sulla volontà di Obama di giungere a questo non sembrano esserci dubbi, tant’è vero che lo stesso Presidente ha pubblicamente rivolto a Teheran i suoi migliori auguri per la festa di Nowruz, il Capodanno iranico che ricorre il 20 Marzo. Non accadeva dai tempi della Rivoluzione Verde di Khomeini. Insomma una svolta storica che, ovviamente, fa molto discutere, soprattutto negli States. Noi ne abbiamo parlato, in una recente intervista (integralmente visionabile su www.NododiGordio.org) con Michael Ledeen, già stretto collaboratore di Reagan e George Bush senior e considerato uno dei massimi esperti americani della “questione iraniana”.

Professor Ledeen, dunque Obama sembra ormai essere deciso a trovare un accordo con Teheran? E questo sulla spinta di una necessaria alleanza per contrastare l’IS in Iraq? Scuote la testa “Oh, se è per questo, non aveva bisogno del pretesto della minaccia dei jihadisti. Perché solo di un pretesto si tratta. Obama ha sempre voluto la trattativa con Teheran. Fin da prima di diventare Presidente. Anzi, già durante le prime elezioni presidenziali, alcuni suoi emissari avevano cominciato a tessere una rete di relazioni con esponenti del regime iraniano. Lo Stato Islamico, l’IS gli sta solo offrendo il pretesto per portare a termine questo suo disegno…”. Tuttavia sembra proprio che a breve si arrivi ad un accordo che risolva la questione del nucleare… “Obama si illude. Gli iraniani stanno cogliendo l’occasione per ottenere la revoca delle sanzioni che hanno messo in ginocchio il loro fragile sistema economico. Ma non hanno nessuna intenzione di rinunciare al nucleare militare. Non hanno intenzione di rinunciare alla loro politica di potenza…”. Ed è quello che preoccupa Israele, tant’è vero che Netanyahu è andato a parlare al Congresso statunitense, irritando la Casa Bianca… “Un tentativo, per certi versi disperato, quello di Bibi; un tentativo di aprire gli occhi sulla minaccia iraniana al popolo americano, visto che Obama preferisce tenerli chiusi”.

Ma allora per Gerusalemme c’è una vera minaccia immediata? “Direi di no. Israele sa bene che Teheran non ha intenzione di attaccarla direttamente. Ha troppi problemi d’altro tipo, soprattutto interni, da risolvere. La situazione sociale, in Iran, è ormai profondamente deteriorata. La maggioranza dei giovani soprattutto odia il regime degli ayatollah e vorrebbe liberarsene. Per questo è il momento sbagliato per trattare. Obama e Kerry stanno puntellando un regime in crisi”. E allora, questa minaccia paventata dal premier israeliano? “Non è una diretta minaccia rivolta contro Israele, ma contro tutto il Mondo Occidentale. Il regime khomeinista ci odia, come ho già detto, né più né meno di come ci odiano i jihadisti dell’IS”. Eppure gli iraniani sembrano avere un ruolo fondamentale nel contrastare gli islamisti in Iraq. “Certo. Il cosiddetto esercito regolare irakeno è inconsistente. I successi riportati in questi ultimi tempi a Tikrit e nel Triangolo sunnita sono dovuti all’intervento delle forze speciali iraniane, la famosa brigata Niruye Qasem, comandata dal generale Qasem Suleymani, che dirige personalmente le operazioni sul terreno”. E del quale si fa un gran parlare… “Certo. I media occidentali sembrano essersi innamorati di lui. Anche Obama se ne è innamorato. Dimenticano che Suleymani è stato l’artefice di tutta la politica di espansione militare iraniana in questi anni. È lui che ha organizzato le forze di Hezbollah in Libano; ed è sempre lui che ha preparato la difesa del regime di Assad in Siria. Dove, per altro, le forze fedeli a Damasco fingono soltanto di contrastare l’IS. Guardi i dati: per un attacco contro i jihadisti dello Stato Islamico, l’aviazione di Assad compie cento raid contro le forze dell’opposizione democratica. Come dicevo, per Assad e Teheran l’IS è solo un pretesto. Il loro obiettivo è un altro”. Quale? “Beh, quello che ormai sembrano essere riusciti a realizzare: un grande Stato Islamico Sciita, comandato da Teheran, che comprenda Iraq, Libano, Siria e, da ultimo anche lo Yemen. Dove i ribelli Houthi, sciiti zaiditi, sono armati e finanziati dagli iraniani”. E dietro a tutto questo c’è l’ombra di Suleymani? “Sì. Probabilmente è lui il nuovo uomo forte di Teheran, quello destinato a prendere in mano le vere leve del potere. A breve: perché la Guida Suprema Alì Khamenei sta morendo e si è già aperta la lotta per la successione. E Suleymani si trova in una posizione di forza”. E allora, le trattative sul nucleare? “Inutili. Teheran non ha nessuna intenzione di rinunciare all’atomica. Perché equivarrebbe a rinunciare alla sua politica di potenza…”.

Sembra però che Mosca appoggi il progetto nucleare iraniano… “La tecnologia nucleare di Teheran è in buona parte importata dalla Russia. E i Russi, con alcuni loro satelliti come l’Armenia, hanno accordi strategici con gli iraniani. E questa rappresenta una minaccia per paesi alleati o vicini agli Stati Uniti, come la Georgia e Azerbaigian”. Però i russi come gli iraniani soffrono per l’attuale ribasso dei prezzi di gas e petrolio… “Certo. Le loro economie sono in grave crisi. E questo fa montare il malcontento nella società. Vi è però una differenza: Putin, alla fin fine, non vuole un conflitto con Washington; anzi, cerca un accordo. Gli iraniani no. Nessun accordo se non tattico e di facciata. Per questo le trattative di questi giorni sono un grave errore. Danno respiro ad un regime in crisi”. Ma per quanto tempo i Sauditi potranno tenere così basso il prezzo del petrolio? “Due anni, almeno. Hanno riserve di dollari che glielo permettono senza risentirne”. Sorride “Troppo tempo per Teheran”.

Mega blackout paralizza la Turchia,Premier: non escluso terrorismo

Un massiccio blackout ha colpito la Turchia, causando forti disagi in almeno 44 province, fra cui Ankara e Istanbul. Nella megalopoli del Bosforo tram e metro non funzionano. Secondo il ministro dell'energia il blackout e' dovuto a un problema tecnico che ha colpito le principali linee di trasmissione nella regione dell'Egeo. Ma il premier Ahmet Davutoglu non ha escluso che il blackout possa dipendere da un attacco terroristico. "Stiamo indagando tutte le possibilità", ha detto all'AP.

Ministro energia non esclude ipotesi cyber-attacco
Anche il ministro all'Energia Taner Yildiz ha ventilato l'ipotesi di un attacco, forse anche 'cibernetico'. "Si è trattato di un errore umano, un disguido tecnico o di un attacco telematico? Stiamo seguendo gli eventi con grande attenzione". Yildiz ha poi aggiunto che l'elettricità è stata ripristinata in alcune province.

Anguera: messaggio del 22.03.2015

4.116 - 22.03.2015
Cari figli, siete importanti per la realizzazione dei miei piani. Aiutatemi. Siate docili e testimoniate ovunque che siete unicamente di mio Figlio Gesù. Sono venuta dal cielo per offrirvi il mio amore e per dirvi che questo è il tempo della grazia. Non restate fermi nel peccato. Tornate a colui che è il vostro unico e vero Salvatore. Aprite i vostri cuori a Cristo. Confidate in lui e sarete grandi nella fede. Voi siete del Signore e lui solo dovete seguire e servire. Desidero prendermi cura di voi. Non tiratevi indietro. Ascoltatemi. Vivete nel tempo delle grandi tribolazioni spirituali. Vedrete ancora orrori sulla Terra, ma non perdetevi d’animo. La vittoria degli eletti del Signore è già stata preparata. Dopo tutto il dolore l’umanità troverà la pace. Non allontanatevi dal cammino che vi ho indicato. In questo momento faccio scendere su di voi una pioggia di grazie. Accoglietela con gioia e vivete rivolti al paradiso, per il quale unicamente siete stati creati. Avanti senza paura. Questo è il messaggio che oggi vi trasmetto nel nome della Santissima Trinità. Grazie per avermi permesso di riunirvi qui ancora una volta. Vi benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Rimanete nella pace.

lunedì 30 marzo 2015

Fanno sesso prima del matrimonio: lapidati dall'Isis

La loro colpa è stata quella di aver fatto l'amore senza essere sposati nella terra del Califfato islamico nel Nord dell'Iraq, per il quale il sesso al di fuori del matrimonio è un atto di prostituzione che va punito con la "lapidazione fino alla morte".

E' l'atroce destino riservato a una donna e un uomo nel centro di Mosul, capitale dello Stato Islamico (Isis) nel NOrd del'Iraq come riferiscono testimoni oculari citati dal quotidiano panarabo "al Quds al Arabi". Secondo i testimoni, che sono abitanti locali, "miliziani di 'Daesh' (acronimo in arabo dello Stato Islamico) hanno lapidato fino alla morte un uomo ed una donna in via al Jumhuriyah (Centro di Mosul) davanti ad una folla di persone per avere compiuto un'atto di prostituzione".

Secondo fonti mediche, i corpi senza vita delle due vittime sono stati consegnati all'ufficio di medicina legale dell'ospedale pubblico di Mosul.

Isis: 9 ragazzini decapitano musulmani sciiti

Nove ragazzini reclutati dallo Stato Islamico responsabili della decapitazione di nove musulmani sciiti: lo ha reso noto l'Osservatorio Siriano per i Diritti Umani, sostenendo che l'Isis ha diffuso un video in cui mostra i nove minorenni che mozzano il collo delle loro vittime, tutte maggiorenni.

CHI ERANO - . I minorenni, otto dei quali appaiono incappucciati, erano anche armati con fucili automatici. La ong non chiarisce quale sia la zona né il momento in cui siano state realizzate le esecuzioni.

MASSACRI E RIBELLIONI - Un portavoce dell'Isis nel video aggiunge che la sua organizzazione non dimenticherà quello che, negli anni '80, compì "l'empio regime sciita" (un riferimento al governo di Damasco) con i musulmani della città di Hama: "Non dimenticheremo nessuna goccia del sangue dei musulmani che fu versato in questa terra benedetta". Il riferimento è al massacro compiuto dal regime dell'allora presidente siriano, Hafez al-Assad, il padre dell'attuale 'rais', Bashar nel 1982 per soffocare una ribellione del gruppo islamista siriano dei Fratelli Musulmani.

NUMERI - Secondo l'Osservatorio, lo Stato Islamico dall'inizio dell'anno ha reclutato almeno 400 minori nelle zone che controlla in Siria.

Assad: Lo stato Islamico è cresciuto con raid Usa

Dall'inizio dei raid della Coalizione a guida Usa contro lo Stato islamico in Siria e Iraq, l'Isis non è stato sconfitto, anzi è cresciuto "guadagnando 1000 reclute al mese". Lo ha detto il presidente siriano Bashar al Assad in un'intervista a Cbs News, sottolineando che i jiahdisti "si sono allargati in Libia così come molte organizzazioni affiliate ad al Qaida hanno giurato fedeltà all'Isis

L'informazione: La Rai non trasmetterà più i video jihadisti

Niente più video postati su internet dall'Isis» in onda sulla Rai. Ad annunciarlo, il dg Luigi Gubitosi, oggi nel corso dell'audizione alla Commissione per i diritti e doveri relativi a internet, alla Camera dei deputati. «Dopo un periodo di analisi e riflessione - spiega Gubitosi - come azienda di servizio pubblico, abbiamo preso una decisione molto netta».

«Non manderemo in onda il racconto che l'Isis produce per la sua propaganda - prosegue il dg - e ci limiteremo ad estrarne di volta in volta frammenti descritti e mediati dal lavoro dei nostri giornalisti. Una decisione forte e consapevole», coerente con la Carta che la Commissione sta redigendo in quanto a «garanzia per la tutela della dignità delle persone da abusi connessi a comportamenti negativi quale incitamento all'odio, alla discriminazione e alla violenza».

Lo psichiatra: «Il 40% degli italiani si sente sotto assedio». «Il 40% degli italiani si sente sotto assedio a causa del terrorismo islamico e dell'Isis sul fronte esterno e per via della crisi economica su quello interno». A sottolineare come si stia registrando in questi ultimi mesi un forte aumento delle preoccupazioni e del malessere degli italiani, con una situazione analoga negli altri paesi Ue, è lo psichiatra Claudio Mencacci, past-president della società italiana di psichiatria, in occasione del 23/o congresso dell'Associazione europea di psichiatria (Epa).

«Ciò a cui assistiamo - spiega Mencacci - è la crescita della paura per l'Isis e per il terrorismo in tutti i paesi Ue, sia pure con intensità diverse». In Italia tuttavia, sottolinea l'esperto, «a dominare restano anche i timori per la situazione economica legata alla crisi e per la disoccupazione giovanile, con un senso di malessere crescente per l'assenza di prospettive per il futuro».

