Stiamo considerando l'ipotesi di fornire armi all'Ucraina se la soluzione diplomatica dovesse fallire". Lo ha detto il presidente americano Barack Obama, dopo il vertice alla Casa Bianca nello Studio Ovale tra il presidente americano e la cancelliera tedesca, Angela Mekel. "La Russia - ha afggiunto Obama - ha violato i suoi impegni, continuando a operare nell'Ucraina dell'est, inviando soldati e artiglieria pesante e distruggendo interi villaggi"., Per il presidente degli Stati Uniti, il quale ha sottolineato che si andra' avanti sulla strada delle sanzioni verso la Russia, "la prospettiva di una soluzione militare in Ucraina e' sempre stata bassa".
Gli Stati Uniti non hanno ancora deciso se inviare armi letali all'Ucraina per difendersi dall' "aggressione" della Russia. L'opzione "resta sul tavolo", ha tuttavia aggiunto Obama.
Stati Uniti e Germania sono "assolutamente d'accordo nell'incoraggiare la soluzione diplomatica" per risolvere la crisi in Ucraina, ma il presidente Usa ha parlato tuttavia anche del diritto dell'Ucraina di "difendersi".
All'incontro, tra gli altri, erano presenti anche il vicepresiente Usa, Joe Biden, il segretario di stato americano John Kerry, e i piu' stretti consiglieri della cancelliera di politica estera ed economia, oltre al suo portavoce Stefen Seibert.
Traballa il vertice di Minsk di mercoledì. I ministri degli esteri Ue hanno deciso "di mantenere il principio" dell'allungamento della 'black list' "per i i fatti di Mariupol" ma "l'applicazione sarà presa alla luce della situazione sul terreno" ed il punto "si farà lunedì prossimo" vincolate ai risultati del summit di Minsk "se si terrà", ha detto Laurent Fabius. In mattinata il Consiglio dei ministri degli esteri riunito a Bruxelles ha avvertito: 'Dobbiamo essere pronti a sanzioni economiche se i negoziati falliscono'.
Anche se la crisi ucraina sara' il tema centrale del faccia a faccia Obama-Merkel, altri temi molto importanti saranno toccati dai due leader. Sempre sul fronte della politica estera faranno il punto sui negoziati con l'Iran, alla luce della deadline del 24 marzo superata la quale i repubblicani in Congresso, insieme a un gruppo di democratici, presenteranno un provvedimento con nuove sanzioni verso Teheran. Testo su cui Obama ha gia' annunciato il suo veto. I due leader parleranno poi di come rafforzare la lotta all'Isis e della situazione in Afghanistan, col rischio che un totale disimpegno Usa possa favorire un ritorno dei talebani. Infine, l'agenda economica dell'incontro prevede uno scambio di opinioni sul progetto del trattato commerciale transatlantico e una discussione sulla sfida alle economie mondiali posta dalla Grecia di Tsipras, con il presidente Obama contrario a proseguire sulla strada di una rigida austerity.
Il Cremlino intanto smentisce che ci sia stato un ultimatum da parte della Cancelliera a Putin: 'Non accettiamo ultimatum da nessuno'
Dalle pagine di un quotidiano egiziano e alla vigilia della sua visita al Cairo, Vladimir Putin afferma che 'In Ucraina c'è bisogno di "una tregua immediata" e della fine del blocco economico che Kiev ha decretato in autunno nelle zone occupate dai ribelli'. Il leader del Cremlino dà la sua versione dei fatti spiegando che la crisi non è colpa di Mosca, bensì degli Usa e dei loro alleati occidentali che si ritengono 'vincitori' della Guerra fredda e vogliono espandere dappertutto la loro volontà.
Mentre le diplomazie lavorano con ritmo febbrile, sul campo la battaglia prosegue. Nella notte un impianto chimico è stato colpito a Donetsk producendo un'esplosione cosi' potente da essere udita in tutta la roccaforte dei separatisti del sud-est ucraino. Secondo il portavoce del ministero della Difesa dell'autoproclamata repubblica popolare, Eduard Basurin, ci sono dei feriti ma non si registra nessuna fuga di sostanze chimiche nell'atmosfera. Kiev intanto denuncia che tra sabato e domenica sono arrivati nel sud-est ucraino circa 1.500 soldati russi e 300 mezzi militari, tra cui pezzi di artiglieria, missili Grad e camion.
