lunedì 16 febbraio 2015

Isis vs Italia: mandiamo 500mila migranti

ROMA - Utilizzare i migranti come “arma psicologica” contro i paesi che dicono di voler intervenire in Libia e quindi, in particolare, contro l'Italia.

È l'ultima minaccia di cui i miliziani dell'Isis avrebbero parlato in alcune intercettazioni telefoniche. Per come la cosa è stata riferita agli apparati di sicurezza italiani, nella conversazione, che viene ritenuta attendibile, i jihadisti ipotizzano di lasciar andare alla deriva, dirette verso l'Italia, centinaia di barche cariche di migranti non appena il nostro paese dovesse accennare a un intervento armato sulla Libia (un'ipotesi accennata alcuni giorni fa dai ministri di Esteri e Difesa ma al momento congelata). La cifra di cui si parla è cinquecentomila, la gran parte di quei 700mila che sono stipati sulle coste in attesa di imbarcarsi. E l'obiettivo sarebbe quello di creare una nuova tragedia: morti in mare e Capitanerie di porto in affanno, senza la forza per salvarli. Un impatto devastante sull'opinione pubblica del paese - considerato l'anello debole del “fronte occidentale” - che finirebbe per condizionare le scelte politiche del governo più delle minacce di guerra all'Italia.
L'intercettazione viene ritenuta attendibile per vari motivi. Prima di tutto per le conferme che sono arrivate anche dai servizi stranieri e poi per una coincidenza che sembra valere più di mille analisi: negli ultimi giorni, mentre le truppe che si sono autoproclamate vicine all'Isis avanzavano, dai porti della Tunisia, dell'Egitto, dell'Algeria, sono spariti pescherecci e navi in disuso in numeri persino più abbondanti dell'attuale e costante traffico che anima quelle coste. Che la rotta libica fosse la principale da tenere monitorata, perché da qui passano praticamente tutti i migranti subsahariani, e che anche per questo l'Italia dovesse occuparsi di quel che accade oltre lo stretto di Sicilia, era stato sottolineato più volte anche dall'Autorità delegata all'intelligence, Marco Minniti.

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