Anguera: messaggio del 21.03.2015

4.115 - 21.03.2015
Cari figli, coraggio. La vittoria di Dio avverrà e i progetti che ho iniziato qui saranno realizzati. Rallegratevi nel Signore. Egli è il vostro soccorso nelle afflizioni. Aprite i vostri cuori alla sua grazia e sarete salvi. Non temete. Cercate forza nella preghiera e nell’Eucarestia. Voi state nel mondo, ma siete del Signore. Non permettete che la fiamma della fede si spenga dentro di voi. Dominate i vostri sentimenti e desideri, soprattutto quelli che vi allontanano dal Signore. Io vi amo e sono venuta dal Cielo per condurvi a colui che è il vostro tutto. Siate del Signore. Con i vostri esempi e parole mostrate a tutti che Dio è verità e che solo in lui l’uomo troverà la piena felicità. Io supplicherò il mio Gesù per voi. Avanti senza paura. Un fatto grandioso si verificherà in questa terra. Non tiratevi indietro. Questo è il messaggio che oggi vi trasmetto nel nome della Santissima Trinità. Grazie per avermi permesso di riunirvi qui ancora una volta. Vi benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Rimanete nella pace

Anguera: messaggio del 19.03.2015

4.114 - 19.03.2015
Cari figli, vi chiedo di essere portatori di speranza, gioia e pace. Imitate il mio Castissimo Sposo Giuseppe e sarete grandi agli occhi di Dio. Giuseppe ha trasmesso l’amore di Dio con la sua vita e con le sue parole. Anche in mezzo alle tribolazioni, non perdetevi d’animo. La ricompensa dei giusti è già pronta. Siate del Signore. Siate pronti. Rispondete coraggiosamente alla chiamata di mio Figlio Gesù. Quando la vostra croce è pesante, chiamate Gesù ed Egli si prenderà cura di voi. Gli angeli del Signore un giorno verranno a voi. Sarà il tempo del raccolto. Fate in modo che le vostre vite diano frutti buoni, perché solo così sarete proclamati benedetti dal Padre. Coraggio. Chi sta con il Signore vincerà. Questo è il messaggio che oggi vi trasmetto nel nome della Santissima Trinità. Grazie per avermi permesso di riunirvi qui ancora una volta. Vi benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Rimanete nella pace.

La verità sul debito e sulla crisi

venerdì 27 marzo 2015

Massoneria : il piano per distruggere la chiesa

 

Ecco svelato il piano segreto della massoneria per distruggere la chiesa e far perdere la fede ai credenti, questi segreti documenti sono stati carpiti da un documento massonico divulgato fra gli adepti delle varie logge.

Lo scopo che ci siamo prefisso sarà ottenuto tramite una lotta costante e metodica per far scomparire la Chiesa cattolica, noi abbiamo ottenuto dei sostanziali progressi, conformemente agli scopi prefissi:
1. Rottura dell’unica fede. Molti dubitano già dei dogmi fondamentali: presenza reale di Cristo nell’Eucaristia, divinità e resurrezione di Gesù, vergintà di Maria, esistenza dell’Inferno, degli Angeli e dei demoni, ecc.
2. Stato di scisma e di apostasia, ancora latente ma già reale.
3. Contestazione del Papa e della sua dottrina.
4. Controllo delle edizioni e delle pubblicazioni cattoliche.
5. Ingresso della Massoneria nell’insegnamento religioso, specialmente nelle Facoltà Ecclesiastiche e nei Seminari.
6. Gli infiltrati nei Seminari e nelle Congregazioni religiose hanno ottenuto posti influenti e lavorano con efficacia.
7. Vescovi, preti e catechisti, ma anche diverse Congregazioni religiose maschili e femminili lavorano con noi, forse senza saperlo, ma in modo efficace.
8. Emarginazione e disprezzo dei preti e dei religiosi fedeli alla dottrina tradizionale.
9. Abbandono della Confessione, tramite la promozione dell’assoluzione comunitaria.
10. Perdita della preghiera nelle sue forme distinte: preghiera personale, Rosario, Via Crucis, processioni, suppliche, ecc.
11. Disprezzo per la devozione verso l’Eucaristia.

B – Molto efficaci si sono rivelate le “misure” che abbiamo proposto:
1. Cambiare la struttura della Messa, attenuandone l’aspetto verticale ed accentuandone quello orizzontale.
2. Introdurre la “libertà liturgica”, togliendo paramenti, cambiando o eliminando cerimonie, volgarizzando e svuotando di senso i riti.
3. Ricevere la Comunione in piedi e nella mano, togliendo così importanza allOstia.
4. Eliminare la genuflessione ed ogni forma di riverenza.
5. Alterare il senso del peccato.
6. Promuovere l’immoralità, concependola come “libertà” e “progresso”: liberazione sessuale, preservativi, contraccettivi, omosessualità, promozione della pornografia in televisione e in videocassette, film, sex-shop, riviste, ma soprattutto in televisione.
7. Approvazione dell’aborto: finalmente anche la cattolica Irlanda l’ha approvato!
8. Eliminare la formazione morale e religiosa dei giovani.
9. Corrompere la gioventù, diffondere la droga, il sesso, i divertimenti immorali, le bestemmie, la violenza ecc.
10. Controllare i mezzi di comunicazione sociale, soprattutto la televisione.

C – Dobbiamo continuare a progredire nei punti delle indicazioni riportate qui sopra. Noi siamo già in grado di tentare di occupare i vertici del potere nella Chiesa. Allora si diffonderà apertamente, grazie all’autorità, l’ultima fase della nostra tattica

1. Farla finita con la dimensione trascendente ed ogni forma di preghiera.
2. Distruggere e svuotare totalmente il contenuto dei dogmi.
3. Sostituire il teocentrismo con l’antropocentrismo.
4. Relativizzare la morale: non vi devono essere principi né riferimenti oggettivi, ed ancor meno imposizioni venute dall’alto. Tutto dev’essere soggettivo.
5. Liberalizzazione delle pratiche sessuali, contraccezione, omosessualità…
6. Sacerdozio alle donne.
7. Ecc. ecc.

E finalmente – è questa la nostra grande aspirazione – l’eliminazione della messa. Ovviamente non potremo eliminarla da un giorno all’altro: molti non l’accetterebbero. Occorre sopprimere l’aspetto ”sacrificale” e la ridurre ad una dimensione di “cena fraterna”. In questo modo non vi sarà più alcun valore sacramentale, e la messa sarà trasformata in una semplice riunione, vuota d’ogni contenuto.

Ecco la nostra grande aspirazione, poiché distruggendo la messa cattolica noi distruggeremo la Chiesa dall’interno, senza persecuzione sanguinaria e grazie alla capitolazione dei cattolici stessi.

Abbiamo il trionfo a portata di mano!

Solo un intervento diretto e straordinario di Dio potrebbe impedirlo. Ma noi potremo presto, molto presto gridare: «Ti abbiamo vinto, Galileo!»

Ma noi aggiungiamo:

Tu es Petrus et super hanc petram ædificabo ecclesiam meam
et portæ inferi non prævalebunt adversus eam.
Et tibi dabo claves regni cælorum.

E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli

 

Zambia: turista italiano scambiato per Gesù e venerato dai passanti

Stava percorrendo le strade polverose di Chipata (Zambia), quando è stato circondato da una folla di uomini e donne che evidentemente lo avevano scambiato per Gesù.

Antonio Boretti, turista italiano per la prima volta nel Paese africano, effettivamente quel giorno portava una certa somiglianza con il Nazareno così come è dipinto nell'arte occidentale: carnagione chiara, capelli lunghi, tunica bianca e una sciarpa rossa che potrebbe fungere da stola.

E così, non appena ha messo piede nel centro di Chipata, decine di persone hanno pensato che fosse arrivato il giorno del Giudizio e per questo hanno cominciato a offrirgli doni - polli, capre, soldi. Molti hanno chiesto perdono per i loro peccati. In seguito sono rimasti sconvolti quando hanno appreso che non si trattava di Gesù ma di un viaggiatore qualunque, sicuramente stupito dalla straordinaria accoglienza.

La notizia è stata riportata dal Malawi Voice e poi ripresa da altri media africani come This Is Africa, che commenta l'episodio con sarcasmo: "Questa vicenda di scambio di identità è il triste segno dell'aimpatto dei media occidentali e delle ideologie associate sugli africani". Numerosi sono infatti i commenti dei lettori che prendono di mira la falsa rappresentazione di Gesù nella cultura occidentale: essendo mediorientale, non poteva essere biondo con gli occhi azzurri.

Peccato, però, che lo stesso episodio con la stessa foto del Gesù europeo fosse uscita in Nigeria nel 2014. Nessuno però riesce a fornire elementi davvero utili per provare esattamente il luogo nel quale il viaggiatore bianco è stato scambiato per Gesù.

Medjiugorje: messaggio del 25.03.2015

Cari figli! Anche oggi l’Altissimo mi ha permesso di essere con voi e di guidarvi sul cammino della conversione. Molti cuori si sono chiusi alla grazia e non vogliono dare ascolto alla mia chiamata. Voi figlioli, pregate e lottate contro le tentazioni e contro tutti i piani malvagi che satana vi offre tramite il modernismo. Siate forti nella preghiera e con la croce tra le mani pregate perchè il male non vi usi e non vinca in voi. Io sono con voi e prego per voi. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

giovedì 26 marzo 2015

In fase di conclusione i 100 anni permessi a Satana

Durante una visione del 1820, fu rivelato alla beata Anna Caterina Emmerick che Satana sarebbe stato liberato dalla catene circa ottanta anni prima dell’anno 2000. Tale periodo di libertà per l’Angelo decaduto sarebbe durato un secolo.

Questo viene confermato da u messaggio della Madonna di Medjugorje dato ai veggenti il 24 aprile 1982 il messaggio dice : Cari Figli dovete sapere che satana esiste . Egli si è presentato davanti al trono di Dio e ha chiesto il permesso di tentare la Chiesa per un certo periodo con l’intenzione di distruggerla. Dio ha permesso a satana di mettere la chiesa alla prova per un secolo , ma ha aggiunto :” non la distruggerai”. Questo secolo in cui vivete è sotto il potere di satana ( 1900) , ma quando saranno realizzati i Segreti che vi sono stati affidati -il suo potere verrà infranto. già ora comincia a perdere il suo potere perciò e diventato più aggressivo distrugge i matrimoni ,solleva discordie anche tra le anime consacrate , causa ossessioni, provoca omicidi . Proteggetevi dunque con la Preghiera e col Digiuno, soprattutto con la Preghiera Comunitaria ,portate addosso oggetti Benedetti e poneteli anche nelle vostre case . E riprendete l’uso dell’ acqua benedetta . Quando potrebbero concludersi i cento che satana ha disposizione per distruggere la Chiesa. Una ulteriore conferma arriva da una visione avuta da Papa Leone Xlll così descritta :

La mattina del 13 ottobre 1884, al termine della Santa Messa, papa Leone XIII rimase immobile davanti al Tabernacolo per circa 10 minuti. Quando si “riprese”, il suo volto era preoccupato e angosciato. Raccontò ai suoi collaboratori che aveva assistito ad un “colloquio” tra Nostro Signore e Satana. Quest’ultimo dichiarava con orgoglio che avrebbe potuto facilmente distruggere la Chiesa, se avesse avuto maggiore potere su coloro che si mettono al suo servizio, e più libertà per circa 100 anni. Il Signore rispose a Satana che gli avrebbe concesso sia più libertà che i cento anni necessari. Leone XIII rimase così sconvolto da questo “colloquio” che scrisse la famosa preghiera a San Michele Arcangelo per la protezione della Chiesa e volle che fosse recitata, in ginocchio, dopo ogni Santa Messa. Purtroppo, però, con la riforma liturgica post-conciliare, questo dono che Cristo ci fece tramite il suo Vicario, fu messo nel cassetto. La preghiera non è stata più recitata e la stragrande maggioranza dei fedeli nati dagli anni ’70 in poi del secolo scorso non ne conoscono neppure l’esistenza.

La Emmerick parla di circa 80 anni prima dell’anno 2000, dunque verso la fine degli anni ’10 e gli inizi degli anni ’20 del XX secolo. Leone XIII vide quell’insolito “dialogo” un 13 ottobre. Pensandoci bene. Satana Potrebbe essere stato liberato dalle catene il 13 ottobre del 1917, giorno dell’ultima apparizione mariana a Fatima, quando ci fu il “miracolo del sole”, e la Madonna promise che «il mio Cuore Immacolato trionferà».

Oltre a queste coincidenze di date, la conferma arriva da altri due elementi.

Benedetto XVI durante il suo viaggio apostolico a Fatima (11-14 maggio 2010) ricordò l’importanza del centenario delle apparizioni. Teresa Neumann (1898-1962), la “stigmatizzata bavarese”, la quale ebbe dal Cielo anche il dono delle profezie. In una delle ultime profezie prima della morte disse che il maggior periodo di dominio sul mondo da parte di Satana – potere che avrebbe usato per scagliare un attacco, secondo lui, mortale alla Chiesa, in particolare al papato – sarebbe durato circa 18 anni, dal 1999 al 2017. Concludendo i cento anni dovrebbero terminare con il centenario delle apparizioni di Fatima cioè il (2017 ) con molta probabilità nel frattempo inizieranno a essere svelati i 10 segreti di medjugorje , il trionfo del cuore immacolato di Maria promesso a Fatima è paragonabile al tempo di pace e giustizia promesso a Medjugorje.