Nuovo summit mercoledì a Minsk. Ma Putin vuole garanzie Slitta a mercoledì la possibile firma di un nuovo accordo di pace nell'est ucraino, mentre Mosca ammonisce gli Usa che eventuali forniture di armi a Kiev potrebbero avere "conseguenze imprevedibili" e "minare gli sforzi per una soluzione politica". Dopo una "lunga ed esaustiva" conference call nel 'formato Normandia', Putin, Poroshenko, Merkel e Hollande hanno deciso di incontrarsi l'11 febbraio a Minsk. Ma solo "se entro quella data si riuscirà a concordare su un certo numero di punti sui quali abbiamo discusso intensamente negli ultimi tempi", ha ammonito il leader del Cremlino da Sochi, dove ha incontrato Aleksandr Lukashenko. "Faremo del nostro meglio per organizzare il summit con l'obiettivo di ottenere la pace 'nella nostra casa comune'", gli ha fatto eco il presidente bielorusso, 'l'ultimo dittatore d'Europa' secondo l'amministrazione Usa, che sta tentando di recuperare credibilità agli occhi europei trasformando Minsk nel palcoscenico dei negoziati, finora falliti. Ma è proprio dagli accordi di Minsk dello scorso settembre che si intende ripartire, anche se il rischio resta quello di un conflitto congelato, modello Transnistria o Abkazia: come ha annunciato la cancelleria tedesca, "si continua a lavorare ad un pacchetto di misure nel quadro degli sforzi per una soluzione globale del conflitto nell'est dell'Ucraina". Gli sherpa sono i vice ministri degli Esteri dei quattro Paesi, che si ritroveranno domani a Berlino. Prima di mercoledì, come ha precisato il Cremlino, è prevista anche una riunione del cosiddetto gruppo di contatto, formato da rappresentanti di Mosca, Kiev, Osce e separatisti filorussi, "per preparare le condizioni e i temi sostanziali" del vertice.
Tra i punti più discussi, la definizione della linea del fronte dopo gli avanzamenti dei ribelli, la distanza di arretramento delle armi pesanti, il controllo della tregua e dei confini russo-ucraini (attraverso cui entrano mezzi e militari russi, secondo l'Occidente), lo status delle aree controllate dai ribelli. Questa volta, comunque, sarebbe fissato un timing dei vari passi da fare. Segnali di ottimismo arrivano da Kiev: Poroshenko ammette "progressi" nella conferenza telefonica a quattro e spera che i colloqui a Minsk portino ad un "rapido e incondizionato cessate il fuoco". Anche il ministro degli Esteri russo, Serghiei Lavrov, si aspetta "decisioni importanti". Ma a Monaco mette in guardia John Kerry sul rischio di "conseguenze imprevedibili" in caso di forniture belliche americane a Kiev, avversate da gran parte dei Paesi europei, a partire dalla Germania, per il timore di gettare altra benzina sul fuoco. Il segretario di Stato Usa John Kerry frena: "Vi assicuro che non ci sono divisioni, noi siamo uniti, siamo uniti nella diplomazia e lavoriamo insieme, tutti d'accordo sul fatto che non possa esserci una soluzione militare". Le divisioni, invece, ci sono, eccome: tra i principali Paesi europei (Italia compresa) e Washington, e pure all'interno della Casa Bianca, incalzata non solo dal senatore repubblicano John McCain ma anche da interessi più trasversali. In ogni caso Hollande, artefice con la Merkel della nuova mediazione europea, è stato chiaro: se fallisse il nuovo piano di pace, l'unico scenario sarebbe la guerra. E l'ipotesi di armi letali Usa a Kiev diventerebbe più probabile, mentre per la Ue "sarà inevitabile un ulteriore rafforzamento delle sanzioni, che pure l'Italia non vuole", come ha avvisato il titolare della Farnesina Paolo Gentiloni, auspicando che la Russia "ci venga incontro" nel negoziato. Certo, il summit di Minsk è "un'ottima chance" ma, come ha precisato il capo della diplomazia Ue Federica Mogherini, "è troppo presto per cantare vittoria". Quella che inizia, comunque, si annuncia come una settimana decisiva per la crisi ucraina, quasi un countdown verso la guerra o la pace: domani, mentre i ministri degli Esteri europei si riuniranno a Bruxelles, la Merkel - vera protagonista della nuova mediazione e di un inedito protagonismo tedesco in politica estera - volerà da Obama cercando di allontanare l'opzione militare su cui il presidente Usa deve decidere a breve. Mercoledì invece l'atteso summit di Minsk, alla vigilia del vertice Ue che potrebbe decidere nuove sanzioni. Tutto dipende dal nuovo piano di pace, un lavoro di acrobazia diplomatica per dare garanzie a Putin - sull'autonomia del sud-est ucraino anche come grimaldello contro l'ingresso dell'Ucraina nella Nato - e salvare la faccia a Poroshenko, che rischia le reazioni casalinghe del 'partito della guerra'
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