LA CRONACA:
PARIGI. Il segnale d’inizio della serie di sanguinosi attentati che hanno colpito ieri sera Parigi, causando almeno 130 morti e 180 feriti (di cui 80 in condizioni gravissime), è stato alle 21.20 la prima esplosione fuori dallo Stadio di Francia, a Saint Denis a nord della capitale.
Qui era iniziata da poco l’amichevole tra Francia e Germania. Allo stadio sono morte 5 persone. Dopo la prima esplosione, accanto a un McDonald’s, altre due altre nella vicina rue Jules-Rimet, tutte opera di kamikaze.
Il presidente Francois Hollande, che assisteva al match nella tribuna d’onore, è stato prelevato di corsa dai servizi di sicurezza e portato via mentre la polizia ha iniziato a far evacuare la struttura e la partita è surrealmente proseguita.
Subito dopo, alle prime deflagrazione da Saint Denis, dal centro di Parigi hanno risposto i colpi dei kalasnhikov degli altri terroristi che hanno iniziato indisturbati la loro mattanza contro quelli che in gergo sono definiti «soft target», obiettivi facili perchè non protetti: bar, ristoranti, una sala concerti, affollati nella sera d’inizo del fine settimana.
Una delle immagini simboliche dei fatti accaduti in Francia
La carneficina - il peggior attentato in Europa dopo la strage dell’11 marzo 2004 alla stazione di Atocha a Madrid (191 morti) - ha avuto il suo picco al Bataclan, storica sala da ballo, dove 1.500 persone stavano seguendo un concerto.
Alla fine si conteranno almeno 87 morti. Qui forse la chiave dell’attacco (celebrato come una grande vittoria ma non formalmente rivendicato da Isis).
Un testimone ha riferito che uno dei quattro terroristi urlava: «È colpa di Francois Hollande. È colpa del vostro presidente, non avrebbe dovuto intervenire in Siria», riferimento ai raid aerei contro i jihadisti iniziati a fine settembre.
A mezzanotte e mezzo il blitz della polizia durato meno di mezz’ora. Tre terroristi hanno fatto deflagrare la cintura esplosiva che celavano sotto le vesti mentre l’ultimo è stato ucciso dalle teste di cuoio.
Non lontano dal Blatacan a Rue de Charonne altre 18 persone sono state uccise in un ristorante giapponese. Un altro attacco poco più a nord, all’incrocio tra Rue Bichat e Rue Alibert è stata la volta di un ristorante stavolta cambogiano, il «Petite Camdodge» a Rue Bichat, si contano 14 vittime.
A poche centinaia di metri dal Bataclan sulla terrazza della pizzeria «Casa Nostra» a Rue Fontaine, le vittime sono state 5. Al Boulevard Voltaire, dove il 9 gennaio si dipanò la grande marcia in risposta agli attentati contro Charlie Hebdò di due giorni prima, un terrorista si è fatto saltare in aria.
Questa al momento la ricostruzione che vede otto terroristi morti: alcuni suicidi altri uccisi dalla polizia.
Allarme anche in Italia, dove sono stati innalzati i livelli di sicurezza. Convocato un vertice al Viminale. Lo stato di allerta è scattato su tutto il territorio nazionale, con particolare attenzione su Roma e Milano.
Le misure di sicurezza sono state innalzate ai massimi livelli. Le autorità italiane sono in costante contatto con quelle francesi e i servizi d’intelligence alleati.
Benchè manchi ancora un’inequivocabile rivendicazione di Isis - come è avvenuto sempre finora in tutti gli attacchi opera dello Stato Islamico - sulla rete è un’esplosione di celebrazioni della serie di attentati che ieri sera hanno insanguinato Parigi.
Un autentico tsunami, tale da aver convinto i simpatizzanti di Isis che dietro l’azione ci sia comunque il Califfato e non altre organizzazioni, come al Qaeda. Lo sottolinea anche l’organizzazione Site, specializzata nel monitoraggio dell’attivita dei jiahdisti nella rete.
Site che ricorda anche una minaccia pubblicata il 12 marzo scorso dal portavoce di Isis, Abu Muhammad al-Adnani in cui sosteneva che il Califfato avrebbe “raggiunto” (colpito) «Parigi prima di Roma».
Parole cui sembra fare eco la dichiarazione già diffusa dalla rete di simpatizzanti di Isis su Twitter in cui si sostiene che dopo stanotte a Parigi «il prossimo attacco sarà a Londra, Washington e Roma». L’hashtag in arabo usato è traducibile in «Parigi brucia».
Subito dopo è apparso un altro messaggio inneggiante alla carneficina di Parigi: «Ricordate il 14 novembre. (I francesi) non dimenticheranno questo giorno come gli americani l’11 settembre. La Francia invia i suoi caccia in Siria quotidianamente bombardando ed uccidendo vecchi e bambini. Oggi si beve dallo stesso calice» amaro, si legge nel testo pubblicato sulla rivista di Isis Dabiq
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