Colombia: appare il volto di Cristo

Una frana lascia intravedere quello che potrebbe essere il volto di Cristo e i fedeli vanno in visibilio, organizzando pellegrinaggi senza sosta. Succede in Colombia, dove l'immagine sacra sarebbe già diventata virale.

Un bosco di Putumayo, una località della Colombia, dallo scorso sabato è meta di incessanti pellegrinaggi.

I fedeli sarebbero accorsi in centinaia per testimoniare un evento giudicato miracoloso, per quello che è già stato ribattezzato dalla stampa locale come un luogo sacro. Sembra, infatti, che il volto di Cristo sia apparso tra i detriti di una frana dovuta alle piogge del periodo.

L'immagine è circolata rapidamente sui social network e fra i credenti colombiani, tanto da spingere moltissimi devoti a raggiungere l'impervia località. Da quanto è possibile carpire dalle fotografie, sulla parete rocciosa di un minuto bosco sarebbe apparso il volto di Gesù, tratteggiato dai detriti di fango e terra bagnata. «Se credi in Gesù vedrai la sua immagine»: così spiega una testimone accorsa sul posto, pronta a comunicare alla stampa la propria devozione. Non tutti, però, sono convinti dell'improvviso miracolo.

Sempre sui social network, dove ormai gli scatti sono diventari virali e condivisi da migliaia di navigatori, emerge un lecito scettiscismo. Per molti si tratterebbe di un banale effetto ottico, per altri semplicemente della fervida immaginazione di fedeli forse fin troppo impressionabili. In Colombia, dove oltre il 75% della popolazione si dichiara cattolica, gli avvistamenti di immagini sacre non sarebbero fenomeni rari. E negli anni, questa volta a livello internazionale, il volto di Cristo sarebbe stato scovato su lampioni stradali, pane tostato e addirittura nei colori delle orecchie di un docile cagnolino. Nel frattempo, sembra che gli abitanti della località colombiana si stiano organizzando per accompagnare i turisti sul luogo, il tutto sotto pagamento.

mercoledì 25 marzo 2015

Scoperta cellula isis in italia

I tentacoli dello Stato islamico sono arrivati fino all'Italia. Al termine di una lunga indagine, l'Antiterrorismo ha smantellato una pericolosissima cellula di estremisti islamici che operava tra l’Italia e i Balcani. La cellula era dedita al reclutamento di aspiranti combattenti e al loro instradamento verso le milizie fedeli al califfo Abu Bakr Al Baghdadi. Tre persone sono state arrestate in provincia di Torino e in Albania.

"La regione balcanica - fanno sapere i servizi segreti italiani - si conferma nodale per il radicalismo di matrice islamica, in virtù dell’incessante attivismo di soggetti e di gruppi estremisti di orientamento salafita, sempre più coinvolti nel reclutamento e nel trasferimento di jihadisti in territorio siriano ed iracheno". L'operazione denominata "Balkan connection" è stata coordinata dal servizio centrale antiterrorismo della direzione centrale della Polizia di Prevenzione e condotta dalla Digos di Brescia con il concorso delle questure di Torino, Como e Massa Carrara. La complessa operazione ha portato all'arresto di due cittadini albanesi, zio e nipote, il primo (Alban Haki Elezi, 38 anni) residente in Albania e l’altro (Elvis Elezi) in provincia di Torino, e un 20enne marocchino, anch’egli residente in provincia di Torino. I primi due sono indagati del reato di reclutamento con finalità di terrorismo, il terzo di apologia di delitti di terrorismo aggravata dall’uso di internet. La cellula era in contatto, telefonico e via facebook, con Anas El Abboubi, marocchino residente a Vobarno (Brescia) e inserito nella lista dei 65 foreign fighter italiani che nel settembre del 2013 si è unito al Califfato. Pochi giorni prima di trasferirsi in Siria l'uomo era stato proprio in Albania per un brevissimo periodo. Il 12 giugno del 2013 era già stato arrestato dalla Digos proprio per reati di terrorismo.

Dopo la partenza di Anas El Abboubi per la Siria, i due albanesi avevano individuato un altro aspirante combattente da inviare nello Stato islamico. Si tratta di un giovanissimo tunisino residente in provincia di Como, ancora minorenne all’epoca dei primi approcci avvenuti sempre tramite internet, che, inizialmente titubante, era stato progressivamente convinto ad aderire al Califfato. Proprio per rinforzare i suoi propositi di combattente, uno dei due reclutatori era appositamente venuto in Italia per incontrarlo.

Il marocchino è l'autore del documento di propaganda dell’Isis, Lo Stato islamico, una realtà che ti vorrebbe comunicare, un testo di 64 pagine interamente in italiano che recentemente era stato pubblicato sul web. Il testo illustrava nel dettaglio le attività del Califfato in Siria e Iraq, descrivendolo come una vera e propria organizzazione in grado di offrire protezione ai propri cittadini e di essere spietato con i nemici. "L’importanza del documento - sostengono gli investigatori - sta non tanto nei contenuti quanto nel fatto che è stato ideato specificatamente per il pubblico italiano". Le indagini hanno accertato che dopo esser stato messo in rete dal ventenne, il documento è stato rilanciato da diversi utenti, attraverso Facebook e siti internet. "Se non fossimo intervenuti, riteniamo che a breve molti avrebbero potuto aderire a questa deriva", ha detto il dirigente della Digos di Brescia, Giovanni De Stavola, spiegando che il materiale sequestrato agli arrestati era destinato a "italiani di seconda generazione che, al compimento del 18° anno d’età sarebbero diventati cittadini italiani".

Medjiugorje: messaggio del 18.03.2015

"Cari figli! Vi prego con tutto il mio cuore, vi prego purificate i vostri cuori dal peccato e rivolgeteli in alto verso Dio e verso la vita eterna. Vi prego vegliate e siate aperti alla verità. Non permettete che tutte le cose di questa terra vi allontanino dalla conoscenza della vera soddisfazione che si trova nell’unione con il mio Figlio. Io vi guido sul cammino della vera sapienza perché soltanto con la vera sapienza potete conoscere la vera pace ed il vero bene. Non perdete il tempo chiedendo i segni al Padre Celeste perché il segno più grande ve l’ha già dato, ed è il mio Figlio. Perciò, figli miei, pregate affinché lo Spirito Santo possa introdurvi nella verità, aiutarvi a conoscerla e perché attraverso questa conoscenza della verità, possiate essere una cosa sola con il Padre Celeste e con il mio Figlio. Questa è la conoscenza che dona la felicità sulla terra ed apre la porta della vita eterna e dell’amore immenso. Vi ringrazio. "

martedì 24 marzo 2015

Anguera: messaggio del 17.03.2015

4.113 - 17.03.2015
Cari figli, vi amo come siete. Vi chiedo di vivere con gioia il Vangelo del mio Gesù. Non permettete che le cose del mondo vi allontanino dal cammino della santità. Con i vostri esempi e parole mostrate al mondo che appartenete al Signore. Non perdetevi d’animo. Non siete soli. Il mio Gesù è molto vicino a voi. Vivete nel tempo delle grandi tribolazioni, ma non perdete la speranza. Siate strumenti di pace e gioia per tutti quelli che sono lontani. Datemi le vostre mani e io vi condurrò a colui che è la vostra via, verità e vita. Quando tutto sembrerà perduto il Signore asciugherà le vostre lacrime. La vostra liberazione si avvicina. Inginocchiatevi in preghiera. Non tiratevi indietro. Nelle mani il Santo Rosario e la Sacra Scrittura. Nel cuore l’amore alla verità. Conosco ciascuno di voi per nome e supplicherò il mio Gesù per voi. Coraggio. Il domani sarà migliore. Confidate nel Signore e tutto finirà bene per voi. Avanti senza paura. Questo è il messaggio che oggi vi trasmetto nel nome della Santissima Trinità. Grazie per avermi permesso di riunirvi qui ancora una volta. Vi benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Rimanete nella pace

Anguera: messaggio del 14.03.2015

4.112 - 14.03.2015
Cari figli, non perdete la speranza. Mio figlio Gesù è con voi. Confidate in lui e tutto finirà bene per voi. Siate docili e imitate in tutto Gesù. Quando sentite il peso della croce non tiratevi indietro. Non c’è vittoria senza croce. Vi chiedo di vivere i miei appelli. Sono venuta dal cielo per indicarvi il cammino della salvezza. Ricolmatevi dell’amore del Signore. Il mio Gesù vi ha insegnato ad amare e a donarvi con perfezione. Siate miti e umili di cuore, perché solo così potete fare la volontà del Signore. Non allontanatevi dalla preghiera. Cercate forza nell’Eucarestia e nelle parole del mio Gesù. Quando tutto sembrerà perduto verrà per voi la grande vittoria di Dio. L’umanità vivrà l’angoscia di un condannato, ma alla fine il mio Cuore Immacolato trionferà e vedrete nuovi cieli e nuova terra. Avanti con gioia. Questo è il messaggio che oggi vi trasmetto nel nome della Santissima Trinità. Grazie per avermi permesso di riunirvi qui ancora una volta. Vi benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Rimanete nella pace.

Anguera: messaggio del 13.03.2015

4.111 - 13.03.2015
Cari figli, sperate nel Signore con gioia. Non perdetevi d’animo. Non tiratevi indietro. La vostra forza è nel Signore. Tornate a lui, che vede ciò che è nascosto e vi conosce per nome. Aprite i vostri cuori alla luce del Signore, perché solo così potete accettare la sua volontà per le vostre vite. Siete importanti per la realizzazione dei miei piani. Inginocchiatevi in preghiera. Camminate verso un futuro doloroso. La vostra nazione berrà il calice amaro del dolore. State attenti. Siate fedeli al Vangelo del mio Gesù. Non permettete che niente vi allontani dal cammino che vi ho indicato nel corso di questi anni. Siate giusti. I giusti avranno sempre le attenzioni del Signore. Avanti senza paura. Questo è il messaggio che oggi vi trasmetto nel nome della Santissima Trinità. Grazie per avermi permesso di riunirvi qui ancora una volta. Vi benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Rimanete nella pace

Anguera: messaggio del 10.03.2015

4.110 - 10.03.2015
Cari figli, aprite i vostri cuori all’amore del Signore. Con i vostri esempi e parole cercate di attrarre tutti quelli che sono lontani dalla via della salvezza. Ricolmatevi di Dio, perché solo così potete testimoniarlo agli altri. Molti si avvicinano a voi cercando speranza e misericordia. Siate del Signore. Non allontanatevi dalla preghiera. Quando siete lontani diventate ciechi spiritualmente ed è allora che il nemico di Dio vince. Siate fedeli al Signore. Verranno tempi difficili per gli uomini e le donne di fede. Verrà una grande tempesta e la Chiesa del mio Gesù porterà una croce pesante. Cercate forza nelle parole del mio Gesù e nell’Eucarestia. La vostra vittoria è nel Signore. Coraggio. Questo è il messaggio che oggi vi trasmetto nel nome della Santissima Trinità. Grazie per avermi permesso di riunirvi qui ancora una volta. Vi benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Rimanete nella pace

Anguera: messaggio 07.03.2015

4.109 - 07.03.2015
Cari figli, riponete la vostra fiducia nel Signore. Niente è perduto. Tornate all’Amore del Padre. Egli vuole perdonarvi e rendervi felici. Siate docili. Quando vi succede di cadere, non perdetevi d’animo. Il pentimento è il primo passo da fare sul cammino della conversione. Sono vostra Madre e sono venuta dal cielo per portarvi in cielo. Non state con le mani in mano. L’umanità si è allontanata dal Creatore perché gli uomini si sono allontanati dalla verità. Aprite i vostri cuori alla luce di Dio e lasciatevi condurre da lui. Avrete ancora lunghi anni di dure prove, ma il Signore sarà vittorioso. Verrà la grande battaglia ma gli eletti del Signore vinceranno. Avanti senza paura. Questo è il messaggio che oggi vi trasmetto nel nome della Santissima Trinità. Grazie per avermi permesso di riunirvi qui ancora una volta. Vi benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Rimanete nella pace.

Airbus si schianta sulle Alpi 150 morti, Jihadisti esultano: Allah ha colpito

Un Airbus A320 della compagnia Germanwings (gruppo Lufthansa) si è schiantato al suolo nell'area meridionale francese di Barcelonette, nella regione Alpes de Haute-Provence. Secondo fonti della sicurezza, l'aereo era partito da Barcellona alla volta di Dusseldorf. A bordo ci sarebbero 150 persone, di cui 6 dell'equipaggio.

Sui social media i jihadisti del Califfato islamico esultano alla notizia dello schianto di un Airbus A320 della Germanwings nel Sud-Est francese: «Allah ha colpito e la bandiera del Califfato sventola», ha cinguettato «Sostenitori del Califfato» sul suo account @abohorayra00. «Allahuakbar, ringraziamo Allah al quale chiediamo che non vi fosse a bordo nessun musulmano», è invece il tweet postato dall'utente @X_GG77 che si firma «Raad al Khilafah 6»; ovvero «Fulmine del Califfato». Quest'ultimo tweet è accompagnato dalla fotografia di Abu Musab al Zarqawi - leader di al Qaida irachena ucciso in raid Usa nel giugno 2006 - ed è stato subito ritwittato da molti altri simpatizzanti dell'Isis.

domenica 22 marzo 2015

Isis presenta Califfatobook, ll social network dei jihadisti

“Collegati e condivi con la gente a cui tieni! Aggiornati su cosa sta accadendo!”

Il sito è apparso lunedì, ma ora presenta alcuni problemi di collegamento ed è sospeso temporaneamente “per proteggere l’informazione e i dati dei membri e la sicurezza”. In inglese e in arabo, promette di tornare presto online. Gli account Twitter e Facebook, invece, sono stati chiusi.

L’IMPORTANZA DEI SOCIAL NETWORK

In molti casi, i militanti di Isis dipendono dai social network per coordinarsi e comunicare, così come per diffondere video e messaggi al mondo occidentale. Stanchi di essere bloccati dai più famosi social network, da Youtube e da Vimeo, gli hacker che lavorano per l’Isis hanno deciso di aprire un proprio sito. Questo strumento aiuterebbe ancora di più l’arruolamento di nuovi membri in rete.

RETE DI CALIFFATOBOOK

La traduzione di 5elafabook sarebbe “Califfato book”. Il numero 5 (“jamsa”) è utilizzato spesso nelle chat in arabo per rappresentare il suono della “j”. La pagina in beta di 5elafabook mostra una mappa con il simbolo in arabo dell’Isis e la bandiera nera che sta terrorizzando il mondo.

PROGRAMMA SOCIALKIT

La pagina web è stata creata con Socialkit, un programma che permette agli utenti la generazione di reti di collegamento su misura. Secondo l’agenzia Reuters, la scelta di questo programma dimostra un livello molto basico, diverso dalla professionalità dei video prodotti da Al Hayat. Nella registrazione del sito è stato incluso un indirizzo nella città irachena di Mosul, ma con un numero di telefono falso egiziano.

CONVERTITEVI ALL’ISLAM

Anche se 5elafabook sostiene di essere un social network “indipendente e non finanziato dallo Stato Islamico”, spiega esplicitamente il proprio obiettivo: “Questo sito vuole chiarire che non solo portiamo armi e viviamo in montagna, come immaginate… non solo uccidiamo gente, come dicono i media. Cambiamo insieme al nostro mondo, lottiamo contro gli nemici di Allah e vogliano che tutti si convertano all’Islam”.

DIFFIDENZA JIHADISTA

L’uso di 5elafabook ha aperto un dibattito in alcuni forum jihadisti sul tema della sicurezza e le piattaforme digitali. Un utente registrato come Taqni Minbar ha scritto: “Non c’è nessuna piattaforma del web sicura per i jihadisti, anche se appartiene direttamente allo Stato Islamico. Tutti i server sono controllati dai governi, che possono accedere agli IP da dove si gestiscono queste pagine”. Ma in teoria lo stesso principio dovrebbe valere per la diffusione dei video e dei messaggi su Twitter.

GUERRA DI ANONYMOUS

Mentre Twitter Inc. e le autorità americane hanno aperto un’inchiesta su minacce contro alcuni impiegati della compagnia, Anonymous combatte una guerra contro Isis nel cyberspazio. Da alcuni commenti in rete si intuisce che i problemi di collegamento di 5elafabook potrebbero essere un attacco non dei servizi di intelligence, ma degli smanettoni di Anonymous che hanno promesso qualche mese fa di farli sparire. Almeno dalla rete.

 

Via formiche

Isis: distrutti templi cristiani e la tomba del re Mar Behnam

Lo rivela il Guardian. Il sito internet del quotidiano britannico riporta anche che "l'ufficio stampa di Ninive" dello Stato Islamico ha diffuso delle immagini che proverebbero la distruzione dei siti storici che si trovano nella provincia di Hamdaniya

La furia devastatrice del fondamentalismo islamico si abbatte ancora una volta sui luoghi del culto cristiano e sui siti archeologici. Militanti dello Stato Islamico avrebbero distrutto una serie di templi sacri cristiani e sciiti nel nord dell’Iraq oltre che la tomba del re assiro Mar Behnam risalente al quarto secolo avanti Cristo. Lo rivela il Guardian. Il sito internet del quotidiano britannico riporta anche che “l’ufficio stampa di Ninive” dell’Isis ha diffuso delle immagini che proverebbero la distruzione dei siti storici (che si trovano nella provincia di Hamdaniya).

“Chiediamo al mondo che si definisce civilizzato di aiutarci e di difendere i nostri diritti di cittadini”, dice Ignazio Giuseppe III Yonan, patriarca di Antioca e della chiesa cattolica siriana. “Le parole di condanna non sono abbastanza. Il nostro futuro, quello dei cristiani e di altre minoranze irachene, è in grave pericolo”. L’attacco segue, solo per citare i casi più eclatanti, la distruzione dei preziosissimi manoscritti della biblioteca di Mosul, gli atti di vandalismo al suo museo archeologico e la distruzione dell’antica città di Nimrud.

Secondo il patriarca di Antioca l’Occidente è “complice” della presa di Nineve da parte dell’Isis nonché colpevole di adottare una strategia “machiavellica” per combattere lo Stato Islamico. E quindi rinnova il suo appello perché l’Occidente fermi il flusso di armi verso lo Stato Islamico e congeli le sue finanze.

“Questi monumenti non possono essere ricreati”, aggiunge Diana Yaqco, portavoce di A Demand for Action, organizzazione che si batte per i diritti delle minoranze irachene. “L’Isis – aggiunge – non solo disprezza il nostro credo religioso, ma anche la nostra letteratura, le arti e la nostra storia, che è non è riproducibile ma unica”.

Yemen attacco kamikaze contro tre moschee sciite: 137 morti e 350 feriti

Quattro militanti si sono fatti esplodere a Sanaa, la capitale in mano al movimento sciita da settembre. Altre due autobombe sono state fatte detonare nella provincia di Saada. Morto Murtada al-Maktouri, un religioso legato al movimento houthi. Site Group: "Isis rivendica su Twitter". La Casa Bianca non conferma: "Stiamo ancora indagando"

Quattro miliziani si sono fatti saltare in aria contro tre moschee, due a Sanaa, nella capitale dello Yemen, e una nella provincia diSaada, durante la preghiera del venerdì. Secondo quanto ha riferito la tv al-Masirah, appartenente al movimento sciita dei ribelli houthi che da settembre controlla la capitale, gli assalitori hanno fatto detonare cinture esplosive. Altre due autobombe sono state fatte detonare nella provincia di Saada, roccaforte del gruppo etnico. Il bilancio di 137 morti e 350 feriti.

Al Jazeera riferisce che è morto Murtada al-Maktouri, un religioso legato al movimento sciiti che due dirigenti, Taha al-Mutawakkil e Khaled al-Madani, sono rimasti gravemente feriti. A Sanaa la prima moschea colpita è stata quella di Badr, nel sud della città, dove hanno agito due kamikaze, uno all’interno e uno all’esterno dell’edificio. Un terzo si è fatto esplodere nella moschea di Al-Hashahoush, nel nord della città. Il terzo luogo di culto colpito si trova invece nella provincia di Saada, nel Nord del Paese.

Il sito Site Intelligence Group, che monitora l’attività dei jihadisti on line, afferma che l’Isis ha rivendicato gli attacchi. Il gruppo Wilayat al-Yemen, filiale dello Stato Islamico costituitosi in Yemen in novembre, ha diffuso su Twitter, da un account considerato fonte attendibile della propaganda Is, una nota dal titolo “Rivendicazione dell’operazione di martirio in Yemen” in cui si legge che “i cinque cavalieri del martirio armati di cintura esplosiva” hanno colpito “quattro covi degli houthi a Sanaa e uno a Saada” e conclude che affermando: “abbiamo raccolto le teste degli imam apostati (sciiti, ndr).  Se confermato, si tratterebbe del primo attacco rivendicato dall’Isis nel paese.  Ma la Casa Bianca non conferma la rivendicazione e sottolinea come al momento non ci siano indicazioni affidabili: “Gli Stati Uniti stanno ancora indagando, potrebbe trattarsi di propaganda” ha detto il portavoceJosh Earnest.

Aerei da guerra “non identificati” hanno poi bombardato per la seconda volta da ieri la residenza del presidente Abdu Mansour Hadi nella città portuale di Aden. Lo riferisce l’inviato della tv satellitare al-Arabiya, che cita una fonte della sicurezza secondo la quale Hadi non è stato coinvolto nell’attacco perché già dopo il raid aereo di ieri è stato trasferito in una località sicura.”Il presidente non era nel palazzo – ha detto la fonte – e si trova in un posto sicuro. Ho sentito il rumore degli aerei e delle armi anti-aereo (che hanno risposto al fuoco, ndr). Non si registrano danni”. Sempre al-Arabiya fa sapere che oltre 180 tonnellate di armi ed equipaggiamenti militari sarebbero stati scaricati da una nave iraniana in un porto yemenita controllato dai ribelli sciiti del gruppo Houthi.

Un portavoce di Federica Mogherini, rappresentate Ue per Gli Affarei esteri, ha dichiarato che gli attentati avvenuti in alcune moschee di Sanaa, i combattimenti ad Aden e gli attacchi aerei contro il presidente Hadi “hanno il chiaro obiettivo di far deragliare il processo di transizione in Yemen”. Anche il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, “condanna fermamente” gli attacchi e lancia un appello a tutte le parti nel Paese a “cessare immediatamente le azioni ostili ed esercitare la massima moderazione”.

Isis: 100 soldati Usa da uccidere

Nuova minaccia dell'Isis contro l'America. In un post pubblicato sul web  si lancia un appello "a tutti i fratelli residenti negli Usa", militanti o aspiranti jihadisti, perche' uccidano 100 militari americani che hanno partecipato alla lotta contro lo stato islamico. Cento persone indicate una per una con nome e cognome, pubblicandone anche le foto e i presunti indirizzi. Insomma, una vera e propria 'black list' rivelata dal Pentagono e dall'Fbi, che hanno confermato la notizia riportata in origine dal New York Times. E le indagini dovranno innanzitutto appurare se la 'lista nera' pubblicata dalla cosiddetta 'Hacking Division' dell'Isis sia il frutto di informazioni 'rubate' ai server del Dipartimento della Difesa oppure di un lavoro meticoloso di raccolta dati sul web, soprattutto sui social media. Gli autori del post naturalmente accreditano la prima versione: "Con questo enorme numero di dati che abbiamo ottenuto da diversi server e database abbiamo deciso di indicare 100 indirizzi, cosi' che i nostri fratelli in America possano agire".

E ancora: "Ora e' tutto facile, voi dovete compiere solo il passo finale, che aspettate?". Parole agghiaccianti, che gettano nel terrore almeno cento famiglie americane. E che dimostrano quanto potente sia l'arma della propaganda utilizzata dagli uomini del califfo al Baghdadi. Da un primo esame della 'lista nera' dell'Isis, l'elenco e' stato realizzato con nomi di militari che compaiono in tutti gli articoli che parlano e hanno parlato dei raid aerei degli Usa in Iraq e in Siria. Altri nomi sembrano essere stati raccolti dai report del Dipartimento della Difesa sulla campagna contro l'Isis. Ma la lista include anche personale militare o altre persone che con i raid contro i jiahdisti non c'entrano nulla. Nell'elenco compaiono anche i nomi e le fote di donne i cui visi sono pero' stati offuscati. Le indagini si stanno quindi concentrando soprattutto sugli indirizzi pubblicati, per verificare se effettivamente corrispondano alle reali residenze dei militari individuati come obiettivo

mercoledì 18 marzo 2015

Tunisia: turisti in ostaggio nel museo, morte 22 persone, italiani tra le vittime


Blitz delle forze di polizia, morti due terroristi e molti ostaggi






Il bilancio dell'attacco al museo del Bardo a Tunisi è di 19 morti, 17 turisti e due terroristi.Lo ha detto il premier tunisino Habib Essid, che ha aggiunto che ci sono anche italiani tra i morti e vittime tedesche, polacche e spagnole.

"Due italiani sono tra le vittime dell'attacco al museo del Bardo a Tunisi": lo twitta Hoda Abdel-Hamid, senior correspondent in inglese di Al Jazeera. Non c'è al momento conferma ufficiale della notizia. La Farnesina sta verificando e non ha al momento conferme. Abdel-Hamid è l'ultimo giornalista ad avere parlato di vittime italiane a Tunisi. Poco prima era stato un suo collega del Financial Times, Borzou Daragahi, a parlare sempre su Twitter, di un italiano morto, riprendendo informazioni che sono circolate per tutto il giorno sui media tunisini.

Otto italiani feriti durante l'attacco. La Farnesina comunica che sono un centinaio i connazionali messi in sicurezza.

Una coppia di ebrei romani è sfuggita all'attacco terroristico. Secondo quanto riferito dal portavoce della comunità ebraica di Roma Fabio Perugia, i due sono riusciti ad uscire dal museo prima che i terroristi prendessero gli ostaggi. Ora sono stati portati in un luogo sicuro dalle forze dell'ordine.

"Stiamo bene, ma non sappiamo nulla dei nostri amici": così i due ostaggi torinesi liberati al telefono con alcuni colleghi del Comune di Torino. Degli altri quattro ostaggi, al momento, ancora nessuna notizia.

Alcuni italiani sarebbero stati feriti durante l'attacco. La Farnesina comunica che sono un centinaio i connazionali messi in sicurezza.

Il presidente del consiglio Matteo Renzi condanna con fermezza gli atti criminali di Tunisi che vedono, purtroppo, coinvolti anche cittadini italiani ed esprime vicinanza al governo ed alle autorità tunisine di fronte ad un attacco tanto sanguinoso ed alla minaccia terroristica in Africa e nel mondo.

"E' in moto la macchina dell'unità di crisi della Farnesina, cui invitiamo di far riferimento le persone che hanno parenti in Tunisia". Così il premier Matteo Renzi parlando nell'Aula della Camera.

"Questa sarà una guerra lunga: dobbiamo mobilitarci a ogni livello, tutti insieme, tutte le appartenenze politiche e sociali per lottare contro il terrorismo. Serve unità nella difesa del nostro paese che è in pericolo". Lo ha detto il premier tunisino, Habib Essid.

I colpi di arma da fuoco uditi al Parlamento sarebbero stati sparati da agenti delle forze di sicurezza davanti all'entrata del museo del Bardo nei pressi del Parlamento, e non all'interno.

Gli italiani rimasti feriti fanno parte di un gruppo di turisti in crociera. Al momento dell'attacco, si è appreso alla Farnesina, nel luogo della sparatoria erano in circolazione tre bus turistici.

Ci sarebbe un gruppo di dipendenti del Comune di Torino tra gli ostaggi italiani al museo del Bardo. Tra loro Carolina Bottari, 54 anni, impiegata presso l'ufficio Patrimonio dell'amministrazione comunale. La comitiva era in crociera a bordo della Costa Fascinosa. L'amministrazione comunale si sta mettendo in contatto con la Farnesina.

"La situazione sul posto è sotto controllo, ma non abbiamo ancora informazioni precise sul bilancio" delle vittime. Lo ha detto il direttore del museo del Bardo, parlando per telefono con un giornalista di Le Parisien, Thibault Raisse, che ha postato un messaggio su Twitter.


l'Isis punta sull'Afghanistan

La formazione terroristica è sotto pressione in Iraq, Siria e Libia. Da qui sta cercando un nuovo “safe heaven” dove potersi riorganizzare e addestrare i combattenti

L'ultimo obiettivo dell'Isis si chiama Afghanistan. L’Isis sta incrementando la sua presenza in Afghanistan nel tentativo di soppiantare i talebani. Lo apprende il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, dopo aver ricevuto alcuni report dai vertici della missione Unama nel paese asiatico.

La formazione terroristica è sotto pressione in Iraq, Siria e Libia. Da qui sta cercando un nuovo “safe heaven” dove potersi riorganizzare e addestrare i combattenti per poi spostare la jihad in altre zone, come i paesi dell’Asia centrale. Per far ciò, i leader dell'Isis in Afghanistan hanno avviato contatti con tutti i gruppi islamici nel paese, proponendo loro di unirsi sotto un nuovo comando unico e conquistare il potere detenuto dai talebani. Questi ultimi, infatti, sono accusati di non aver ottenuto in dieci anni di campagna quanto raggiunti dai miliziani in pochi mesi. L’Afghanistan, peraltro, si è rivelato l’unico paese dell’area che ha le condizioni necessarie per lo sviluppo del Califfato. Per quanto riguarda i vicini, in Pakistan i talebani sono troppo radicati al momento. L’Iran è nemico dell’Isis e Turkmenistan, Uzbekistan e Tagichistan hanno influenze russe troppo forti, vedi controlli e repressioni capillari, per permettere una penetrazione e diffusione dello Stato Islamico. L’unico sostegno potrebbe arrivare dalla minoranza degli Uiguri, che però sono fortemente pressati dalle autorità cinesi.

In Afghanistan, invece, ci sono le condizioni ideali per lo sviluppo dell’Isis. Il paese è fortemente frammentato, le forze di sicurezza locali non riescono a controllare tutto il territorio e – talebani a parte – c’è una galassia di gruppi più o meno grandi che si danno battaglia da anni senza riuscire a prevalere sull’altro. Inoltre, c’è una “miniera d’oro” rappresentata dalle coltivazioni di oppio. Controllarle permetterebbe alla formazione di non avere più problemi per quanto riguarda il finanziamento della sua jihad. I miliziani, che negli ultimi mesi hanno cominciato a reclutare affiliati, possono contare anche sul fatto che in tutto il paese ci sono zone che sono rimaste da sempre, anche durante la missione Nato Isaf, terra di nessuno. Come nella regione occidentale, dove è di stanza il contingente italiano impegnato nella missione “Resolute Support” ci sono località simili. Khak e Safid, per esempio, al confine tra La provincia di Herat e quella di Farah. Nonostante tutti gli sforzi nessuno è riuscito mai a mantenerne il controllo. Ed è proprio in questa zona che il Daesh sta organizzando la presenza nella regione, coordinandosi con tutte le formazioni tribali e criminali che vi operano.

Il rischio concreto che il fenomeno possa diffondersi c’è. Tanto che la Russia ha fatto sapere alle Nazioni Unite di essere fortemente preoccupata sulla eventualità che lo Stato islamico estenda le sue attività in Afghanistan e porti l’islam radicale negli altri paesi dell’Asia centrale. A questo proposito, sono stati inviati all’Onu diversi rapporti che confermano il peggioramento della situazione nel nord del paese, in aree che confinano con nazioni amiche e alleate della Russia. A seguito di ciò, il vice ambasciatore russo all’Onu, Vladimir Safronkov, ha chiesto al Consiglio di sicurezza di reagire immediatemente per prevenire la possibile diffusione del fenomeno e destabilizzare la situazione dell’Afghanistan e della sua amministrazione appena eletta. “Gli stati della regione, hanno legittime preoccupazioni su questo rischio. L’ipotesi che l’Afghanistan diventi un paradiso sicuro per i combattenti e gli estremisti dell’Isis è categoricamente inaccettabile”. La minaccia dei talebani, comunque rimane e continua a essere al primo posto. Lo ha confermato l’ambasciatore di Kabul alle Nazioni Unite, Zahir Tanin, il quale ha però confermato le infiltrazioni dell’Isis, grazie anche al fatto che nel paese ci sono gruppi con orientamenti più estremisti rispetto ai talebani.

Il governo afghano ha già cominciato a combattere il Daesh nel paese con alcune azioni militari, di cui l’ultima avvenuta domenica scorsa. In un bombardamento aereo è stato ucciso Hafiz Waheed, un ex leader talebano e signore della guerra che si era avvicinato al Califfato. L’uomo era recentemente succeduto allo zio Abdul Rauf Khadim (ucciso da un drone Usa il mese scorso), nella guida della formazione. Anche gli Stati Uniti si sono resi conto che l’Afghanistan rischia di tornare a essere un problema sotto il punto di vista della sicurezza e hanno deciso di rallentare il rientro in patria del proprio contingente militare. Al momento nel paese sono schierati diecimila soldati, che dovrebbero ridursi a circa cinquemila entro la fine dell’anno e concludere definitivamente la missione entro il 2016, alla fine del secondo mandato presidenziale di Barack Obama. Questa calendarizzazione, alla luce degli ultimi eventi è divenuta meno certa come allo stesso modo la “kabulizzazione” della missione Resolute Support, cioè lo spostamento delle truppe internazonali dalle attuali aree di responsabilità alla capitale.

martedì 17 marzo 2015

Isis: incoraggiano le mamme a mostrare ai loro figli

L’immagine scioccante del piccolo bambino con indosso un giubbotto esplosivo cui è collegata una bomba, è apparsa sui siti di social network legati a Stato islamico. Si sostiene che il gruppo terroristico stia ora cercando di radicalizzare i bambini prima ancora che questi imparino a camminare o parlare.

I leader impazziti incoraggiano le mamme a mostrare ai loro figli immagini grafiche di battaglie e di legger loro storie della buona notte sulla morte, per fare in modo si desensibilizzarli alla violenza. Un’altra foto che circola su internet mostra un ragazzo di età non superiore ai 12 anni che imbraccia un M16, il fucile d’assalto made in USA.

Il ragazzino sorridente, che viene descritto in una didascalia come “il nostro più giovane leone“, si dice che sia impegnato a combattere sui campi di battaglia in Siria. A quanto pare, i militanti dell’ISIS sarebbero così a corto di guerriglieri che reclutano ragazzini e li mandano negli avamposti dopo soli 45 giorni di addestramento.

E’ stato stimato che reclutano circa 300 bambini al mese per farli addestrare sull’uso di armi e bombe in un campo nei pressi di Raqqa. “E’ un semplice caso di disperazione“, ha detto Aymenn Jawad Al-Tamimi, professore presso l’Università Hertzliya di Israele.

Pronti ad intervenire in Libia,ecco cosa potrebbe succedere

Dipende da Renzi, ma l'esercito italiano è pronto alla guerra in Libia". Il capo di stato maggiore dell' Esercito, generale Danilo Errico, ha rilasciato un'intervista al Corriere della Sera.

Ed emerge che l'Italia è pronta a intervenire militarmente in Libia: "Se il governo dovesse dare il via" a un intervento in Libia, "noi siamo pronti".

"Ci sono azioni diplomatiche in corso - spiega Errico al Corriere della Sera - la situazione è complessa, si sta cercando la costruzione di un consenso internazionale e ogni decisione dipenderà da questo consenso". Alla domanda su quali forze l'Italia potrebbe mettere in campo, il generale risponde: "il tipo di intervento determinerà impiego, armamento, addestramento e composizione delle forze".

"Io - continua Errico - posso solo assicurare che cercheremo di fare ciò che ci sarà chiesto". Il capo di stato maggiore parla anche di Strade Sicure ed Expo: "In questo momento impieghiamo 3.500 uomini, di cui 200 che pattugliano la Terra dei fuochi in Campania. Si prevede di arrivare a 4.800 uomini e per l'Expo ci saranno altri 600 uomini dedicati solo alla manifestazione milanese". Sull'adeguatezza delle regole di ingaggio risponde: "Le modalità di intervento dipendono dalle prefetture e non sono tutte uguali, variano da presidio a presidio e sono concordate con le autorità di pubblica sicurezza. Se il Giubileo richiederà un impegno supplementare siamo pronti a fare ciò che ci verrà chiesto". Errico non vuole credere a nuovi tagli alle forze armate: "Confido nel fatto che, se ci assegnano un compito, mi daranno le risorse necessarie per svolgerlo, anche in questo momento di crisi".

lunedì 16 marzo 2015

Francesco potrebbe imitare Benedetto

«Il Papa quando parla di pontificato breve, non si riferisce alla morte, ma a un'altra cosa ben precisa». L'incontro avviene a pochi metri dalla Domus Santa Marta, la residenza del Papa, e chi parla è uno strettissimo collaboratore di Francesco, uno di quelli, insomma, che trascorre la maggior parte delle sue giornate accanto al Pontefice.

«Vuole sapere perché il Papa dice di avere la sensazione che forse non durerà molto? Bene, posso dirlo, ma a patto che il mio nome non compaia da nessuna parte».

Siamo d'accordo e per esser più tranquilli, ci spostiamo fuori dalle mura vaticane, facciamo una passeggiata sotto al colonnato del Bernini in Piazza San Pietro, in mezzo a turisti di ogni parte del mondo che scattano selfie con sullo sfondo il loggione centrale della basilica, quello da dove, due anni fa, Jorge Mario Bergoglio si presentò al popolo dei fedeli come nuovo vescovo di Roma.

Perché il Papa dice che il suo sarà un pontificato breve? La risposta arriva serafica: «Il Papa non pensa affatto che dovrà morire presto, ma è una persona molto realista: sa bene che la terza età non finisce più a 75 o magari 80 anni, ma che si è allungata molto, diciamo fino a 90, 95 anni. E credo che lui sia convinto che non si possa governare la Chiesa se il Papa ha un'età troppo avanzata, se non è più in forze». Il primo pensiero vola subito a Papa Ratzinger, alla sua rinuncia, ai motivi che lo spinsero ad abdicare («non ho più le forze» aveva detto) e alle frasi pronunciate proprio da Bergoglio qualche giorno fa, nell'intervista rilasciata a un'emittente messicana: «Non mi piace mettere un limite d'età al papato ma la scelta fatta da Papa Benedetto XVI non dev'essere considerata un'eccezione, ma una possibilità».

E infatti, nonostante Bergoglio non abbia, al momento, alcuna intenzione di dimettersi, quella porta rimane anche per lui aperta, nel caso in cui dovesse andare troppo in là con gli anni. Ma perché, però, Francesco parla di un pontificato che pensa possa durare al massimo quattro o cinque anni? Il nostro interlocutore risponde anche a questo quesito, e lo fa sorridendo: «Il Papa ha oggi 78 anni, nonostante sappia che la vita si è allungata molto, lui prende in considerazione anche il fattore genetico, ovvero tiene conto anche di quanto hanno vissuto i suoi genitori, i suoi fratelli e i suoi parenti più stretti. Insomma - aggiunge - si affida sempre e comunque alla volontà di Dio». Si torna quindi a parlare in qualche modo anche del tema della morte, tema molto caldo soprattutto negli ultimi mesi, dopo le minacce dei fondamentalisti islamici dell'ISIS contro il Papa e contro il Vaticano in generale. Era stato lo stesso Francesco a parlarne sul volo che dallo Sri Lanka lo aveva portato nelle Filippine; rispondendo ad una domanda sulla sua sicurezza, infatti, il Papa aveva detto: «A me preoccupano i fedeli, ho paura per loro, ma io ho un difetto, una bella dose di incoscienza. Ma se mi accade questo? Soltanto chiedo la grazia al Signore che non mi facciano male, perché non sono coraggioso di fronte al dolore».

Il nostro interlocutore ci saluta, poi torna indietro per ribadire un concetto: «Il Papa non sappiamo se mai si dimetterà, la possibilità c'è, in futuro, di andare in “pensione”, ma non di certo perché ha fissato lui un limite d'età. Deciderà Dio il da farsi. Ma una cosa è certa: in questo tempo in cui lui dovrà guidare la Chiesa, chiede che tutti facciano il massimo per aiutarlo, senza scontri e senza cordate».

 

Nuove regioni e accorpamenti: ecco come potrebbe diventare l'Italia

Dite addio alla carta geografica dell'Italia così come la conoscete. Si entra nel vivo di una delle riforme più importanti e complesse all'ordine del giorno: quella delle Regioni.

Entro sessanta giorni, infatti, il governo riceverà la relazione della Commissione tecnica appena costituita per definire il perimetro della riforma. Nel mirino ci sono regioni del nord e regioni del sud. Se l'idea così com'è stata concepita dai parlamentari Pd Roberto Morassut e Raffaele Ranucci andasse in porto, dovremmo prepararci a dire addio alla cartina dell'Italia così come la conosciamo oggi. Niente più Piemonte, Valle d'Aosta e Liguria: ecco l'Alpina. Arrivederci Marche, Abruzzo e Molise, nella nuova mappa della Penisola ci sarà un'unica grande macchia con il nome di Adriatica. Di fatto scompariranno 8 regioni. Ne resteranno solo 12.

A Nord, l'unica amministrazione a rimanere inalterata sarebbe la Lombardia. Al suo fianco, oltre all'Alpina, nascerebbe il Triveneto, unione di Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige. Al centro Italia, l'Emilia guadagnerebbe dalle Marche la provincia di Pesaro e accanto alla già citata Adriatica, nascerebbe l'Appenninica, unione di Toscana, Umbria e provincia di Viterbo. Il Lazio scomparirebbe, diventando un unico grande Distretto di Roma Capitale, lasciando le province meridionali alla neonata regione Tirrenica, insieme alla Campania. Sempre al Sud, la Puglia guadagnerebbe dalla Basilicata - soppressa - la provincia di Matera, trasformandosi in Levante. Mentre la Calabria. Immutate, infine, Sicilia e Sardegna.

Vangelo del giorno 16.03.2015

4° Breve riepilogo degli articoli precedenti Avvertimento,Consolazione e Miracolo (2016)

ATTENZIONE QUESTO ARTICOLO E' TEOLOGIA

La teologia è una disciplina della filosofia che studia Dio, si occupa di sviluppare elaborazioni teoretiche circa materie dogmatiche, oggetto della fede dei credenti.

 

Breve riepilogo degli articoli precedenti.

I segreti di Medjugorje sono divisi in due serie di segreti. I primi tre segreti sono una benedizione sulla persona umana. Il Giorno della Penitenza (cioè l'Avvertimento) e' una benedizione per l'anima; il Giorno della Consolazione e' una benedizione per lo spirito; il Giorno della Guarigione (il Miracolo) una benedizione per il corpo. Queste benedizioni dei primi tre segreti prepareranno la Chiesa ed il mondo alla prima parte della tribolazione.

Vi anticipo che qualcuno resterà turbato o incredulo quando dirò che gli ultimi sette segreti di Medjugorje sono gli stessi Sette Sigilli del Libro dell'Apocalisse. Forse costoro si aspettavano che gli eventi dei segreti fossero formati da qualcosa di completamente sconosciuto; ma questo non e' il modo in cui opera Dio.

Al Signore piace preparare la Sua gente. Egli ha impiegato migliaia di anni per preparare gli Ebrei per la venuta di Gesù' Cristo, il Messia. Ha dedicato circa duemila anni per preparare i Cristiani per questi eventi della prima parte della tribolazione. Nel Vecchio Testamento, Dio ha inserito molte indicazioni, presagi e simboli che raccontavano ai fedeli la venuta del futuro Messia. Anche la sua venuta su un asino a Gerusalemme fu rivelata in anticipo. Dunque come fate a non aspettarvi che Dio metta questi importanti eventi dei segreti nella Sacra Scrittura, anche se parzialmente celati con un linguaggio simbolico?

Durante gli eventi degli ultimi sette segreti di Medjugorje, molte persone crederanno che e' giunta la fine del mondo, tali sarà la gravità degli eventi. Ma non e' così. La tribolazione e' divisa in due parti: la prima parte e' destinata a questa generazione ed e' descritta dagli ultimi sette segreti, ma successivamente vi sarà un periodo di ricostruzione e di pace relativa e santità. E dopo, molto lentamente il mondo comincerà a scivolare in una maggiore corruzione; vari regni si ergeranno e cadranno. Successivamente, nel 25° secolo, sopraggiunge la seconda parte della tribolazione, che include il breve regno dell'Anticristo e l'immediato ritorno di Gesù' Cristo. Perciò la fine del mondo non e' per la generazione presente, e l'Anticristo non e' attualmente nel mondo. Il ritorno di Cristo e' lontano centinaia di anni. Non lasciatevi ingannare da nessuno! Nonostante tutte queste intense sofferenze mondiali, non e' ancora giunta la fine del mondo!

Putin lancia allarme guerra nucleare

 

La Russia era pronta a innalzare lo stato d'allerta nucleare durante le tensioni dello scorso anno sulla Crimea e sulla destituzione del presidente ucraino Viktor Ianukovic. Lo ha detto il presidente russo Vladimir Putin in un'intervista trasmesso oggi alla tv di Stato. "La vita dell'allora presidente ucraino era in pericolo, volevano ucciderlo, per questo la Russia intervenne e gli salvò la vita", dice ancora.
In un intervento pre-registrato in un documentario sull'annessione della Crimea, Putin rincara: "Per noi era chiaro e ricevemmo informazioni che c'erano piani non solo per la sua cattura ma, preferibilmente da parte di coloro che avevano condotto il golpe» a Kiev, ha rievocato, anche per la sua eliminazione fisica".

La Russia era pronta a mettere in allerta le forze nucleari del suo Paese quando la Crimea decise, un anno fa, di annettersi alla Federazione, se gli Stati Uniti ed i loro alleati fossero intervenuti. "Eravamo pronti a farlo", ha detto Putin, rivelando di aver avvertito Stati Uniti ed Europa di non immischiarsi, accusandoli di aver orchestrato la destituzione dell'allora presidente ucraino Ianukovic. "È per questo - ha continuato - che penso che nessuno abbia voluto iniziare un conflitto mondiale".

domenica 15 marzo 2015

L'allerta del Viminale: Innalzare i livelli di sicurezza

Allerta massima a Roma. L'annuncio del Papa di un Giubileo straordinario per il 2016 fa innalzare il livello di allarme sulla Capitale per il rischio attentati soprattutto di matrice jihadista.

Nel volume dal titolo "Bandiere nere da Roma" vengono indicate le rotte attraverso le quali avverrà l'invasione di musulmani in Europa. L’obiettivo finale è Roma. Nel corso dei mesi, infatti, l’intenzione di arrivare a Roma è stata palesata in varie forme: messaggi audio, video e attraverso il magazine online Dabiq, che in una delle sue uscite ha pubblicato in prima pagina la foto di piazza San Pietro con la bandiera nera dell’Isis issata sull’obelisco. Un anno in cui sono stati numerosi anche gli alert da parte dell’intelligence che hanno portato il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, ad innalzare il livello di sicurezza. Il Giubileo, quindi, apre le porte ad un incontrollato flusso di fedeli che da tutto il mondo riempiranno le strade di Roma. Jihadisti, lupi solitari, simpatizzanti dell’Isis e tutto il contesto di elementi radicalizzati che ruotano attorno alla follia dei terroristi si sentirebbero autorizzati e motivati a colpire. Il clamore mediatico di un’azione del genere sarebbe enorme. L’intelligence e le forze dell’ordine sono già in allerta da tempo per arginare e prevenire attacchi.

Il sindaco Marino, nonostante l'allerta dei servizi e del Viminale, però non appare preoccupato: "Il rischio di attentati nella città di Roma non può essere basato sul numero di milioni di persone che arrivano, perchè il timore di un attentato potrebbe manifestarsi anche se in una piazza ci fossero solo 10mila persone: quindi che si tratti di 10mila o di 30 milioni di persone, la sicurezza non cambia". Non è dello stesso parere il ministro degli Interni Angelino Alfano che ha disposto un pinao di addestramento particolare per le forze di polizia impiegate nell'anti-terrorismo. ll piano, in relazione alla minaccia terroristica, ha un duplice obiettivo: "Aggiornare adeguatamente la formazione di tutti gli operatori della Polizia di Stato, e costituire, all’interno degli Uffici Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico (le Volanti), delle squadre specializzate nel primo intervento".

Il progetto partirà alla fine di marzo e sarà articolato in moduli addestrativi finalizzati alla "formazione diffusa ed all’aggiornamento sistematico nell’adozione delle misure di autotutela e di reazione operativa". La novità di rilievo è appunto costituita dall’impiego nei servizi di controllo del territorio di "squadre addestrate ad hoc per intervenire in caso di emergenza di tipo terroristico", costituite da operatori "appositamente selezionati, addestrati ed adeguatamente equipaggiati".
Già lo scorso 17 febbraio, nel corso di un Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza pubblica, Alfano aveva dato indicazioni alle Forze di polizia affinchè venissero adottate tutte le iniziative necessarie ad elevare il livello di attenzione, a causa della minaccia dell’Isis. "In questo momento, anche l’azione che il ministro dell’interno sta svolgendo con i suoi colleghi europei - viene sottolineato - è mirata a fronteggiare la minaccia terroristica favorendo interventi nelle aree di instabilità da dove parte la minaccia stessa". Da ultimo, "contatti con responsabili dell’Amministrazione americana hanno consentito di mettere ulteriormente a fuoco gli obbiettivi e le strategie antiterrorismo".

14 anni di carcere a Don Conti

La Corte di Cassazione ha messo la parola "fine" su uno dei casi di pedofilia più gravi tra quelli che hanno coinvolto uomini della Chiesa italiana.

È stata confermata la condanna a 14 anni e 2 mesi di carcere inflitti all'ex parroco romano don Ruggero Conti. Sono sette in tutto le vittime di abusi sessuali accertate dall'accusa. I fatti si sarebbero verificati a partire dal 1998.

La notizia è stata resa pubblica dal vicario generale della diocesi di Porto-Santa Rufina, monsignor Alberto Mazzola, che ha sottolineato che il vescovo e tutta la comunità "rinnovano la più sentita vicinanza a tutte le vittime di questa grave e penosa vicenda".

Al processo penale si affianca anche quello canonico: "conclusa la prima fase ora la Congregazione per la Dottrina della Fede stabilirà i passi successivi", riferisce ancora la diocesi. Di certo Ruggero Conti non può più svolgere il suo ministero pubblicamente dal 2008 ed è stato sospeso 'a divinis' dal 2011.

I fatti contestati risalgono a quando don Conti operava, tra il 1998 e il 2008, nella parrocchia romana nel quartiere di Selva Candida. Fu proprio un altro sacerdote a denunciarlo, dando il via all'inchiesta. Al termine del processo di primo grado il tribunale di Roma nel marzo del 2011 condannò l'ex parroco a 15 anni e 4 mesi di prigione. Una condanna poi ridotta in appello a 14 anni e 2 mesi, perchè, nel frattempo, si erano prescritti tre degli episodi contestati al sacerdote. Una condanna oggi confermata dalla Cassazione, come riferito dalla stessa chiesa locale alla quale fa riferimento l'ormai ex parroco.

"Il vescovo e la diocesi di Porto-Santa Rufina nel prendere atto della decisione, con doveroso rispetto per l'accertamento giudiziale e profonda tristezza per la condotta del sacerdote, rinnovano la più sentita vicinanza a tutte le vittime di questa grave e penosa vicenda", dice monsignor Mazzola. "L'intera Chiesa diocesana è ora chiamata ad un percorso di preghiera, di solidarietà fraterna e di rinnovamento per continuare ad operare per la crescita dei bambini e dei ragazzi perchè nessuno di loro abbia a soffrire violenza da parte di chi è chiamato ad essere per tutti punto di riferimento e padre", conclude il vescovo.

Pakistan: attaccate due chiese

Esplosioni provocate da terroristi kamikaze hanno colpito due chiese nella città pachistana di Lahore. Secondo l’ultimo bilancio del direttore sanitario provinciale, Zahid Pervaiz, le vittime sono almeno 15 e i feriti 78, di cui una trentina in gravi condizioni fra le vittime anche donne e bambini. Le deflagrazioni sono avvenute a pochi minuti di distanza, in un quartiere a maggioranza cristiana. Una ha colpito una chiesa cattolica mentre si celebrava la messa, e l’altra una chiesa protestante. I due edifici di culto distano pochi metri l’uno dall’altro.
Il testimone
Testimoni hanno riferito che la rapida azione di una guardia di sicurezza ha impedito che il bilancio fosse più alto. Gli attacchi kamikaze sono avvenuti in un quartiere a maggioranza cristiana. Un testimone, Amir Masih, ha raccontato: «Ero seduto in un negozio vicino alla chiesa, quando un’esplosione ha scosso la zona. Mi sono precipitato sul posto e ho visto una guardia di sicurezza lottare con un uomo che stava cercando di entrare nella chiesa. Dopo che non è riuscito nel suo intento, si è lasciato esplodere». Secondo il resoconto della polizia se gli agenti in servizio di sicurezza non avessero fermato gli attentatori all’ingresso delle chiese, il bilancio delle vittime e dei danni sarebbe stato molto più grave.

La rivendicazione e le proteste
Il gruppo talebano pachistano Jamaat-ul-Ahrar (Jua) ha rivendicato la responsabilità delle esplosioni . Il portavoce di Jua, Ihsanullah Ihsan, via email ha detto che tali attacchi continueranno «fino a quando la sharia non sarà imposta nel Paese. Dopo gli attacchi sono scoppiate violente proteste.Una folla inferocita ha picchiato a morte due persone sospettate di essere coinvolte nell’attacco e le ha poi bruciate. La folla ha anche sequestrato in un negozio per circa due ore quattro poliziotti feriti che secondo i dimostranti non avevano vigilato sulla chiesa. Anche i politici che erano accorsi per andare a trovare i feriti sono stati allontanati dalla gente inferocita. Due delle vittime dell’esplosione sono agenti. Uno dei sospettati sarebbe stato fermato dalla polizia.

Il dolore del Papa
Anche papa Francesco è intervenuto dopo la tragedia in Pakistan: «Con dolore, con molto dolore ho appreso degli attentati terroristici contro due chiese cristiane a Lahore in Pakistan, che hanno procurato molti morti e feriti. Sono chiese cristiane», ha ripetuto sottolineando che «i cristiani sono perseguitati, i nostri fratelli versano il sangue soltanto perché sono cristiani». «Mentre assicuro la mia preghiera per le vittime e le loro famiglie, chiedo — ha aggiunto — il dono della pace e la concordia per quel Paese e che questa persecuzione contro i cristiani, che il mondo cerca di nascondere, finisca e ci sia la pace». La comunità cristiana pachistana ha annunciato tre giorni di lutto.



Lettore_964762815 marzo 2015 | 15:21
subito il papa che fa il solito ritornello...quando bombardavano iraq e afganistan erano bombe che portavano pace e amore o tutto le guerre in medio oriente rappresentavano l'esportazione di buon cristianesimo...e non ho sentito dire niente...ma poi in pakistan 2 mesi fa hanno fatto la stessa cosa contro dei musulmani..in questo caso Francesco è rimasto muto....
VOTA RISPONDI(0)remolior15 marzo 2015 | 15:18
devo darle pienamente ragione,sono sempre i porporati a mettere il naso nelle cose dello stato laico,mai il contrario,anche perché mettere il naso nello stato clericale è impossibile
VOTA RISPONDI(0)Risposta a: Yalen86
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Lettore_1077682815 marzo 2015 | 15:18
fede non è possedere un magazzino ben fornito di notizie, ma è la capacità che la nostra mente ha di comprendere la vita, il posto che vi teniamo, i nostri rapporti con gli altri uomini. Ha fede chi ha coscienza di sé e del tutto, chi sente la relazione con tutti gli altri esseri

Anguera: messaggio del 03.03.2015

4.108 - 3 marzo 2015
Cari figli, voi appartenete al Signore e lui solo dovete seguire e servire. Non perdete la speranza. Confidate in Gesù. Avrete ancora lunghi anni di dure prove, ma non perdetevi d’animo. Restate con il Signore e sarete vittoriosi. Sono vostra Madre e sono venuta dal cielo per chiamarvi alla conversione. Aprite i vostri cuori e siate docili alla mia chiamata. Voi non siete soli. Anche quando siete lontani il Signore vi cerca. Siete preziosi per il Signore. Inginocchiatevi in preghiera. Conosco ciascuno di voi per nome e supplicherò il mio Gesù per voi. Quando sentite il peso della croce, cercate forza nella preghiera e nell’Eucarestia. Niente è perduto. Coraggio. Non ci sarà sconfitta per gli eletti del Signore. Rallegratevi, perché i vostri nomi sono già scritti in cielo. Avanti senza paura. Questo è il messaggio che oggi vi trasmetto nel nome della Santissima Trinità. Grazie per avermi permesso di riunirvi qui ancora una volta. Vi benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Rimanete nella pace.

Se la Grecia lascia l'euro, i prossimi saranno Italia e Spagna e poi la Germania

"Se la Grecia dovesse lasciare l’Eurozona, anche la Spagna e l’Italia lascerebbero il blocco della moneta unica".

La profezia arriva dalla voce di Panos Kammenos, ministro greco della Difesa al giornale tedesco Bild. Secondo il ministro la forza di centrodestra al governo con la sinistra di Tsipras, l'effetto domino in Europa sarà inevitabile e non si salverà nessuno: "Se la Grecia esplode - ha detto -Spagna e Italia saranno le prossime, e poi a un certo punto la Germania. Perciò dobbiamo trovare una strada dentro l’eurozona, ma questa non può essere che i greci continuano a dover pagare". La battaglia Atene-Berlino non conosce sosta, in un continuo susseguirsi di beghe storiche e antipatie personali.

Dopo gli ultimi vertici europei è tornata con insistenza la voce di un possibile nuovo salvataggio per la Grecia, sarebbe il terzo. Ma Kammenos dice che non ce ne sarà bisogno, piuttosto dice al giornale tedesco che bisognerebbe usare gli stessi metodi per tutti, come: "Il taglio che anche la Germania ha ottenuto nel 1953 alla conferenza sul debito di Londra". Insomma ormai tra Berlino e Atene è guerra aperta. E la partita che si sta giocando potrebbe toccarci davvero da vicino.

Così l'Europa si piega ad Allah

Le rivendicazioni islamiche sono sempre più esigenti, e la sentenza della Corte suprema tedesca è soltanto l'ultimo capitolo di una lunga serie di concessioni dell'Europa nei confronti della cultura, e non solo, musulmana.

Sulla spontaneità di questo fenomeno sorgono parecchi dubbi. Molti analisti sostengono che sia il frutto di una strategia perpetrata dalle eminenze grige dell'islam radicale che, molto prima dell'11 settembre, sono riuscite a farsi riconoscere come rappresentanti legittimi dell'islam europeo, fagocitando i leader musulmani moderati. La Germania ha lasciato cadere l'ultimo tabù, permettendo alle insegnanti musulmane di indossare il velo nelle scuole e ribaltando la sentenza di parere opposto del 2003. Forse in pochi però sanno che proprio in Germania, come del resto in Belgio e Olanda, la legge prevede un finanziamento dello Stato non solo per la costruzione delle moschee ma anche per stipendiare gli insegnanti di islam nelle scuole pubbliche. Per ottenere nuove concessioni, non mostrano il loro volto intollerante e ostile all'integrazione, ma spesso strumentalizzano il malessere sociale degli immigrati e i valori tolleranti dell'Europa, costruendo mattone dopo mattone un altro califfato.

E se Al Baghdadi vive nel desiderio febbrile di mettere le mani sul Vaticano e issare sulla cupola di San Pietro la bandiera nera, proprio a Roma, capitale del cattolicesimo, è stata edificata la moschea più grande d'Europa, finanziata per il 75% dall'Arabia Saudita con 35 milioni di euro. Nella vicina Svizzera un decreto federale autorizza le ragazze a indossare il velo nelle fotografie sui loro passaporti. Spostandosi in Belgio, dalle parti di Bruxelles, esiste il divieto di somministrazione delle bevante alcoliche nei quartieri di Saint Josse, Scharbeek o Molenbeek, zone ad alta concentrazione islamica, dove persino le forze dell'ordine preferiscono non avventurarsi. La stessa restrizione è stata firmata dal sindaco dell'Aia, capitale dell'Olanda, per il quartiere di Schilderwijk, dove lo scorso luglio tra le altre cose venne organizzata una manifestazione in strada pro-Isis, autorizzata dal primo cittadino Jozias van Aartsen. Sempre nei Paesi Bassi, un decreto della Corte Suprema del 30 maggio 1986 assegna agli imam (pur essendo apertamente radicali) lo stesso valore giuridico concesso ai sacerdoti cristiani, consentendo loro di esercitare negli ospedali, nelle carceri e di ottenere persino sussidi pubblici. E ancora in Belgio: il crocifisso è vietato in tutte le scuole, a eccezione di quelle cattoliche gestite dalla chiesa. Permessi che spesso si trasformano in rese incondizionate, come in Danimarca, dove la legislazione più liberale d'Europa in materia d'istruzione religiosa, concede velo e burka per le strade e consente l'amministrazione delle scuole islamiche a imam wahabiti, spesso reclutatori di giovani miliziani dello stato islamico. Non poteva mancare all'appello la cattolicissima Spagna. Durante il suo incarico di premier Zapatero ha legalizzato il «Partito del rinascimento e dell'Unione della Spagna», il cui leader, Mustafa Barrach, sostiene in Andalusia l'idea del ritorno della Spagna all'islam, e intrattiene rapporti con Fatiha Mehadi, nuova leader della cellula Isis di Ceuta.

La vicenda più clamorosa si riferisce invece alla città di Malmoe, in Svezia. Nel marzo del 2014 è bastato l'arrivo della nazionale israeliana di tennis, impegnata in Coppa Davis contro la Svezia, a far insorgere la comunità islamica. Da quel momento Malmoe non concede più alcun pass agli sportivi provenienti da Israele.

Il terrorismo dei tagliagole si combatte anche conoscendo la loro cultura di morte. Perciò vi offriamo una lettura del Corano alla luce dell'attualità e del pericolo Isis che «minaccia la nostra civiltà». Da ieri il libro sacro dei musulmani, analizzato e commentato da Magdi Allam, sarà allegato al «Giornale». Il prezzo di vendita è di 8,60 euro (più il costo del quotidiano). Nonostante vogliano censurarci, è nostro diritto entrare nel merito dei contenuti della religione islamica per sconfiggere il terrorismo di chi si batte contro la libertà.

Il vangelo del giorno 15.03.2015

venerdì 13 marzo 2015

Isis: cambio di strategia

«We want Paris before Rome», vogliamo Parigi prima di Roma: lo afferma - secondo la responsabile di Site Rita Katz - il portavoce dell'Isis, Abu Muhammad al-Adnani, nel nuovo video pubblicato sul sito di intelligence che monitora i siti dell'estremismo islamico.

Faremo esplodere la Casa Bianca, il Big Ben e la Torre Eiffel, minaccia inoltre l'Isis. «Se l'Occidente e gli Stati Uniti vogliono le roccaforti dell'Isis - afferma al Adnani - l'Isis vuole Parigi, Roma e l'Andalusia, dopo aver fatto esplodere la Casa Bianca, il Big Ben e la Torre Eiffel». Le notizie su una ritirata o un arretramento dei militanti dello stato islamico sono esagerate, aggiunge nell'audiomessaggio il portavoce dell'Isis, al-Adnani.

mercoledì 11 marzo 2015

Il Vangelo del giorno 11.03.2015

Mt 5,17-19

17Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non son venuto per abolire, ma per dare compimento. 18In verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà neppure un iota o un segno dalla legge, senza che tutto sia compiuto. 19Chi dunque trasgredirà uno solo di questi precetti, anche minimi, e insegnerà agli uomini a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà agli uomini, sarà considerato grande nel regno dei cieli.

I misteri ed i segreti della bibbia: sodoma e gomorra

Isis altro video dell'orrore

Nuovo video dell'orrore diffuso dall'Isis. I terroristi dello Stato islamico avrebbero diffuso un nuovo filmato che mostra un bambino, in tuta mimetica e a volto scoperto, che uccide a colpi di pistola una presunta spia del Mossad, il palestinese Mohammad Ismail.
A riferirlo è stata la direttrice del Site, Rita Katz, direttrice del Site - il sito che monitora il jihadismo sul web - che su Twitter ha pubblicato alcuni fotogrammi dello scioccante filmato

DECAPITATE TRE PERSONE PER SODOMIA. Sempre secondo Katz gli jihadisti avrebbero anche decapitato tre persone condannate per sodomia da un tribunale islamico nella provincia irachena di Ninawa, vicino alla cittadina di Mosul. Sempre su Twiter sono apparse anche quattro foto in cui si vedono i condannati bendati e inginocchiati in una piazza gremita di gente, mentre un boia alza una scimitarra pronto a colpire.

martedì 10 marzo 2015

L’apocalisse: La Settima Tromba

Il vangelo del giorno 10.03.2015

Mt 18,21-35

21Allora Pietro gli si avvicinò e gli disse: «Signore, quante volte dovrò perdonare al mio fratello, se pecca contro di me? Fino a sette volte?». 22E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette.

Parabola del servo spietato
23A proposito, il regno dei cieli è simile a un re che volle fare i conti con i suoi servi. 24Incominciati i conti, gli fu presentato uno che gli era debitore di diecimila talenti. 25Non avendo però costui il denaro da restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, con i figli e con quanto possedeva, e saldasse così il debito. 26Allora quel servo, gettatosi a terra, lo supplicava: Signore, abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa. 27Impietositosi del servo, il padrone lo lasciò andare e gli condonò il debito. 28Appena uscito, quel servo trovò un altro servo come lui che gli doveva cento denari e, afferratolo, lo soffocava e diceva: Paga quel che devi! 29Il suo compagno, gettatosi a terra, lo supplicava dicendo: Abbi pazienza con me e ti rifonderò il debito. 30Ma egli non volle esaudirlo, andò e lo fece gettare in carcere, fino a che non avesse pagato il debito.

31Visto quel che accadeva, gli altri servi furono addolorati e andarono a riferire al loro padrone tutto l'accaduto. 32Allora il padrone fece chiamare quell'uomo e gli disse: Servo malvagio, io ti ho condonato tutto il debito perché mi hai pregato. 33Non dovevi forse anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te? 34E, sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non gli avesse restituito tutto il dovuto. 35Così anche il mio Padre celeste farà a ciascuno di voi, se non perdonerete di cuore al vostro fratello».

Commento
A cura di mons. Gianfranco Poma

Nella domenica XXIV del tempo ordinario, concludiamo la lettura del cap. 18 del Vangelo di Matteo che contiene il "discorso sulla vita della Chiesa". La lettura liturgica ci fa accostare, ogni domenica, a brani dell'Antico e del Nuovo Testamento, guidandoci in un percorso ordinato per la crescita della nostra vita cristiana: la riforma postconciliare ha certamente reso più ricco il nostro accostamento ai testi biblici. Rimane tuttavia il pericolo che, se la nostra conoscenza è limitata alla lettura liturgica, dei testi biblici abbiamo una comprensione frammentata che può diventare solamente morale. Questo vale in modo particolare per alcuni testi, come è il cap.18 di Matteo a cui potremmo accostarci come se si trattasse di una serie di precetti etici giustapposti, mentre il discorso intende proporre un itinerario di vita, nella comunità, perché il discepolo che segue Gesù ed affida a Lui la sua vita, lo percorra con impegno, abbandonando il proprio orgoglio per vivere come fratello di quanti condividono con lui l'esperienza di figli del Padre. Il Vangelo non impone una legge ma offre l'esperienza vissuta da Gesù perché coloro che lo seguono la accolgano e affidandosi a Lui, la rivivano nella propria esistenza personale. E l'esperienza di Gesù è la condivisione dell'umanità, condivisione piena che diventa concretamente solidarietà, fraternità, possibile perché è la conseguenza del suo essere totalmente affidato al Padre: l'esperienza di Gesù è il distendersi nella storia del suo mistero di Figlio di Dio, fratello degli uomini. Ma per essere veramente fratello di tutti gli uomini, occorre che il Figlio di Dio si faccia l'ultimo di tutti. "Egli, dice S.Paolo, pur essendo nella condizione di Dio., svuotò se stesso, assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini. Dall'aspetto riconosciuto come uomo, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce. Per questo Dio lo esaltò." (Fil.1,5-11) Per questo Gesù, nella sua vita, dal battesimo alla croce, "discende", per poter identificarsi con chi è "piccolo" e "ultimo" e poter affermare: "Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me" (Matt.18,5), e ancora "Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me" (Matt.25,38), per poter condividere la fragilità e la debolezza umana: per poter amare nella verità. Quando, dunque, all'inizio del cap.18 di Matteo, alla domanda dei discepoli: "Chi, dunque è più grande nel regno dei cieli?", Gesù risponde chiamando a sé un bambino, ponendolo in mezzo a loro e dicendo: "In verità vi dico. chiunque si farà piccolo come questo bambino, costui è il più grande nel regno dei cieli", Gesù parla di sé e chiede di "sconvolgere" la nostra mentalità per assumere la sua (a Pietro ha già chiesto di "pensare secondo Dio e non secondo gli uomini"). Il "regno dei cieli" è la presenza di Dio nel mondo, che Gesù manifesta facendosi "piccolo": adesso il Vangelo ci sta dicendo che si entra nel regno dei cieli seguendo Gesù, condividendo la sua "piccolezza" per lasciare spazio alla forza di Dio e Gesù ci sta rivelando che la comunità dei discepoli di Gesù, la comunità dei "piccoli", è sulla terra la manifestazione della forza di Dio. Si tratta certamente di una rivelazione meravigliosa: ricordiamo ancora S. Paolo quando confessa che Gesù gli ha detto: "Ti basta la mia grazia, perché la mia forza sta nella debolezza". Ma quanto è difficile per noi condividere con Gesù il cammino della "piccolezza" che rischiamo di interpretare in modo sentimentale e romantico: quando Gesù parla di "piccoli" non intende i bambini piacevoli, teneri, innocenti, ma parla di chi non conta niente, di chi non si impossessa del potere, di chi non si impone agli altri, di chi non guarda agli altri dall'alto in basso, di chi non si ritiene migliore degli altri, di chi non pensa di non aver bisogno del perdono fraterno. Quando Gesù prende un bambino e lo mette al centro, intende capovolgere il modo normalmente umano di concepire le relazioni, la società: le parole di Gesù, meravigliose, nel cap.18 di Matteo si fanno esigenti: si tratta di entrare veramente nel regno dei cieli, si tratta di vivere veramente l'esperienza meravigliosa dell'amore del Padre. Nel corso di tutto il capitolo, si precisa che cosa intenda Gesù parlando dei "piccoli" ai quali è aperto l'accesso al regno dei cieli, e con quanta sollecitudine avverta di tutti gli equivoci nei quali si può cadere. Per questo, la conclusione introduce di nuovo Pietro con la sua domanda: "Quante volte dovrò perdonare il mio fratello, se pecca contro di me?" Pietro non ha ancora capito che essere discepoli di Gesù, non è questione di quantità, ma di "novità", ma soprattutto non ha ancora capito che "il piccolo" che entra nel regno dei cieli, "l'ultimo", colui che non ha nessun diritto, non ha nulla da calcolare, ha solo la forza di Dio, l'amore, la gratuità del perdono, è ogni uomo, sono io, è Pietro, quando abbiamo il coraggio di essere noi stessi, fragili e deboli, ma amati dal Padre: Pietro è di nuovo chiamato da Gesù a seguirlo nel dono totale di sé. Per questo Gesù dice la parabola del "re e del servo spietato" che è un fortissimo richiamo per la comunità cristiana nascente e per la Chiesa di ogni tempo: parla di un re che di fronte al servo che lo implorava, "ebbe compassione, lo lasciò andare e gli condonò il debito". Ma poi, questo servo, di fronte ad un "con-servo" che lo implorava per molto meno, "gli voltò le spalle e lo gettò in carcere".

Noi leggiamo il Vangelo, celebriamo l'eucaristia, parliamo della gratuità dell'amore del Padre, ma poi. Il servo ha sfruttato la disponibilità del re, ma non ha sperimentato la sua compassione, non si è lasciato cambiare il cuore. Paolo VI parlava della separazione della fede dalla vita come dramma del nostro tempo: noi facciamo qualcosa per gli altri, per i "piccoli", ma continuiamo a sentirci "più grandi". Gesù si è fatto piccolo, ha assunto la nostra carne, ha condiviso: la novità cristiana sta proprio in questo sentire che noi siamo piccoli come tutti, condividiamo, non condanniamo ma, con Cristo, amiamo. Se dal mondo noi pretendiamo ciò che deve a Dio, se guardiamo agli altri giudicando, se tra noi dimentichiamo di essere "debitori solo di amore", se non "perdoniamo di cuore", vuol dire che abbiamo ancora il cuore duro, che non abbiamo gustato la "compassione" del Padre, che ci siamo chiusi nella nostra ipocrisia. Ai servi incapaci di amare Gesù preannuncia una sorte terribile, e noi pensiamo all'inferno e a un Padre che non ama più. Gesù in realtà parla sempre del presente e annuncia la sorte a cui si autocondanna un mondo incapace di sperimentare compassione e gratuità: forse è il rischio della nostra attuale condizione. Perché ci siamo così incattiviti? Perché le relazioni sono tutt'altro che fraterne? La Parola di Gesù è per noi: "Se non vi convertite e non diventate come i bambini." La Chiesa è la comunità dei "piccoli" che lasciano che la loro fragilità sia abitata dalla compassione di Dio, è la presenza nel mondo del regno dei cieli: è la comunità che non vuole vincere battaglie in nome di Dio, ma che lascia trasparire dalla sua inerme fragilità, dalle relazioni fraterne di persone bisognose di perdono, che nel mondo è presente una forza nuova, invincibile, che è l'amore che Dio ha per noi.

lunedì 9 marzo 2015

L’apocalisse: La Sesta Tromba

Anguera: messaggio del 03.03.2015

4.108 - 3 marzo 2015
Cari figli, voi appartenete al Signore e lui solo dovete seguire e servire. Non perdete la speranza. Confidate in Gesù. Avrete ancora lunghi anni di dure prove, ma non perdetevi d’animo. Restate con il Signore e sarete vittoriosi. Sono vostra Madre e sono venuta dal cielo per chiamarvi alla conversione. Aprite i vostri cuori e siate docili alla mia chiamata. Voi non siete soli. Anche quando siete lontani il Signore vi cerca. Siete preziosi per il Signore. Inginocchiatevi in preghiera. Conosco ciascuno di voi per nome e supplicherò il mio Gesù per voi. Quando sentite il peso della croce, cercate forza nella preghiera e nell’Eucarestia. Niente è perduto. Coraggio. Non ci sarà sconfitta per gli eletti del Signore. Rallegratevi, perché i vostri nomi sono già scritti in cielo. Avanti senza paura. Questo è il messaggio che oggi vi trasmetto nel nome della Santissima Trinità. Grazie per avermi permesso di riunirvi qui ancora una volta. Vi benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Rimanete nella pace.

In Libia nuova strage, isis decapita 8 persone

L'orrore delle decapitazioni dell'Isis ha colpito di nuovo la Libia ricordando la minaccia che incombe sul Paese, fragilissimo perché ancora spaccato in due nonostante difficili negoziati di riconciliazione in corso fra Tobruk e Tripoli. A essere decapitate sono state otto delle 11 guardie uccise venerdì in un attacco degli jihadisti contro il campo petrolifero libico di Al Ghani, a sud di Sirte.
Teste consegnate a un ospedale - Informazioni sull'efferatezza del raid erano già circolate, ma ora si è appreso che otto teste sono state consegnate a un ospedale della zona e una macabra foto circola su Twitter. Il ministero degli Esteri di Vienna, dicastero coinvolto perché nell'attacco sono stati rapiti nove dipendenti stranieri dell'impianto tra cui un austriaco di 39 anni e un altro europeo (un ceco), ha precisato che ad attaccare sono stati elementi affiliati dello Stato islamico di Sirte noti per aver decapitato i 21 copti sui quali fu diffuso un video a metà febbraio.

Quarto attacco ai campi petroliferi libici - Nonostante le informazioni restino controverse, fonti libiche confermano che Sirte, come da tempo il "califfato" di Derna, è ormai in mano allo Stato islamico.

L'attacco, ultimo di una serie che ha preso di mira almeno quattro campi petroliferi nel frattempo riconquistati dalle forze che fanno capo a Tripoli (almeno secondo dichiarazioni di un loro portavoce), non è stato in ogni caso rivendicato.

Anche in Mali l'ombra di Isis, attacco a base Onu: tre morti - L'onda lunga della destabilizzazione jihadista torna intanto a proiettarsi anche nel vicino Mali dove un attacco, il secondo in due giorni, ha preso di mira una base dell'Onu facendo almeno tre morti, un Casco blu e due bambini.

Il gruppo qaedista "Ansar Dine" aveva rivendicato un attacco simile compiuto nel settembre scorso contro soldati delle Nazioni unite nella stessa città, a circa 1.500 km dalla capitale Bamako. Ma soprattutto un gruppo formato dal capo jihadista algerino Moktar Belmoktar si è ascritto la paternità della raffica di colpi che un uomo a volto coperto ha sparato sabato in un bar-ristorante di Bamako uccidendo cinque persone tra cui un francese e un belga..

La Libia cerca di "salvarsi" con un governo di unità nazionale - Eventi che confermano come la minaccia non sia ancora debellata in Mali. Mentre imperversa ormai da mesi ad opera dell'Isis in vaste aree della Libia del dopo-Gheddafi: da Derna, sulla costa est, fino a Sirte. Il pericolo sta spingendo le due principali fazioni rivali libiche, il governo riconosciuto internazionalmente, ma riparato a Tobruk, e quello sostenuto da milizie islamiche a Tripoli, a negoziare un accordo di unità nazionale sotto l'egida dell'Onu, con colloqui itineranti che da giovedì a sabato sembrano aver fatto passi avanti.

DA UN ESORCISMO DELL’ 11 FEBBRAIO 2013 , LUCIFERO :”QUELLO LASSU’ STA PER TORNARE SULLA TERRA ,NON SO NE’ IL DOVE NE’ IL QUANDO ,MA SENTO CHE QUEL GIORNO E’ MOLTO ,MOLTO,MOLTO VICINO …”

Esorcismo dell’11 febbraio 2013 L’annuncio del Romano Pastore della Chiesa Universale, suscita in noi riflessione e timore per quanto sta at...